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Perchè l’Italia e l’Italia…

In Ponti di vista on febbraio 18, 2011 at 2:07 pm

Non sono mai stato troppo attratto dalla retorica della bandiera e dell’inno. Ancor meno da quella della patria e dell’identità. Quindi quando ne sento parlare con tanta enfasi – molto spesso sottolineata da aggettivi come straordinario o memorabile – non mi entusiasmo più di tanto. Anzi. Sia che ne parli La Russa al funerale di qualche militare morto in Afghanistan o in Iraq, Benigni a Sanremo, Napolitano ogni giorno in quest’anno di celebrazioni o il telecronista prima delle partite della nazionale di calcio.

Quando sento parlare di bandiera e inno ho sempre la sensazione di qualcosa di sbiadito, di distante dalla realtà. Di formalità che vengono rispettate per protocollo e che assumono ritualità e solennità dentro un copione scritto senza prendere minimamente in considerazione il contesto storico che stiamo vivendo.

Quando poi si parla di patria o di identità non capisco proprio dove si voglia arrivare, e soprattutto di che paese si stia parlando. Di quale Italia dovremmo sentirci felicemente parte? Di quale identità dovremmo essere orgogliosi depositari? Non trovo proprio risposta a queste domande e al contrario mi sento ogni giorno più parte di un paese che – per colpa di tanti, quasi tutti, e non solo di Berlusconi – vive un periodo terribile. Fatto di desertificazione culturale, politica e sociale; di atomizzazione dei rapporti; di mancanza di coraggio e idee e  di incapacità di immaginare un futuro che metta al centro il bene di tutti (quasi sessanta milioni di uomini e donne, altoatesini compresi) piuttosto gli  interessi di bottega. Nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia il nostro paese non è mai stato così diviso, lacerato e sconfitto.

All’esegesi dell’inno e dei concetti di patria e identità – compito che in tanti negli anni hanno fatto proprio dandone l’interpretazione a sè più favorevole – preferisco di gran lunga lo sforzo improbo di pensare un reale percorso costituente che parta dalla convinzione che della situazione attuale poco ci sia da salvare e che tutto sia da ricostruire. Citando Garibaldi, oggi o si (ri)fa l’Italia o si muore.

Se scelte coraggiose ci aspettano, facciamo in modo che lo siano fino in fondo. Si metta da parte la politica dei tatticismi, dei riposizionamenti e delle alleanze strategiche e si apra una nuova fase storica che non ha paura dei conflitti, in Lucrezio “incontro tra differenze che genera possibilità”, e di mettere ogni propria certezza in gioco. Si sperimenti la complessità del confronto, dello scontro e della mediazione e non si accetti la semplificazione di discorsi infarciti di retorica nei quali la forma vorrebbe essere anche sostanza.

E’ un compito di tutti, nessun escluso. Non festeggiare la ricorrenza di un’Italia per nulla coesa ma costruire giorno dopo giorno un’Italia (e così un’Europa e anche un Mondo) realmente unito. Da modesto esegeta per me significa un Mondo migliore.

f.

p.s.: Arriva in questo momento la notizia del decreto che conferma il 17 marzo come Festa Nazionale. Buona giornata di vacanza a tutti!

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