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Aglio, menta e basilico. Marsiglia, il noir e il Mediterraneo.

In Occhi sul mondo on gennaio 23, 2011 at 3:28 am

Molto spesso in poche pagine si trovano spunti di riflessione interessanti. A me è successo ultimamente con questo libricino di 90 pagine (edizione e/0, 9 euro ben spesi) che raccoglie alcuni scritti di Jean Claude Izzo, famoso per i suoi romanzi noir e per l’ispettore Fabio Montale della sua trilogia di Marsiglia.

Izzo – morto nel 2000 e quindi prima degli sconvolgimenti successivi ai fatti dell’11 settembre 2001 – in queste pagine che spaziano tra immancabili digressioni culinarie e passeggiate immaginarie tra i saliscendi e le cités marsigliesi volge lo sguardo più volte verso il suo mare, il Mediterraneo. E lo fa con gli occhi di chi ne riconosce l’importanza, ne conosce la storia e ne percepisce la centralità nelle prossime sfide dell’Europa.

In uno dei suoi passaggi più belli scrive (alle pagg. 25,26,27 e 28): “[…] Marsiglia ha duemilaseicento anni. Io appartengo a questa storia. Sono dentro questa storia. Sono di questo secolo e di questo mare minore, come giustamente dice lo scrittore napoletano Erri De Luca. Marsiglia è il mio destino come il Mediterraneo. […] Ovunque vado, oggi, ormai non mi parlano d’altro che di Europa. E’ per questo che vengo al faro Sainte-Marie. C’è di che disperare. Perchè io no nvedo nessun futuro europeo per Marsiglia. Nonostante quello che dicono. Marsiglia è città mediterranea. E il Mediterraneo ha due rive. Non solo la nostra. L’Europa parla di una soltanto, oggi, e sappiatelo, in Francia questo va fin troppo bene. Trasformano, per la prima volta, questo mare in una frontiera tra oriente e occidente, tra levante e ponente. Ci separano dall’Africa e dall’Asia. […]”.

Leggendo queste pagine – e potendolo fare in un recente viaggio a Marsiglia –  mi è venuto spontaneo pensare all’immagine di un  Mediterraneo assottigliato, con le coste dell’Africa a lambire i confini italiani, francesi, greci e spagnoli ancora più di quanto è ora nella realtà. E ancora il Medio Oriente avvicinato all’occidente di cui ci sentiamo parte. Un grande continente Euromediterraneo, molto più aderente alla storia di quanto non lo siano le divisioni e le barriere che la nostra democratica Europa pone davanti ai cittadini africani che provano a raggiungere le nostre coste per sfuggire alla miseria e alla morte o la superficialità e la disattenzione con cui vengono affrontate le vicende politiche che riguardano i nostri confinanti del maghreb, come avviene in questi giorni in Tunisia.

E su questo ancora Izzo, concludendo questo suo racconto, aggiunge: “[…] Sì, guardando il mare credo che se c’è un futuro per l’Europa, un futuro bello, è in ciò che Edouard Glissant chiama “la creolità mediterranea”. Ed è qui che si gioca tutto. Fra il vecchio pensiero economico, separatista, segregazionista (della Banca Mondiale e dei capitali privati internazionali) e una nuova cultura, diversa meticcia, in cui l’uomo rimanga padrone sia del suo tempo sia del suo spazio geografico e sociale. Questo rivendico. Pienamente. Per fedeltà ai primi due amanti di Marsiglia, Gyptis e Protis. E quindi per amore. […]”

A Marsiglia e al mio rientro in Italia ho avuto occasione di leggere diverse volte queste parole, augurandomi che l’amore possa essere il valore fondante del prossimo nostro futuro, che le due rive del Mediterraneo sappiano trovare i linguaggi per comunicare e che ogni barriera che le divide venga abbattuta. Ne va della nostra vita, per non lasciarci sopraffarre dal rancore, dalla rabbia e dalla paura.

Fabio Montale vi consiglierebbe di leggere questo libro degustando un buon bicchiere di Bandol e ascoltando un disco di Miles Davis. Dategli retta.

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