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Mineo – Il profumo di zagara svanito il cinque aprile.

In Ponti di vista on aprile 22, 2011 at 9:56 am

Non posso dire di aver effettuato un’inchiesta giornalistica a Mineo. Queste poche righe non hanno la pretesa di esserlo.
Ci sono rimasto per un paio d’ore, scambiando qualche chiacchiera con Alì fuori dai cancelli del residence adibito a centro d’accoglienza e offrendo un passaggio in macchina ad Amhed fino al centro storico di Mineo, distante alcuni chilometri. Un’osservazione partecipante superficiale e non completa ma sufficiente per qualche riflessione.

Primavera siciliana. Il residence degli Aranci è un gran bel posto nel cuore della Sicilia. Profumo intenso di zagara misto a natura incontaminata invade la macchina su cui viaggio. Sole alto e venticello fresco. Nel complesso di edifici non c’è traccia di soldati americani, i vecchi abitanti del luogo. Le altalene e le panchine nei giardini curati sono occupate da ragazzi nordafricani.  Solo due pattuglie di polizia all’ingresso. Due gruppetti di immigrati all’esterno.

 A Mineo di passaggio. Il posto è tranquillo, mi dicono. C’é possibilità di uscire dalle otto del mattino fino alle venti. Si può andare a Mineo, oppure a Catania. Mi  vengono mostrati il badge plastificato di riconoscimento per accedere al campo e i bigliettini consegnati all’arrivo a Lampedusa. Alì sembra avere circa quarant’anni e – parlando anche per gli altri del gruppo – mi dice che rimarrà in Sicilia per cercare lavoro, nella zona di Ragusa. Lo fará appena ottenuto il permesso temporaneo, nei prossimi giorni, assieme agli altri seicento tunisini presenti nel centro. La stessa cosa non potranno fare i cittadini di altri stati africani – senegalesi, eritrei o somali –  approdati in queste settimane a Lampedusa, che non hanno accesso a questa forma di accoglienza e protezione (nda forma tutt’altro che chiara e dal sicuro effetto). Per Alì il centro di Mineo è solo un luogo di transito nella speranza di un lavoro e di un futuro lontano dalla Tunisia, terra abbandonata nel caos della successione a Ben Alì. Per chi invece tunisino – o al massimo libico o egiziano – non è,  Mineo è un luogo che profuma meno di primavera e libertà e rappresenta l’ennesimo stadio di un percorso incerto e pericoloso. Per altri ancora il residence degli Aranci – così come gli altri centri d’accoglienza in giro per l’Italia – rimane un miraggio lontano, spazzato via dall’immediato rimpatrio da Lampedusa, succesivo di poche ore al loro arrivo.

Il 5 aprile e  l’accoglienza “con scadenza”. Alì è arrivato a Lampedusa il 5 aprile. Amhed, che accompagno in macchina fino all’ufficio postale di Mineo a ritirare del denaro inviatogli dalla famiglia in Tunisia,  il giorno prima. Entrambi rientrano nelle date di sbarco che permettono di accedere al permesso temporaneo. Per poche ore, per loro fortuna. Infatti dalla mezzanotte del 5 aprile gli immgrati – ovviamente solo i nordafricani – sbarcati a Lampedusa cambiano status, come prescritto da circolare ministeriale. Se arrivati prima profughi  con sei mesi di permanenza garantiti, se arrivati dopo clandestini da rimpatriare collettivamente e illegalmente quanto prima. Una vera e propria lotteria, segnata da una regola – quella del giorno e dell’orario dell’arrivo – tanto oggettiva nella sua rigidità da risultare incredibilmente arbitraria e discrezionale nel dividere gli immigrati tra chi per un po’ può star dentro e chi deve essere subito ributtato fuori.

Sorrisi di speranza. A Mineo ho incontrato persone sorridenti, capaci di vedere nella loro situazione la speranza di aver un domani migliore. Lo riescono a immaginare nonostante l’Italia e l’Europa da sempre li ritenga un’emergenza fastidiosa da risolvere piuttosto che esseri umani con cui vivere quotidianamente. Riescono a sorridere anche se i loro racconti di Lampedusa sono tragici, come quelli di tutti coloro che sono dovuti passare per quell’isola negli ultimi anni.

Buona fortuna Alì, buona fortuna Amhed.

f.

P.S.: Da quando il ministro Maroni ha definito conclusa la fase emergenziale del flusso migratorio dal nordafrica gli sbarchi sono proseguiti  quotidianamente – compreso un arrivo via mare di 35 egiziani ieri in Friuli – senza che si preveda nessuna forma di accoglienza. Solo respingimenti illegittimi e inumani. Solo porte chiuse.

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