trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Puntare, mirare, fuoco…

In Ponti di vista on giugno 12, 2012 at 10:38 pm

Del mio lavoro. Di cosa stiamo parlando. Di un contratto di collaborazione coordinata e continuativa – i famigerati co.co.co. – della durata di 28 mesi; dal febbraio 2012 al giugno 2014. Quindi un rapporto di lavoro a tempo determinato. Il termine di consulenza – che si associa ad un compito preciso e di durata limitata, spesso come sinonimo di spreco  – non descrive bene le mansioni che svolgo e che sono elencate una dopo l’altra nella lettera di incarico. Attività di comunicazione, gestione delle iniziative del Forum trentino per la Pace ed i Diritti Umani, progettazione e gestione delle attività dei ragazzi del Servizio Civile, scrittura e organizzazione del tema annuale scelto dal Forum. Tutto questo all’interno di un impegno di 30 ore settimanali  mai sufficienti allo svolgimento di tutte le attività previste. Ricevo uno stipendio netto che varia tra i 1.100 e i 1.200 Euro al mese – previa presentazione di regolare relazione alla ragioneria del Consiglio Provinciale – senza tredicesima, pagamento degli straordinari e della malattia. Non ricevo buoni pasto o rimborso delle spese telefoniche che sostengo quotidianamente per lavoro. Non potrò accedere all’istituto del congedo parentale. ‪Excusatio non petita, accusatio manifesta? No, solo la necessità della chiarezza rispetto al lavoro che una persona svolge nella completa trasparenza, senza privilegi o benefit.

Della diventità. Negli articoli delle settimane scorse usciti sul quotidiano L’Adige (e persino su Il Giornale) viene descritta con un pizzico di malizia una sorta di frattura nella mia vita, o forse sarebbe meglio dire tra le mie due vite. Una in cui “facevo il contestatore” – come mostra bene la fotografia messa a corredo del testo -, l’altra nella quale sarei venuto a patti con il Potere per garantirmi reddito e un posto di lavoro sicuro, oltre a chissà quale futuro luminoso.

In tutta sincerità non mi sento a mio agio in nessuna delle due raffigurazioni, entrambe abbastanza stereotipate, che vengono date di me. Non rinnego nulla di ciò che ho fatto nella mia esperienza dentro il Centro Sociale Bruno e dentro il movimento, percorso articolato e non sintetizzabile nelle categoria banale della contestazione antisistema. Ne sottolineo invece la parabola innovativa, la carica di curiosità e vitalità, la capacità di aprire interrogativi e offrire qualche risposta. Ho commesso degli errori di valutazione nel corso degli anni? Possibile, ma è un rischio che condivido con ciascun essere umano che scelga di vivere la propria vita. Avevo una visione diversa di cosa potesse o dovesse diventare  il movimento e ho scelto una strada alternativa? Certamente e ne sono tuttora convinto. Trovo che questi – così come anche lo stato di salute del “popolo della pace” o il ruolo dell’opinione pubblica e della cittadinanza attiva – sarebbero tuttora temi interessanti di dibattito, ma dentro l’articolo che parla di me non c’è traccia di queste questioni. Qui entra in ballo il mio alter ego, l'”ex compagno” che non ha resistito alle lusinghe della casta e ha voltato le spalle all’impegno politico e alla militanza in nome di un comodo tornaconto personale. Capisco la necessità giornalistica di sintetizzare i concetti ma oggi più che mai fatico a stare dentro i confini di dicotomie quali radicalità/moderazione o antagonismo/affiliazione che vorrebbero descrivere questa mia seconda vita come basata sull’opportunismo e sulla perdita dei valori che ho sempre sostenuto. Ovviamente ne esce un’immagine non troppo lusinghiera di me. Vivo in queste settimane sulla mia pelle una tendenza alla semplificazione, al rimanere in superficie rispetto ai temi che si vogliono affrontare che, se unita ad un constante sentimento di sospetto – che sfocia spesso in cieco rancore – crea un mix letale per la stessa convivenza. Amico o nemico come giusto o sbagliato (I like I don’t like si direbbe in rete) sono le formule secche su cui si basano i giudizi – spesso sommari e senza appello – del dibattito politico e del confronto interpersonale.

Diretta conseguenza di tutto questo è la necessità di descrivere la propria posizione con forza, scegliendo contorni certi per il proprio essere (o apparire?) e barriere alte per difenderli da qualunque contaminazione. Ogni cambiamento, ogni variazione è intesa come rottura (quella che dovrebbe esserci stata fra i miei due io) e tradimento. Credo che la linea della vita sia una sola, fatta di evoluzioni e rivoluzioni, di incontri e di nuove conoscenze, di dubbi e riflessioni che sono diventità (ringrazio il professor Ugo Morelli per questo neologismo) da mettere continuamente in discussione, e non monolitica e statica identità da difendere. Questo mi sento di aver vissuto nei primi ventinove anni sommando in un variopinto e imperfetto collage tutte le esperienze della mia vita. Disobbediente e lavoratore di cooperativa, no global e volontario del servizio civile o nell’accoglienza dei senzatetto, studente di giurisprudenza e in questo momento anche dipendente del Forum Trentino per la Pace ed i Diritti Umani. Tutte facce diverse e ugualmente degne di un mio io fortunatamente complesso. E domani, chissà.

f. (29 maggio 2012)

*particolare di una fotografia di Floria Sigismondi – http://www.floriasigismondi.com/.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: