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Primarie 2012/1 – Matteo Renzi

In Ponti di vista on ottobre 21, 2012 at 11:22 pm

Trento, Auditorium S.Chiara – 19 ottobre 2012

Partiamo dalla fine. #renzitrento certo se ti chiami obama é un’altra cosa. Immagini e discorso del presidente americano concludono l’intervento di Matteo Renzi a Trento. Sarà la lingua, lo stile o il carisma ma il parallelo (voluto) non regge. Renzi tiene il palco per quasi due ore, il modello è quello americano. Maniche di camicia, niente sedie, i colori delle campagne democratiche USA. #renzitrento mezz’ora di presupposti, per le idee c’è tempo… La “lezione” di Renzi, interrotta da alcuni applausi per i passaggi più nazionalpopolari, è incentrata soprattutto sul metodo. La rottamazione, descritta come precondizione alla possibilità di riformare l’Italia, prende tutta la prima parte della serata e mette un po’ in disparte le tre parole che dovrebbero essere fulcro del discorso: futuro, Europa, merito. Ci tornerò dopo.
#renzitrento in effetti il problema non sembrerebbe essere renzi, ma i renziani. La sala è piena, e credo ci sia una certa sincera curiosità attorno al sindaco di Firenze. Il suo intervento – in certi passaggi forse un po’ vago e disordinato – scorre senza annoiare e descrive i confini di un’amministrazione onesta e trasparente tralasciando forse di confrontarsi con una dimensione politica più ampia e articolata. E’ il racconto di un’esperienza – la sua – e un compendio di buone azioni, alcune anche piuttosto banali, che dovrebbero appartenere alla nuova classe dirigente del paese. Sarà sufficiente? Dire che rappresenti una continuità con i vent’anni berlusconiani mi sembra ingeneroso, come bollare la sua proposta come “di destra” è esercizio superficiale e frutto di un contesto politico che ha necessità di categorie semplici. Di nemici da additare e bandiere da sventolare.
Della folla che ha gremito l’auditorium S.Chiara mi sembra sia possibile dare una duplice lettura. Non è scontato che mille persone si muovano per assistere a due ore di monologo politico, e in questo ci stanno insieme la voglia di capire davvero le qualità di un nuovo protagonista della scena politica [il lato buono della medaglia] e la propensione – tutta italiana – all’attrazione per il nuovismo e per l’uomo della provvidenza [le cattive abitudini]. #renzitrento il confine tra rottamati e rottamatori è sottile, e qualcuno tenta di scavalcare. Le conclusioni dimostrano una certa chiarezza di fondo, non scontata. Se perdo non scappo e aiuto il candidato vincente. Se perdo non voglio premi di consolazione. Due frasi semplici e apparentemente ovvie, che però non credo appartengano nemmeno a tutti i presenti in sala. #renzitrento di gente in cerca di premi di consolazione é pieno il mondo.

