trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Primarie 2012. Appunti a caldo sul primo turno…

In Ponti di vista on novembre 27, 2012 at 1:13 am

Ho votato alle 8.05 del mattino in un seggio della prima periferia di Trento.
All’1.03 di domenica notte scrivo qualche appunto disordinato rispetto ai risultati del primo turno delle primarie del centro-sinistra.

Il risultato. Bersani e Renzi. Primo e secondo, 44% e 36%. Prevedibile? Certamente, ma probabilmente non in questa forma. Il partito che sostiene – quasi compatto – il proprio segretario si trova di fronte un candidato forte, che riesce a raggiungere una percentuale alta di consenso e che non sembra accontentarsi di questa affermazione ma punta al bersaglio più grosso. Partecipazione in massa della destra per sfasciare il partito? Una bolla mediatica destinata a sgonfiarsi? La forza trascinante e distruttiva del verbo della rottamazione? La riproposizione edulcorata del modello berlusconiano? Il candidato dei poteri forti? Non credo. O almeno mi sembra che siano tutte letture semplificatorie di un fenomeno che andrebbe interpretato con maggiore puntualità. Ci tornerò brevemente dopo.
Per Vendola il risultato è deludente e apre ad una riflessione importante. Che ne sarà della sua proposta politica – a mio modo di vedere in molte parti interessante – dentro una coalizione che lo vede come terzo e minoritario protagonista? Di fronte a questo scarso potere contrattuale – e nella peggiore delle ipotesi per Sel con la vittoria di Renzi al ballottaggio – che ne sarebbe di un’alleanza fin dall’inizio travagliata? Reggerebbe Sel al richiamo di una nuova proposta di sinistra radicale, alternativa alla prospettiva di un PD (+ altri) di governo non propriamente nelle corde di buona parte dell’elettorato vendoliano?
Tabacci e Puppato sono lì dove dovevano ragionevolmente essere, la sfida vera era fra altri e loro ne sono rimasti schiacciati. Spero non vadano sprecate nemmeno le loro specificità.
Bersani e Renzi restano in campo. Non stiamo parlando solo del confronto per diventare il prossimo candidato premier. Bastava ascoltare Rosy Bindi ospite nel salotto del Tg3 (e ugualmente tutti gli altri opinionisti presenti) per capire che lo sguardo è rivolto a ciò che succederà settimana prossima nel secondo turno per capire la traiettoria che prenderà il centro-sinistra in seguito. La vittoria di Bersani è garanzia di una certa stabilità, di un percorso più lineare e definito verso la prossima campagna elettorale. La vittoria di Renzi – possibile? auspicabile? indesiderabile? non lo so – rappresenta da un lato un’incognita ma dall’altra una prospettiva affascinante. Non sono attratto dal dissotterramento dell’ascia di guerra da parte di D’Alema e dai mille possibili rivoli di rancore che potrebbero venire in superficie, ma trovo interessante il possibile cambio di paradigma (linguistico, ideale e in parte anche nominalistico) che si renderebbe necessario in quel momento. Sono curioso e non spaventato. Credo che il PD e la sinistra tutta – perché questo è il campo di riferimento, fino a prova contraria – trarrebbero giovamento da una franca messa in discussione delle proprie certezze, delle proprie tranquillizzanti abitudini e dei propri impolverati vocabolari.
Queste primarie – più di tutte le precedenti esperienze di questo tipo – danno il senso della necessità di una nuova rappresentanza politica che sappia fuoriuscire dagli steccati ideologici e dalle tattiche opportunistiche, che abbia l’obiettivo ambizioso di farsi interprete del bene comune anche laddove ci siano interessi diversi a contrapporsi, che non abbia paura di tuffarsi in territori nuovi e spesso inesplorati. Per pigrizia o per semplice incapacità. Vedremo che succederà domenica prossima, ma è certo fin d’ora che quasi quattro milioni di persone che decidono di partecipare, accettando le difficoltà del farlo, rappresentano un fatto rilevante all’interno della storia recente dell’Italia. E’ un segnale importante, e sbaglia chi lo interpreta come un fatto negativo o insignificante, Grillo ma non solo. Ora dipenderà da tutti gli attori in campo mettere a valore questa importante iniezione di fiducia ad una politica che negli ultimi mesi ha dimostrato di non godere di grande stima. Il tempo è questo, l’ultimo a disposizione.
La settimana che comincia oggi offre la possibilità di approfondire i temi dei programmi, se possibile arricchendo con il contributo di molti la complessità del ragionamento attorno a temi fondamentali: lavoro, istruzione, ambiente, economia, innovazione, cultura, immigrazione…ma anche politica estera e quindi Europa e democrazia. Se tutti concorreranno alla scrittura, difficile e a più mani, di un programma capace di essere letto come condiviso allora si potrà guardare con speranza anche oltre l’appuntamento elettorale della primavera 2013. Se invece prevarranno i nervosismi delle correnti, le contrapposizioni preconcette e i tatticismi delle alleanze si perderà l’ennesima occasione di dare un’immagine della politica migliore di quanto la gente percepisca. Non credo ce ne sia bisogno.

