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Mani ignote in un Paese con poche idee.

In Ponti di vista on maggio 19, 2012 at 2:03 pm

Cosa accomuna l’esplosione di Brindisi con il sordo colpo di pistola di Genova di pochi giorni fa? Sicuramente la mano ignota – eppure fin troppo riconoscibile – e gli obiettivi, distruttivi e contrari a qualsivoglia possibilità di cambiamento. Il sangue sul selciato della scuola di Brindisi non è diverso da quello del ferimento del dirigente Ansaldo dello scorso 7 maggio, frutto di un clima insopportabile che non esclude, ma anzi adotta, la violenza come strumento di comunicazione, di rivendicazione, di legittimazione del proprio pensiero e dei propri interessi.

Questa è la fotografia di un Paese che si avvita su stesso, che non riesce a chiudere con il passato e soprattutto non sa immaginare il proprio futuro. Viviamo in un infinito presente – costellato di emergenze, di facili scorciatoie propagandistiche, di continui rinvii – che ci rinchiude dentro un limbo fatto di zone d’ombra che sono la garanzia di agibilità per chi di questo tempo dilatato crede di essere padrone, in nome di una feroce difesa di un potere criminale o di una fasulla idea di rivoluzione. E allora le parole d’ordine diventano il “senza se e senza ma” o il “con ogni mezzo”, e l’essere “senza pietà” (come ho letto anche in alcuni volantini appesi sui muri della città di Trento) diventa lo slogan per sottolineare la propria incompatibilità e totale avversione a qualcosa che si vede come estraneo e nemico.

Qualche violenza ci indigna (almeno per un po’, fino a quando la memoria ci sostiene), qualche altra ringalluzisce il nostro spirito antagonista in una schizofrenica doppiezza nell’assunzione di responsabilità, che ci descrive spietati ora verso il carnefice e ora verso la vittima. Una confusione – non proprio involontaria – che ci impedisce di emergere da un contesto pericoloso, segnato da tensioni sociali che non trovano mediazione, da una colpevole assenza degli attori politici e sociali della comunità, da un preoccupante ristagnare delle idee.

Pochi giorni fa dentro l’aula del tribunale di Milano uno degli imputati al processo alle nuove Brigate Rosse si esprimeva più o meno così: “La violenza è inevitabile, bisogna proseguire perchè questo è il momento buono. Viva la rivoluzione”. Sembra che anche altri la pensino così e che la teoria del tanto meglio tanto peggio vada per la maggiore in questo momento, sfruttando la confusione che regna sovrana. Da Brindisi a Genova, passando per le questioni mai risolte dentro il nostro Paese, è necessario trovare i sentimenti che sappiano essere antidoto a dolore, odio e rancore. Solo in questa maniera sarà possibile uscire da una spirale che rischia di soffocarci e trascinarci a fondo. Sempre che lo vogliamo…

f.

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