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La necessità del tradimento…

In Ponti di vista on maggio 21, 2011 at 10:28 pm

Tradire deriva dal latino “tradere” e porta con sè il significato di “consegnare”. Tradire, in sostanza, significa tradire una consegna, cioè un ordine, un sistema precedente, in nome di una nuova consegna, di un nuovo ordine, di un nuovo sistema. Esso sancisce dunque il dramma del passaggio dal vecchio al nuovo e quindi in sostanza l’eterno dramma del processo evolutivo. (Ada Cortese)

1X2. Trovo molto difficile la lettura dei dati elettorali. Bisognerebbe saper distinguere qualche piccolo segnale in controtendenza da una società che non è cambiata certamente nel giro di un weekend. Si dovrebbe andare oltre quella che è la stucchevole procedura calcistica della sottolineatura del risultato, diverso a seconda degli schieramenti. E’ probabile che non sia sufficiente la sconfitta di Silvio Berlusconi nel referendum lanciato sulla sua figura per dire superata la fase del berlusconismo di cui tutti in qualche maniera siamo in parte contagiati, basti pensare alla comune predisposizione all’odio verso l’avversario (politico e non solo) che respiriamo quotidianamente.

Non bastò le bufera giudiziaria di Mani Pulite nei primi anni 90 a ripulire l’Italia dai cascami di decenni di malgoverno e il risultato di quella che doveva essere una rivoluzione della classe dirigente (le monetine contro Craxi, i magistrati di Milano, ecc.) è nella storia degli ultimi vent’anni. A destra con Forza Italia così come in tutto il resto dell’arco costituzionale. Ne sappiamo tutti qualcosa.

Si potrebbe usare un semplice esempio per provare a spiegare la situazione. Le conseguenze della tornata elettorale dello scorso fine settimana assomigliano a quelle successive al ritrovamento di un sopravvissuto sotto le macerie di un palazzo – la nostra società – a distanza di giorni da un violento sisma – la deriva del sistema sociale e culturale, ancor prima che politico, degli ultimi decenni. E’ sicuramente il segnale concreto della capacità dell’uomo di resistere anche alla peggiori condizioni di vita, ma non per questo bisogna dimenticare che prima di poter cominciare la ricostruzione bisogna necessariamente spostare tutte le macerie.

ISTANTANEE DEL SISMA.  Di macerie è pieno il mondo e così l’Italia. C’è chi su queste macerie balla – non solo il governo e i suoi strilloni, ma anche i fautori del “tanto meglio, tanto peggio” alla Grillo – e chi tra i cumuli fumanti prova a ritrovare se stesso dopo anni di smarrimento senza sapere ancora che strada imboccare. E ancora c’è chi nella confusione si muove – con più o meno spregiudicatezza, con più o meno buonafede – cercando di sfruttare gli spazi che la disaffezione alla politica ha creato. In questo gruppo stanno la Lega – di ronda e di governo -, Nichi Vendola e la sua incredibile capacità (e forse anche il limite?) di ammaliare con doti oratorie che hanno la forma di favole e poesie, oltre che il vociante Di Pietro e il circolo degli indecisi/interessati del cosiddetto Terzo Polo. Un bel miscuglio di nani e ballerine, naufraghi della seconda repubblica alla ricerca di un porto sicuro, avventurieri del consenso disposti a tutto e ottimi romanzieri in un mondo da libro horror.

IL TRADIMENTO COME FATTORE COSTITUENTE. Non ho nessuna intenzione di semplificare a questo poche righe la descrizione di un contesto che soprattutto fuori dalle paludi della politica istituzionale è molto più articolato e difficile da comprendere. Non vorrei però che alla fine di quella che per molti è stata una bella giornata di sole dopo lunghi anni di buio la tentazione fosse quella di dare per scontate e assodate troppe cose. Sarebbe grave convincersi di aver trovato modelli (per qualcuno Pisapia, per altri Fassino, per altri ancora De Magistris, Grillo o Vendola, nel fronte opposto la Lega che corre da sola e al centro il Terzo Polo) adatti allo smantellamento del berlusconismo. Ho paura che per raccogliere le macerie  che invadono le strade delle nostre città – non solo per responsabilità del Cavaliere, non solo per responsabilità della politica di palazzo – ci si debba sforzare un po’ di più.

E si debba provare a tradire se stessi, il proprio passato, le proprie certezze e soprattutto le proprie ideologie nel tentativo di condividere un significato di politica come gestione/valorizzazione/sviluppo di un bene comune (cosa comprende davvero? non solo acqua, scuola e risorse energetiche) che non può essere per definizione di parte ma deve cercare di diventare sempre più concetto universale e ricompositivo di una società che – al netto di Berlusconi – è atomizzata e trova grande difficoltà anche solo a dialogare. Alexander Langer in un suo bellissimo intervento del 1994 – tanto tempo fa, all’inizio di quel periodo politico che in questi giorni si crede di aver superato – descriveva la sua posizione di traditore (almeno così lo definivano alcuni suoi compagni) della causa sudtirolese perché organizzatore e animatore di un gruppo politico multietnico. Lo diceva senza astio verso chi gli affibiava questa etichetta, ma anzi rivendicava il ruolo fondamentale dell’essere “non transfughi, ma piuttosto disertori del fronte etnico”. Creare ponti con l’Altro, con chi ha idee diverse. Tradendo – senza mai abbandonarla, dimenticarla o negarla – la propria appartenenza per condividerne una più grande e più universale, si costruisce un futuro diverso rispetto ad un presente caratterizzato da idee e entità monolitiche e contrapposte. Moderazione contro radicalità. Destra contro sinistra. Berlusconiani contro antiberlusconiani. Riformismo contro rivoluzione. E così all’infinito.

Tradire – e lo sapeva bene Langer – in politica è pericoloso. Spesso fa perdere consensi, sicuramente mette in crisi le appartenenze identitarie e ideologiche. Necessita di apertura mentale e di curiosità al cambiamento. Non accetta banalizzazioni e scorciatoie.

Il tradimento, oggi più che mai, è condizione necessaria per la rimozione di tutte le macerie dopo un terremoto.

f.

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  1. […] le proprie conclusioni. Per quanto mi riguarda la condizione di partenza per il cambiamento – lo ho già scritto tempo fa – è il […]

  2. […] Euro) Un romanzo certo, ma con sullo sfondo il tema (a me particolarmente caro) del tradimento (1 | 2). Affrontato con delicatezza e curiosità. Guardando al Medio Oriente, all’Europa e ad […]

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