La proposta. Appena concluso il conteggio la tensione era palpabile. I sentimenti contrapposti e dai toni accesi. Temo le sbornie collettive, sia quelle da eccitazione che quelle dovute alle delusione. Fanno perdere la giusta lucidità. Mi auguro che nei prossimi giorni ci sia la capacità di imbastire una riflessione che coinvolga i due candidati rimasti e, perché no, anche i tre esclusi al primo turno. Perché la scenografia del secondo confronto (previsto per mercoledì sera) non potrebbe essere composta solo da un tavolo con due sedie, magari due bicchieri di vino? Il pubblico attorno, senza nemmeno la paranoia del conteggio dei supporters di una e dell’altra parte. Niente giornalisti, domande e conti alla rovescia. Due ore di chiacchierata tra Renzi e Bersani, con qualche intervento/contributo da parte di Vendola, Puppato e Tabacci. Sarebbe un format impossibile da accettare? Ci siamo già abituati alla dimensione X-Factor? Mettere per una sera da parte la gara per porre al centro le idee, magari anche comuni, sarebbe un esercizio così inutile?

Dimenticavo, al primo turno ho votato Matteo Renzi.  Ora libero sfogo agli insulti. Una volta terminati sono disponibile ad articolare i motivi che mi hanno portato a decidere in questa maniera.

f.

*nell’immagine un particolare di “Park of Idols” di Paul Klee

Annunci
  1. Prima di tutto, sono d’accordo con Obama.

    F., due considerazioni su Renzi. Devo dire che effettivamente la spinta all’insulto è forte! Ma mi controllerò e non cederò al lato oscuro..parliamone!

    Io la vedo così. Se è sicuramente vero che la candidatura di Matteo Renzi alle primarie ha avuto l’effetto molto positivo di aprire un grande dibattito attorno al ruolo di un partito come il PD, di quello che vuole dire, di chi pretende rappresentare, dei propri punti di riferimento e dei propri metodi, questo non significa che poi all’interno di questo dibattito i termini da lui portati siano quelli positivi. Per questo sono contenta di aver seguito in modo più attento e di essermi sentita più coinvolta durante queste primarie (alle altre non avevo nemmeno votato), grazie Renzi, ma poi se voto, voto qualcun altro.
    È una cosa che in questi giorni si va ripetendo in modo forse un po’ vuoto, ma non credo che basti un “cambiamento”, sarà banale ma vorrei un cambiamento in meglio. Non credo che Renzi ne sia il portatore e provo ad argomentarlo.

    Un nuovo vocabolario? Un “cambio di paradigma linguistico”? Senza alcuna nostalgia per l’immaginario sicuramente retrò di Bersani, mi chiedo: quali nuovi concetti positivi sono stati introdotti da Renzi? Quali nuove parole? Le parole dei fotogrammi sparati con sottofondo musicale tra papa Wojtila e le cassette, tra Ratzinger e l’iPod? La “rottamazione”? Le parole di sfida come quelle lanciate subito dopo i primi risultati del voto, quando Renzi si vantava di aver vinto nei comuni dove “loro” avevano sempre avuto la maggioranza, come se “lui” e “loro” non fossero parte dello stesso partito, come se fossero le politiche e lui avesse espugnato delle fortezze. Forse ci si riferisce al vocabolario delle strategie di marketing che sono il vero pilastro di questa candidatura? Se così è, non sono spaventata, provo solo molta tristezza. Personalmente non mi interessano idee accativanti e tecniche di convincimento, vorrei idee sane e poterci credere non per via di tranelli ma come conseguenza di una riflessione profonda.
    Questioni di forma.
    Nel cominciare il proprio show a Trento, Renzi ha detto che non c’è bisogno in Italia di nuove personalità carismatiche in politica, salvo poi proseguire dal palco il proprio – non so come chiamarlo, “comizio?, senza la possibilità di interruzioni, senza che nessuno potesse rivolgergli una domanda: in pratica è il futuro, sentire una persona parlare davanti a te, o guardarla su youtube consente le stesse possibilità di interazione.
    E sembra che solo dal palco possa esprimersi, la sera di domenica tutti e cinque i candidati, durante lo spoglio, erano ovviamente molto ricercati dai giornalisti per le prime dichiarazioni. E dunque le immagini erano quelle di Bersani, Puppato, Vendola e Tabacci circondati dai giornalisti mentre rispondevano alle loro domande. Renzi invece si era fatto costruire un palco, purtroppo con meno pallettes e meno coriandoli di quelli americani. È salito sul palco e ha parlato a lungo ad una piccola folla in visibilio. Le sue parole erano estremamente divisive. Di nuovo, niente domande.
    Probabilmente in questo momento nessuno è in grado di creare connessioni, capacità di parlare a mente libera, capacità di ascoltare senza rancore, mediazioni, punti di incontro, credo però che Renzi sia uno dei più scarsi in circolazione. Predichiamo mediazione e poi facciamo riferimento a chi fa dello scontro (interno, di partito, di logiche a dir poco vecchie) il proprio vessillo? A chi non si presenta alla discussione sulle primarie quando queste non erano ancora state decise?
    Sarà perché è giovane? Non credo, anzi penso che sia proprio perché è portatore di cose vecchie anche se dette in maniera per noi nuova.
    Oltretutto lo trovo povero. Come Grillo fa perno sulle questioni legate alla buona amministrazione della cosa pubblica: chi non è d’accordo? Questa costituisce la base di partenza per poi parlare del resto. Non vedo il resto.
    L’altra sera lo ascoltavo intervistato da Lilli Gruber, gli chiedeva un parere sulla situazione israelo-palestinese, erano i giorni del conflitto a Gaza. Lì si mi ha fatto paura Renzi, ha risposto che prima di tutto era d’accordo con Obama, dimostrando una completa mancanza di autonomia, e poi ha sciorinato una serie di banalità, del tipo “e poi ci sono colpe da entrambe le parti”, l’analisi acuta di una grande statista. Il futuro.

    L.

  2. […] in qualche maniera a rispondere a L. (che commentava il precedente articolo pubblicato su Pontidivista) senza diventare l’avvocato difensore della candidatura […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: