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Una storia da raccontare / 2.

In Una storia da raccontare on maggio 4, 2011 at 12:24 am

Apro gli occhi che il sole è già alto. Sdraiato e ancora vestito come al mio arrivo ieri notte. La finestra aperta mi mostra un angolo di giornata luminosa. Cielo sgombro di nuvole, vento assente, temperatura più che gradevole. Siamo in autunno a queste latitudini. Fuori ci sono circa venti gradi. Guardo l’orologio. Sono le undici e mezzo.
Sento il vociare della strada. Sotto il balcone di casa mia in Italia solo nelle giornate delle feste patronali venivano allestite le bancarelle del mercato. Qui dovrò abituarmi a vivere sopra i luoghi di un commercio che si interrompe solo per poche ore di notte. Alle undici di sera i commercianti stanno ancora finendo di sistemare il loro piccolo negozio mobile, mettono tutte le loro cose sul carretto per tornare verso casa. Sapendo che dopo poche ore con il sole ogni frutto verrà rimesso nello stesso cesto, ogni collana appesa allo stesso chiodo, ogni spezia riposta nello stesso sacchetto. Per 365 giorni all’anno, con una continuità ed una precisione che nemmeno le variazioni – seppur leggere – del tempo, sanno modificare.

A mezzogiorno, quando finalmente esco di casa, il sole è alto e il mercato in fibrillazione. Si contratta, si assaggia, si acquista. Scendo le scale ripide e strette che dal portone di casa si dirigono verso la parte più bassa del quartiere. Urto persone che percorrono la strada in senso contrario. Non è possibile attraversare questi vicoli senza venire in contatto con chi ti sta accanto. Il camminare presuppone il contatto fisico con gli altri. Fa parte di questo mondo. Il contrario di quanto accade in Italia, nella quale ultimamente sembrava invece necessario evitare ogni tipo di contatto e vicinanza. Bisognava stare alla larga dalla folla. Problemi di ordine pubblico erano il crescente numero di cittadini immigrati e i timore legati alla nuova forte forma di influenza. Questa differenza salta ai miei occhi immediatamente. Mi colpisce come mi colpiscono le ceste di frutta portate sotto braccio dai ragazzi del mercato.  Sono felice di essere qui.

La prima tappa di questa mattina è un vecchio bazar all’interno del suk che ricordavo avere la possibilità di accesso ad internet e – aspetto non secondario – un ottimo caffè. Da tre anni a questa parte il tempo sembra essersi fermato. Credo di riconoscere le stesse macchie sulla tastiera del computer a disposizione del pubblico. Ordino un caffè e mi siedo alla postazione predisposta proprio all’ingresso del bazar. Per ogni persona che entra io devo far scorrere la sedia in avanti premendo contro la scrivania davanti a me. Accetto il disagio senza troppa fatica e mi concentro sullo schermo.
Accedo immediatamente al sito del Corriere della Sera e il titolo mi gela il sangue: “Primi arresti in alcune città del Nord”. Quando leggo il sottotitolo già sto telefonando a Yousuf, dicendogli di raggiungermi subito, immediatamente. Riaggancio e rileggo. “Fermati alcuni gruppi di oppositori. Azioni a Milano, Padova e Venezia.”
Non immaginavo tutto potesse precipitare così velocemente. Un vortice stava risucchiando tutto troppo in fretta. Non lo credevamo possibile. Tutti i ragionamenti fatti sulla possibilità di fermare in tempo una deriva che da anni denunciavamo si stavano sgretolando tra le mie mani, davanti alle notizie che mi arrivavano dall’Italia.
Continuo a leggere l’articolo. Dice che “…centinaia di altri arresti verranno condotti nelle prossime ore e sono in corso contatti con corpi di polizia di altre nazioni per rintracciare alcuni esponenti di spicco dell’opposizione al regime sfuggiti all’arresto perchè fuggiti all’estero…”. E ancora, che “…sarà messa in campo qualunque iniziativa che permetta la cattura di questi criminali. Il nuovo pacchetto di misure per garantire la sicurezza appena approvato dal Parlamento, a Milano, permette il fermo di 72 ore anche per persone a conoscenze di fatti utili alle indagini e per questo verranno interrogati anche i famigliari, gli amici e tutti coloro che hanno avuto rapporti con queste persone negli ultimi anni…”.
Al terzo caffè Yousuf compare alle mie spalle e mi chiede immediatamente il motivo di questa urgenza. Senza dire nulla indico il video sul quale scorre senza audio un servizio sulla conferenza stampa del Ministro degli Interni italiano. Mi alzo dalla sedia. Pago il collegamento internet e le mie consumazioni ed esco in strada, aspettando Yousuf.
Mi sento già diverso da quello che questa mattina pensava al quotidiano  risveglio mattutino sopra il mercato di Gerusalemme. Mi rendo conto di come siano forti i legami che mi tengono ancora con un piede in Italia, in un passato recente che in ogni caso è sempre presente. Un passato che ha le sue radici in una storia importante, ricca di affetti, persone. Amori e delusioni. Decisioni prese e sentenze che ancora devono essere scritte. Conti da saldare.
E’ questo intreccio di vite e di esperienze – soprattutto quelle degli ultimi mesi – che hanno fatto sì che io sia diventato quello che sono. Non ho mai pensato di negare questo passato andandomene e tracciando una linea di separazione per costruirmi una nuova vita. Non sono scappato.

Consegno a Yousuf una busta. Contiene 5000 dollari. Lui sa cosa farne. Avevamo già previsto un eventuale precipitare degli eventi e avevo comunicato in anticipo a Yousuf di cosa avrei avuto bisogno in quel caso. Alcuni biglietti aerei che da aeroporti europei – quelli italiani erano da tempo troppo controllati e dopo la stretta del governo inservibili – permettessero a un gruppo di persone di atterrare a Tel Aviv e raggiungere in poco tempo Gerusalemme. Per il momento biglietti di sola andata. Un paio di computer – di cui uno portatile – di buona qualità. Alcuni telefoni cellulari e varie schede israeliane.
Ci guardiamo con uno sguardo d’intesa. Lui si allontana, correndo verso un’agenzia di viaggi gestita da alcuni amici arabi. Io risalgo la strada verso casa, e mi rendo conto che il sole del mattino ha lasciato il posto alla luce neutra di una giornata nuvolosa.
Una lacrima di rabbia mi taglia la guancia sinistra.

(pubblicato il 4 maggio 2011)

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[Tempo:11 gennaio, giorno, ore 11.00 – 16.00]
[Luogo: Gerusalemme]
[Personaggi: A. (maschio, 30 anni, italiano), Yousuf (maschio, 25 anni, palestinese)]

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