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Due(virgola)settantasei(percento)

In Ponti di vista on maggio 4, 2012 at 10:24 pm

E LA LETTURA DEI DATI. Sono uno dei 7.191 trentini che ha votato No al referendum sulle Comunità di Valle di domenica 29 aprile 2012. Faccio parte del 2,76 % (pari a un totale di 7 voti) che a Monclassico – comune di poche centinaia di abitanti in Val di Sole – ha detto di voler mantenere in vita le Comunità. In 247 hanno espresso parere contrario. Una scheda bianca, una nulla. Totale votanti 38,61 %, quorum non raggiunto, come anche per il dato aggregato di tutto il territorio provinciale. La città di Trento, esclusa dalla geografia ufficiale delle Comunità di Valle, ha fatto peggio con un misero 19,56%. Dei quattrocentomila chiamati a votare nemmeno un terzo hanno esercitato il proprio diritto. Referendum fallito, Comunità salve? Snocciolati i numeri passiamo all’analisi dei risultati. C’è chi dice che “ha perso l’antipolitica” ed esprime questo parere dopo aver scelto la strada del non-voto come forma di legittimazione alla sopravvivenza dell’ente territoriale. C’è chi è infuriato con il Potere che ha “costretto” i cittadini a disertare le urne. C’è chi accusa la scelta di far votare nei giorni di un ponte festivo dove tutti i trentini partivano per le vacanze (?!?).  C’è anche chi – soddisfatto – dice di non aver partecipato per non legittimare la Lega Nord, promotrice del referendum. Tanta confusione e, come spesso accade poca discussione nel merito.

DI VOCABOLI E DENARI. Ben prima della scadenza referendaria scrivevo che la questione legata alle Comunità non era squisitamente terminologica e nemmeno di semplice contabilità. Sui vocaboli: comunità intesa come lo stare insieme di più persone sotto regole (aggiungo valori e prospettive) comuni per un fine determinato che potremmo definire il benessere collettivo non si può definire tale se non è espressione di una reale esperienza di condivisione. Non costituiscono la comunità i cartelli che ne sanciscono i confini che ho incontrato nella mia salita da Trento a Malè e nemmeno i rappresentanti eletti nei rispettivi consigli se slegati da una rinnovata scelta di partecipazione civile all’autogoverno sulla base di una rigogliosa storia consortizia, come per le Regole o gli usi civici, e federativa – nel caso della Cooperazione – un po’ sbiadita negli ultimi tempi in Trentino. Sul denaro: tagliare le Comunità (e anche la Regione e un pezzo di Provincia, oltre alle vituperate Circoscrizioni) e accorpare i Comuni; questa sembra essere la ricetta per un’amministrazione meno spendacciona proposta in questo periodo di crisi. Tagli lineari (gli stessi usati erroneamente su istruzione, ricerca e servizi sociali) in nome di una proporzionalità diretta tra alta spesa e cattiva amministrazione, nessun riferimento ad un nuovo approccio di valutazione rispetto ai risultati dell’agire politico se non quello dell’abbattimento immadiato dei costi. Viva la spending review – che stranezza venga percepita come uno stato di eccezione – che tanto va di moda di questi tempi, ma che non sia l’unico strumento con cui giudicare la politica. I costi ad essa associati non sono direttamente proporzionali al numero dei suoi organismi o dei suoi rappresentanti (o almeno, non solo ad essi); molto più importante sarebbe nello stilare un bilancio far riferimento ai danni o ai risultati che essa produce con le sue scelte e con la messa in pratiche delle idee che sostiene. Con la massima severità – priva di filtri ideologici – e totale trasparenza.

Comunità, questa sconosciuta. L’interpretazione della non partecipazione al voto come di un tacito assenso al ruolo delle Comunità di Valle o addirittura di una plebiscitaria approvazione del nuovo – e in effetti ancora un po’ fumoso – ente locale mi sembra un po’ stiracchiata. L’astensione, seppur scelta legittima di espressione democratica, non riesce a rallegrarmi e rappresenta a mio modo di vedere una sottrazione alla partecipazione. Questo soprattutto in un momento in cui è auspicabile un ritorno al protagonismo sociale di ogni cittadino e in cui ogni occasione – forse anche quella scivolosa di un referendum promosso dalla Lega Nord – andrebbe colta per rafforzare un percorso di quotidiana messa in discussione dei temi che riguardano il futuro di un territorio. In questo caso specifico non lo si è fatto e ognuno a suo modo ha coltivato la sua posizione opportunistica; chi cavalcando un clima di generica avversione a tutto ciò che abbia a che fare con il termine politica, chi rimandando al post voto (o non-voto) ogni possibile ragionamento attorno alle prospettive delle Comunità. E intanto ciò che sembra mancare è una seria riflessione – che non si può fare con gli occhi rivolti all’urna – su cosa significhi costruire comunità, su come si favoriscano percorsi di nuova cittadinanza, su come si possa provare a immaginare una prospettiva collettiva che prenda in considerazione il territorio trentino e ciò che lo circonda (ad esempio le Alpi e l’Europa).

Le Comunità (di Valle) vanno sostenute e aiutate a chiarire e rafforzare il proprio ruolo, la Comunità (quella composta da tutti i cittadini) deve essere vissuta, deve essere ascoltata, deve essere resa consapevole e attenta protagonista delle proprie scelte per permetterle di esistere.

f.

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