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In Ponti di vista on ottobre 12, 2011 at 12:44 pm

CONTRO E PER. In un interessante articolo – uscito il 30 settembre su Repubblica – dal titolo La democrazia della sfiducia, Ivan Kratsev descrive in maniera tranchant ma efficace la crisi delle democrazie contemporanee come fenomeno non temporaneo e non solo legato alla crisi economica e ne descrive il contraltare di un “popolo che insorge non esprimendo una concezione chiara di ciò che vuole cambiare, bensì per reclamare vendetta e punizioni” e di “ribelli che oggi non si oppongono allo status quo di ieri ma che al contrario cercano di preservarlo”. Proseguendo nella sua analisi si sofferma sul ruolo di internet – e aggiungo io di ogni strumento comunicativo dei nostri tempi – che “pur avendo dato agli individui il potere di sollevarsi contro chi governa, non ha contribuito a consolidare la natura deliberativa del processo democratico”. Cosa può aiutare allora a uscire dalle sabbie mobili della crisi economica, sociale e culturale di questi anni? Qualcosa che sappia andare oltre il rancore generalizzato e spesso cieco e una tendenza – tutt’altro che rivoluzionaria – a porsi a difesa del mondo in cui hanno vissuto i nostri genitori piuttosto che ad assumersi la responsabilità di immaginare e costruire un’altra prospettiva di futuro. Per citare Adriano Sofri – sempre in un articolo di pochi giorni fa -, che consiglia di assumere la crisi come grande occasione di cambiamento, si sente la mancanza di “una forza politica che raddrizzi la deriva indecente di ricchezza e povertà, che sappia affrontare le sfide più impegnative del passato – pensioni e demografia comprese – e del futuro e restituire alla politica – in Italia e in Europa – i suoi diritti.” Da dove cominciare?

Parto da lontano, da una riflessione che ho letto con attenzione nonostante in alcuni punti possa risultare fin troppo pessimista e critica,  per arrivare ad abbozzare alcuni appunti rispetto ad un articolo scritto da Steven Forti per il sito politicaresponsabile.it sul movimento degli Indignados.

IDEOLOGIA. Le soluzioni che in questo tempo pieno di contraddizioni non tengono in considerazione la complessità delle iniziative che si dovrebbero mettere in campo partono con un handicap impossibile da colmare. Finiscono per ridurre le attuali molteplici facce del sistema-mondo in un sguardo monodimensionale insufficiente a dare risposte che possano essere assunte come collettive e produttrici di bene comune. Non si sente l’esigenza di visioni circoscritte e monotematiche, di fatto corporativistiche o fortemente ideologizzate, ma di sguardi lunghi e ambiziosi. Steven Forti nel suo testo segnala come il rifiuto delle ideologie sia tratto comune delle mobilitazioni di questo 2011. Appunto interessante, condivisibile per molti versi, ma tutto da verificare. Le ideologie – annacquate, travestite, malcelate – sembrano non morire mai e l’uscita – necessaria, definitiva e liberatoria – dal Novecento è tutt’altro che una missione compiuta.

LINGUAGGI. In un mondo in cui tutto – soprattutto le comunicazioni – difficilmente trova momenti di sedimentazione, continuamente aggiornato dai refresh delle pagine internet non può essere nascosta la grave mancanza di un vocabolario comune. Se la crisi che quotidianamente viene evocata è  davvero così grave – ed evidentemente lo è – gran parte della colpa sta nell’incapacità, politica, culturale e sociale, di riempire termine di significati e immaginari condivisi. Giustizia. Politica. Partecipazione. Democrazia. Economia. Lavoro. Solidarietà. Accoglienza. Violenza. Conflitto. Comunità. Stato. Europa. Pace. Guerra. Progresso. Crescita. Impresa. Territorio. Ambiente. Energia. Popolo. Immigrazione. Amore. Mediazione. Cooperazione. Etica. Morale. Impegno. Costruire un vocabolario che sappia essere di tutti è ambizione necessaria per poter parlare una stessa lingua nella difficile ricostruzione di una società imbruttita e insostenibile. La successiva sfida – degli Indignados e di tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro pianeta – è quella che questo vocabolario sia ricco e dettagliato, capace di essere messo in continua verifica e non rimanga polveroso archivio di linguaggi che non sappiamo più condividere.

ORGANIZZAZIONE. “Chi fa cosa?”. Questa domanda emerge in una delle prime risposte all’articolo di Forti, collegata al tema dell’organizzazione. Chi compie la rivoluzione contro chi? Chi decapita il modello capitalistico – e più umilmente l’impresentabile follia governativa in atto in Italia – ponendo le basi di un post che garantisca sufficienti garanzie di miglioramento e giustizia sociale? Chi decide e chi agisce? E in che direzione? Secondo il modello della democrazia rappresentativa contemporanea – con o senza Porcellum (!!!) – o attraverso quale migliora pratica partecipativa? A che punto si potrà dichiarare conclusa la pars destruens –  nonostante  da distruggere sia rimasto davvero poco – e si potrà immaginare l’inizio della pars costruens del percorso proposto dagli Indignados? Come si uscirà dalle contraddizioni delle dinamiche potere/subordinazione, crescita/sostenibilità, conflitti/condivisione e in che maniera – per dirla con Bonomi – comunità di cura e comunità operosa sapranno saldarsi nel tentativo di dare un futuro possibile ad un intero pianeta, sapendo scalfire la corazza della comunità rancorosa tanto numerosa in questo contesto storico e di cui parzialmente – certo con ampie giustificazioni – fanno parte anche gli Indignados?

MENO TRE. Chissà cosa succederà il 15 ottobre a Roma. Da sempre il tentativo di criminalizzare le pratiche del cambiamento è strumento principe di chi – in questo caso un intero sistema di potere – deve difendersi. Non provo troppo stupore rispetto a questo. Certo è che se un movimento in questo frangente vuole puntare all’obiettivo più ambizioso, un cambiamento radicale dello status quo non solo da un punto di vista formale, deve assumere consapevolmente le decisioni più consone ad un progetto tanto articolato. Scelte difficili – in special modo in Italia – che riguardano i temi sopra affrontati: ideologia, linguaggi e organizzazione. Tre pulsanti da premere contemporaneamente – Ctrl + Alt + Canc – per riavviare il sistema.

f.

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