Parole d’ordine. Futuro, Europa e merito. Le prime due rimangono sullo sfondo, mentre il merito è al centro di molte delle riflessioni di Renzi. Sempre più appunti sul metodo da utilizzare, insomma, seppur partendo da presupposti che non potrebbero che far bene ad un paese disastrato come il nostro. Attenzione alle giovani generazioni e alle donne. Un generale processo di semplificazione, che si parli di fisco oppure di procedure burocratiche. #renzitrento gradita sarebbe la sintesi. Un fiume di parole, pure troppe. Si passa dall’accennare la visione renziana rispetto alla finanza (tanti numeri, alcuni un po’ buttati) al racconto di qualche aneddoto fiorentino. L’obiettivo è semplificare, anche nei linguaggi. Può essere un’arma vincente come un pericoloso boomerang. Il futuro è il risultato degli sforzi di chi lo immagina e costruisce (nello specifico dovremmo essere tutti noi…). Evocativo, ma su questo aspetto forse manca un po’ di concretezza.
Le parte più convincente rimane quella legate al ruolo che dovrebbe assumere una classe dirigente che voglia apparire seria. “Chiudere le partite” non nascondendosi dietro la tattica del rinviare la decisione e dietro le migliaia di tavoli aperti su emergenze che si sceglie di non affrontare. Sull’Ilva come sull’Alcoa e su cento altre vertenze da anni in standby, dove ad una prospettiva per il futuro – magari difficile da spiegare e attuare –  si preferisce tamponare, preservando l’esistente. Decidere, dopo aver studiato la situazione, è il compito della politica; cercando in questo di fare il bene comune di una comunità intera.
#renzitrento dall’1987 al 2012, forse non sono cambiate solo tecnologia, costume e sport… La visione europea viene un po’ sacrificata, escluso il riferimento un po’ paraculo a Degasperi, e confligge con un continuo rieccheggiare della necessità di un rilancio nazionale. Laddove la dimensione statuale risulta oggi troppo grande per rispondere alle esigenze territoriali e limitata rispetto alle sfide globali, lo sguardo all’Europa dovrebbe saper essere più attento, ben oltre la proposta dell’istituzione di un servizio civile europeo. La cessione di sovranità – politica e non solo economica – accennata da Renzi dovrebbe andare di pari passo con la costruzione di una consapevolezza comune della storia e delle auspicabili prospettive dell’Unione Europea. Ne abbiamo terribilmente bisogno. #renzitrento un’ora abbondante e manca ancora la parte politica. Lavoro, cooperazione, tasse, pensioni: pochi accenni.

Valutazioni.#renzitrento qualcuno conosce la scaletta del concerto? Entrando all’Auditorium S.Chiara avevo scritto questo, riportando il commento ironico di un amico. A Renzi sono stati affibbiati diversi soprannomi (Pupo, Dottor Stranamore, ecc.), dedicate imitazioni macchiettistiche e aggettivi dal tono dispregiativi (neoberlusconiano, neoliberista, ecc.). Credo che come spesso accade la verità stia nel mezzo. Non siamo di fronte ad uno statista né ad un nuovo profeta, ma vale la pena di ascoltare i contenuti del suo programma e penso sia corretto valutarlo partendo dalle sue idee. Ritengo inoltre che sia troppo semplice ridurlo ad anchorman che seduce il pubblico con i messaggi patinati della tv commerciale. Dietro Renzi, così come dietro l’ascesa apparentemente inarrestabile del movimento di Grillo, c’è qualcosa di reale che pulsa dentro una società che almeno negli ultimi vent’anni non ha trovato nella politica risposte adeguate ai cambiamenti in atto. Questo vuoto, soprattutto valoriale, viene riempito da chi meglio riesce a interpretare i sentimenti dei cittadini. Nel 1994 – all’alba della prima Tangentopoli – fu la Lega Nord a raccogliere il disamore verso la politica trasformandolo in populismo, razzismo e rabbia generalizzata. Oggi la crisi, finanziaria, economica, sociale e di ideali, ci impone di scongiurare la possibilità del rimaterializzarsi di scenari simili a quelli degli ultimi due decenni. Questo dovrebbe essere il primo impegno di ogni candidato e più in generale di ogni buon cittadino.
#renzitrento studio antropologico, le pr spacciano biglietti ai fans arrivati all’ultimo. Attorno a chi oggi si propone come novità sulla scena politica si devono creare terreni fertili per la nascita e la crescita di idee, merce sempre più rara, e non semplici fan club. Questo è il rischio che Matteo Renzi corre dentro la sua campagna verso le primarie. Che sia più forte l’ammirazione per la figura del leader – carismatico quanto basta e fin troppo a suo agio nel ruolo di guastafeste – della curiosità del continuare a discutere dei contenuti complessi che lo strano e interessante periodo che stiamo vivendo ci propone quotidianamente.

f.

[continua…] Seguirò – per curiosità, per amore per la politica e per un certo insano masochismo – i vari incontri con i candidati alle primarie del centrosinistra che si terranno in Trentino. Renzi, Vendola, Bersani e Puppato. Non so chi ringraziare per avermi evitato l’arduo compito di ascoltare Bruno Tabacci.

Particolare di un’immagine tratta dal film “Le idi di marzo” – George Cloonay (2011).

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