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Il mio spazio è il tuo spazio [un auspicio…]

In Ponti di vista on ottobre 3, 2012 at 8:47 pm

Giovedì 20 settembre, ore 00.00 – Più di un centinaio di persone, in via Suffragio a Trento, partecipano ad una festa all’esterno di un bar. Non c’è musica, solo tante birrette in bicchieri di plastica. Tanto rumore. La cosa va avanti a lungo, fino alla chiusura del locale, attorno alle 2.00. La cosa si ripete la sera dopo; un numero maggiore di persone che se ne vanno però verso le 23.30. Ora, qui non c’è da decidere quale diritto debba prevalere (quello a dormire – o magari studiare – piuttosto che quello al divertirsi) ma capire in che punto si può trovare un equilibrio che faccia vivere a tutti meglio la città. Aiuterebbe un po’ di buon senso e qualche scelta intelligente sul come immaginare e condividere lo stare nelle vie e nelle piazze; anche se le idee a tal proposito sono le più disparate e spesso contrapposte e all’apparenza inconciliabili. Il dialogo – se mai c’è stato davvero – è difficile e incancrenito da anni.

Nei giorni scorsi una delle ragazze che a breve gestirà il Cafè de la Paix (uno spazio in Vicolo Teatro Osele, in pieno centro a Trento) mi ha parlato di un progetto dal titolo “Il mio spazio è il tuo spazio”, che punta a condividere la gestione del contesto urbano, o almeno ad una migliore convivenza al suo interno. Serve trovare un compromesso tra esigenze diverse? Ne sono certo, ma temo che non saranno regolamenti (più o meno ben scritti) a dare il via ad un nuovo modo di confrontarsi, nè sarà una regola sui decibel o sul numero di musicisti a permettere una migliore gestione degli spazi comuni di un quartiere. Solo scegliendo di vivere il proprio spazio con gli altri – discutendone regole, condividendone iniziative valutandone le possibilità e i limiti, accettando il confronto anche se difficile (a volte apparentemente impossibile) – si può pensare di dare una nuova impronta alla vita culturale e sociale dei centri storici delle città, compreso a quello di Trento. In caso contrario ognuno rimarrà convinto che il proprio diritto individuale debba prevalere e a rimetterci saranno tutti, schiacciati in una città che non sa prendersi cura di se stessa e che rinuncia ad immaginare il proprio futuro culturale e sociale.

Partendo dall’idea “Il mio spazio è il tuo spazio” ho provato a immaginare delle attività che potrebbero aiutare a scrivere dei nuovi codici urbani partendo da luoghi che quotidianamente sono attraversati dai cittadini. In particolare gli spazi comuni dei condomini, i cortili e i parchi della città. Inoltre ho cercato di riflettere brevemente sullo svilimento dell’idea della Notte Bianca e di come la si potrebbe trasformare in qualcosa di diverso, di importante.

*Musica da condominio: il primo luogo dell’incontro (e molto spesso dello scontro) con l’altro è il condominio. Rumori e odori molesti, diversi modi di approcciarsi alla vita di casa, passioni differenti e spesso nazionalità variegate rendono difficile già la convivenza dentro il giroscale, laddove ancora almeno ci si incrocia e ci si rivolge la parola, prima di rinchiudersi dentro la propria casa. Sarebbe interessante trovare il modo di riutilizzare gli spazi comuni dei condomini per creare momenti di socialità. I sottoscala e i parcheggi, le aiuole e i corridoi, fin dentro i soggiorni degli appartamenti si potrebbero ricavare spazi adeguati per attività artistiche che possano dimostrarsi coinvolgenti. Se si aprisse qualche porta ci sarebbe modo di parlarsi, di conoscersi e magari di capirsi. Non sarebbe poco.
Oggi nelle assemblee di condominio nascono comitati contro gli schiamazzi notturni, domani non vi si potrebbe discutere il programma delle attività da svolgere nel quartiere?

*Riscoperta dei cortili e dei parchi: capisco che l’immagine delle donne dell’Italia del Sud sedute di sera in strada sembri anacronistica se riportata a Trento ma credo che alcuni cortili del centro storico (così come si è fatto molto bene nel quartiere S.Martino) e alcuni parchi cittadini potrebbero essere degli splendidi luoghi sia per la musica che per altre attività come ad esempio cineforum o spettacoli teatrali. Anche qui il fattore indispensabile è rappresentato dal tentativo di coinvolgere tutti coloro che hanno una finestra che da su quel cortile o un esercizio commerciale attorno a quel parco, partendo da proposte che possano sembrare per tutti intelligenti e migliorative della situazione precedente. Non sono poche le corti – pubbliche e private – che si presterebbero a questo tipo di esperimento. I parchi – da quelli grandi come S.Chiara a quelli più piccoli come S.Marco – sono numerosissimi e spesso sottoutilizzati. Perchè dopo Suoni delle Dolomiti non può nascere la rassegna Musica nei giardini?

*Notti Bianche: le ultime Notti Bianche della città di Trento che ho potuto vivere mi hanno dato la sensazione di un liberatorio baccanale (una volta all’anno, s’intende!) caratterizzato da tutto tranne che da un’elevata offerta culturale. Un carnevale posticcio e senza qualità. Niente a che fare con l’idea originale di questa interessante esperienza. Da tempo sostengo che si dovrebbero pensare da primavera ad autunno più momenti in cui la città tutta si riappropria delle proprie strade, piazze e palazzi. Non una, ma cinque o dieci Notti bianche, ma ragionate secondo principi di reale produzione culturale e partecipazione cittadina. Interessante a questo proposito è leggere alcune linee guida che le capitali europee si sono date per l’organizzazione di questi eventi. Seguirle basterebbe – assieme alla valorizzazioni delle relazioni tra capacità e professionalità presenti sul territorio – a restituire valore ad un momento collettivo che rischia altrimenti di traformarsi in una scialba “ora di ricreazione” dalla vita normale.

Appunti di metodo. A queste semplici idee servirebbe un supporto soprattutto dal punto di vista della semplificazione delle procedure per l’organizzazione (quanti documenti bisogna firmare e quanti uffici interpellare ogni volta per un solo evento?) e una riduzione dei costi Siae – attraverso un forfeit? – che ogni iniziativa musicale produce. Sarebbe un enorme passo avanti!

Finisco di scrivere questo pezzo che la mezzanotte è passata da un po’. Le finestre chiuse lasciano passare le urla di chi sotto casa festeggia un (immagino) splendido martedì notte. Non so se quello che ho scritto qui sopra servirà a qualcosa, onestamente ne dubito. Credo però che se non si avrà la voglia di provare a ridurre le fratture che dividono le diverse generazioni e le differenti anime delle nostre comunità continueremo a scontrarci sul significato della parola libertà. Ognuno con la certezza che la propria interpretazione sia quella corretta, nessuno a riflettere sul fatto che la libertà è tale solo quando riusciamo a condividerla con tutti e non solo con noi stessi.

Buonanotte!

f.

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