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Dopo il 14 dicembre – Appunti per i prossimi passi…

In Ponti di vista on gennaio 13, 2011 at 12:46 pm

“Il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza.” Jorge Luis Borges

Ho guardato, ascoltato, immaginato la giornata del 14 dicembre da lontano.

L’ho vista attraverso le pagine dei giornali online, attraverso le immagini che le tv hanno mostrato, attraverso la cronaca che centinaia di persone hanno curato – utilizzando i propri occhi e quelli delle migliaia di persone loro attorno – la diretta di Globalproject.  Ho assistito, con attenzione parziale e solo numerica, alla votazione in Parlamento non potendo che constatare, se ancora ne avevo bisogno, la pochezza di una classe politica allo sbando. Nessun escluso. Una politica – parlo di quella istituzionale e scritta con l’iniziale minuscola – capace esclusivamente di vivere tatticamente anche la fase storica più complessa e importante, è un problema di non poco conto perchè è una politica che non può che vivere di passioni tristi e di riti patetici. Di gelidi conteggi. Di compravendite di voti. Di interventi populisti che hanno prospettiva nella migliore delle ipotesi fino alla prossima tornata elettorale. Della trasformazione in un triste teatrino di quello che è l’importante ruolo della Politica (in questo senso con iniziale maiuscola). E’ la crisi della politica (min.) che da anni denunciamo e che però non significa – e ce ne accorgiamo tutti i giorni – una lineare fine della politica stessa, sia essa berlusconiana, partitodemocratica, dipietrista o finiana. Significa a tutt’oggi solo uno stanco trascinarsi di istituzioni ormai logore che, come è successo in questi ultimi giorni in maniera evidentissima, vivono ad anni luce di distanza da un corpo sociale a cui prestano un’attenzione solo strumentale, mai effettiva, anche nei momenti di una crisi economica che coinvolge tutto il nostro paese, trasformandolo anche socialmente.

Il mio sguardo, sicuramente troppo distante, si è invece fermato con molta più attenzione sulle notizie delle mobilitazioni  attorno alla conta dentro Camera e Senato. Ed è in questo vortice di emozioni, passione e inevitabili contraddizioni che si può vedere, nel bel mezzo di un panorama tanto sconfortante una piccola luce che se orientata nella maniera corretta e aiutata dallo sforzo di tanti può mostrare la strada giusta per immaginare un futuro diverso, nuovo.

Un futuro che ovviamente contiene – forse mai con queste caratteristiche da anni a questa parte – la rabbia della giornata di Roma ma non può e non deve appiattirsi solo su questa dimensione. Ma questo non per venire incontro alle esortazioni paternalistiche dei Saviano di turno, per non rischiare la strumentalizzazione o per dimostrare la democraticità (cosa mai vorrà dire…) dei movimenti anticrisi. La scelta tutta Politica (maiusc.) che dovrà affrontare questo movimento è di necessità e di maturità.

Di necessità perchè per ridare forma a questo mondo – e a questo paese, anche nelle sue articolazioni territoriali e comunitarie, – servirà un movimento capace di praticare il conflitto (come a Roma e in mille altre luoghi) su decine e decine di fronti e sperimentando sempre con curiosità una molteplicità di pratiche. Ma un movimento anche pronto ad essere, visto che la politica (min.) da tempo e per molto tempo ancora non lo saprà e potrà essere, mediatore dei conflitti che innervano una società mai come ora frammentata e divisa. E mediazione, sia ben inteso, non come normalizzazione delle spinte al cambiamento ma mediazione di fronte alla sempre maggiore difficoltà delle persone a sapersi riconoscere in una narrazione che sia condivisa e collettiva. Una narrazione che veda tutti – in una tendenza mai minoritaria  – partecipi nell’immaginare un futuro diverso, una nuova fase costituente che ai tempi della crisi deve darsi una nuova gamma di valori che riescano a prendere il posto di quelli che negli ultimi decenni hanno preso il sopravvento a livello planetario.  In questa ricerca nessuno, e sottolineo nessuno, può dare lezioni o facili ricette ma tutti devono offrire il loro contributo con la capacità di uscire dal gioco dei ruoli che la storia e la politica (min.) vorrebbe assegnare ad ognuno.

Una scelta di maturità dicevo perchè essere nello stesso momento sabotatori di un sistema in panne, mediatori di conflitti sociali e padri costituenti di un futuro basato su nuovi valori è un compito che fa tremare i polsi. Ma che fa anche brillare gli occhi, battere il cuore e lavorare il cervello.

A Roma in mezzo al tumulto, come davanti ad uno schermo.

f.

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