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Per una discussione aperta sull’intervento sociale.

In Ponti di vista on agosto 22, 2012 at 9:03 am

Pubblicato sul Corriere del Trentino il 21 agosto 2012.

La gente “normale” e…? Discutere di Politiche Sociali è certamente complesso e si rischia spesso di essere fraintesi. Nella lettera aperta che un paio di settimane fa abbiamo scritto ci siamo concentrati su due questioni legate a nostro modo di vedere agli scontri avvenuti in Piazza Dante il 22 luglio scorso: la gestione dello spazio pubblico e gli interventi sociali sui “soggetti marginali” abitanti lo spazio cittadino di Trento. Nella paginetta pubblicata dal Corriere del Trentino non volevamo ridurre a questi due aspetti l’articolato intervento necessario su Piazza Dante. Ci saremmo contraddetti rispetto alla necessità di non accettare semplificazioni o facili scorciatoie. Non abbiamo nemmeno espresso sentenze a proposito del fallimento delle Politiche Sociali trentine, auspicandoci al contrario una crescente riflessione su come gli strumenti a disposizione possano essere sempre più efficaci nel dare risposte alle sollecitazioni che dal tessuto cittadino arrivano. Strumenti che a vari livelli – dalla bassissima soglia fino ai servizi complessi dedicati alla totalità della cittadinanza – sappiano essere punto di riferimento per, così come li definisce Giorgio Antoniacomi, i “penultimi” (i cosiddetti “normali”) ma anche gli “ultimi” (e quindi “non normali”?). Una direzione, questa, che rifiuta scelte, tristemente strategiche o connotate di darwinismo sociale, volte all’esclusione di qualcuno, ma che si sforza di immaginare il bene dell’intera comunità.

Piazza Dante come punto di partenza. Proviamo a spiegarci meglio. Se i fatti del 22 luglio scorso vengono letti esclusivamente con la lente dei reati commessi dalla ventina di persone arrestate, allora la loro detenzione dovrebbe rappresentare – da sola – la risoluzione del problema. Credo che tutti convengano che questa lettura sarebbe superficiale e rappresenterebbe un grave errore interpretativo. Nei giorni scorsi i quotidiani locali titolavano sulle loro prime pagine della ritrovata tranquillità di Piazza Dante, associando a queste parole l’immagine delle pattuglie di agenti che perlustrano il parco. La domanda che si leggeva tra le righe era: per quanto durerà? Per rispondere a questa domanda bisogna volgere lo sguardo al passato e ricordare che a fronte di fatti gravi di violenza o di violazioni della legge, in Piazza Dante sono già state effettuate  diverse operazioni di polizia che hanno portato all’arresto di molte persone e ogni volta all’ipotetica “bonifica” dei giardini. Puntualmente la situazione si è ripresentata identica con il riemergere delle stesse problematiche. Spaccio (e di conseguenza acquisto e consumo di sostanze stupefacenti), presenza costante di un numero elevato di soggetti “marginali” che aumentano la sensazione di insicurezza, scontri e risse. L’incontro e lo scontro tra società-normale e società-ombra – che non è quella che le “categorie perbeniste e benpensanti non vorrebbero vedere” bensì quella che vive di una quotidianità e di una cultura altre rispetto alla nostra, al di là della legalità benchè non sempre nell’illegalità – ha in Piazza Dante il suo punto più sensibile. Farsene carico, attraverso l’intervento sociale e la mediazione dei conflitti volti alla riduzione del danno – con capacità di dialogare con chi gestisce l’ordine pubblico, con chi abita o lavora nelle vicinanze e in generale con tutte le componenti cittadine -, rimane per noi la sfida che Piazza Dante suggerisce.

Per guardare oltre. Quella che abbiamo iniziato scrivendo non vuole essere un esercizio retorico nè la descrizione di una visione ideologica – “da sinistra” – del mondo. E’ il tentativo di provare a lanciare una proposta concreta. Perché non iniziare un percorso cittadino di confronto sui temi della gestione dello spazio pubblico prendendo spunto dalla condizione contingente di Piazza Dante e di una parte delle vie del centro storico? Perché non darsi cento giorni – i tempi tecnici per l’organizzazione – per iniziare un confronto pubblico che sappia coinvolgere tutti coloro che lo vorranno? Scegliendo una serie di parole da cui partire – sicurezza/paura, incontro/scontro, diritto/dovere, legalità, cittadinanza e chissà quante altre – e a cui provare a ridare un significato condiviso. Sperimentando qualche metodo innovativo; perché no copiando da dove qualche risultato importante lo si è ottenuto. Investendo con coraggio e passione in un’idea di Politiche Sociali che abbiano l’ambizione di essere protagoniste nell’immaginare il futuro dell’intera città.

Stefano Rubini / Lucia Gennari / Donatello Baldo / Federico Zappini

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  1. […] Lorenzo Piccoli Per i lettori trentini, veloce rimando a questa lettera pubblicata sul Corriere del Trentino il 21 agosto 2012. Nei giorni scorsi i quotidiani locali […]

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