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Work in progress…

In Ponti di vista on dicembre 2, 2011 at 1:05 am

Boiate. Così ho sentito spesso descritte le proposte di riforma del diritto del lavoro avanzate da Pietro Ichino. A seguire una lunga serie di altri aggettivi dispregiativi, provenienti nella maggior parte dei casi da ambienti di sinistra. Non fa eccezione il dibattito di questi giorni attorno alla possibile – anche se difficilissima – modifica del diritto del lavoro da parte del governo Monti.  La curiosità  mi ha convinto a leggere il più velocemente possibile il libro di Ichino appena pubblicato, dal titolo Inchiesta sul lavoro (ed. Mondadori, pagg.228 – euro 18). Una lettura in alcune parti scorrevole e chiarificatrice di nodi fondamentali della “proposta Ichino”, in altre un po’ farraginosa e spigolosa nella sua (naturale) complessità.

Danimarca dreaming. Sullo sfondo di un’inchiesta in cui Ichino è intervistatore e intervistato rimane l’immagine di un nord dell’Europa – con la Danimarca come modello di riferimento – capace di superare efficacemente la dicotomia bene/male che sembra contraddistinguere il rapporto lavoratore/datore di lavoro. La triangolazione virtuosa tra impresa, forza lavoro e sindacato con lo Stato nel ruolo di legislatore illuminato e semplificatore è un sogno che sembra essere diventato realtà nei paesi scandinavi. E con esso l’idea che il lavoro – in tutte le sue articolazioni – sia il prodotto della collaborazione di più attori che da punti di vista differenti cercano di perseguire alcuni obiettivi comuni: una crescita economica sufficiente e sostenibile, un efficace diritto del lavoro, una garanzia di benessere – inteso come possibilità di stare bene – per tutti i cittadini. Per l’Italia questa situazione è ben lontana dall’essere raggiunta per colpe generalizzate degli attori in campo, in special modo di una cultura politica incapace di uscire dagli schemi del passato.

Per sommi capi. Contratto a tempo indeterminato da subito e per tutti. Abbattimento della giungla contrattuale che caratterizza il mercato del lavoro attuale. Semplificazione delle procedure di riorganizzazione aziendale unita a garanzia di reddito e percorsi di formazione e ricollocamento. Ridimensionamento del ruolo giudiziale all’interno delle cause di diritto del lavoro. Riduzione a 70 articoli del codice  del lavoro. Sgravi fiscali e incentivi per il lavoro femminile e una nuova normativa rispetto alle relazioni sindacali. E ancora approfonditi ragionamenti sul decentramento contrattuale e le sue conseguenze, sul tentativo di incentivare gli investimenti stranieri e intaccare l’invisibilità del lavoro nero. A questo punto mi chiedo – senza retorica – dove si materializzi la pregiudiziale che non permette di iniziare una discussione profonda e articolata su questa proposta riducendone le idee in essa contenute a boiate e il suo autore a servo dei padroni/nemico dei lavoratori.

Conclusioni. Due domande a fine lettura. L’affair Fiat – ampiamente dibattuto nella parte finale del libro – non sarebbe potuto essere, con meno spocchia da parte di Marchionne e meno rigidità nella Fiom, un caso fondante di una nuova fase virtuosa nei rapporti sindacali piuttosto che un tema su cui scontrarsi frontalmente senza soluzione di continuità? E il Trentino – teatro nelle ultime settimane del caso Whirpool -, dotato di autonomia legislativa in tema di welfare non sarebbe potuto essere territorio di sperimentazione importante di innovative idee in tema di flexsecurity? In fondo ci sarebbe voluto poco per sentirsi meno distanti dalla Danimarca.

f.

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  1. […] essere descritte come innovative o reazionarie, ne scrivo dopo aver letto il suo ultimo libro qui, ma lo includerei a pieno titolo nella squadra di governo che rifletta sul nuovo codice del lavoro […]

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