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L’Agenda della discordia e le occasioni perdute

In Ponti di vista on dicembre 27, 2012 at 11:37 am

The-Road-markup-orizzonte-disseminato-600x450-polaOggi scrivevo questo testo. La conferenza stampa appena conclusa da Mario Monti lo rende ormai vecchio, superato dalla spiegazione resa sulla prospettiva della prossima coalizione di centro. Lo voglio condividere comunque perché credo si sia persa una grande occasione. E ora, che raggruppamento dei moderati e possibile/probabile prossimo inciucio sia.

Quanto ci sia di tattico nell’annunciata (e non meglio chiarita) “salita” in politica di Mario Monti lo sapremo solo nelle prossime puntate, ma di certo le novità emerse in questo pazzo dicembre hanno messo in subbuglio l’intero panorama politico. Grandi manovre sono iniziate in tutte le segreterie – almeno in quelle ancora esistenti -, vengono disegnati tutti gli scenari possibili, si attivano gli strateghi e si aprono consultazioni sotterranee volte a carpire qualche segreto nei fronti contrapposti. Prima, seconda o eventuale terza repubblica poca differenza fa. Ciò che risulta evidente è la scarsa capacità dell’offerta politica esistente di mostrarsi credibile agli occhi dei cittadini. Dentro il mare melmoso di questa fragile rappresentanza politica si dibattono mostri, si tuffano avventurieri, affabulatori e mestieranti, salpano personaggi dai contorni messianici e naviga (spesso a vista) l’unico vero partito rimasto sulla scena. Non è facile per nessuno capire che succederà da qui a fine febbraio, data prevista per le elezioni.

Mario Monti rappresenta per la politica italiana (e non solo) una strana anomalia. Tecnico prestato alla politica. Primo ministro non eletto sostenuto da una maggioranza amplissima, ma – è questa l’evidenza di oggi – più sopportato che realmente appoggiato. Ora outsider elettorale, con un occhio al possibile pareggio nelle urne (causa Porcellum) che potrebbe aprire una fase istituzionale di difficile governabilità che necessiterebbe di una guida autorevole. Chi meglio del Professore a quel punto. Il piano perfetto di un abile calcolatore oppure – forse involontaria – opportunità di voltare pagina interrogandosi su un deciso cambio dei paradigmi politici che fino ad oggi abbiamo conosciuto? Negli ultimi giorni ho provato a ragionare attorno a questa seconda visione.

L’Agenda Monti è stata per mesi oggetto misterioso. Un po’ svolgimento dei mitologici compiti a casa frutto della reprimenda europea all’Italia in difficoltà e un po’ futuribile programma politico. Ora questo testo ha una sua consistenza, 25 cartelle neppure troppo fitte, e vale la pena di guardarci un po’ dentro. Letta tutta d’un fiato lascia due sensazioni, in parte contrastanti. Da un lato il compiacimento per il buonsenso, per la misura nell’affrontare le cose, per un approccio articolato e non fatto di slogan. Dall’altra una certa delusione da mancanza, da carenza di argomentazione, da eccesso di sintesi. Credo vadano prese in considerazione gli appunti contenuti (Europa, lavoro, merito, gestione della pubblica amministrazione, ecc.); non ritengo di trovarmi di fronte ad un documento “pericoloso”, carta d’intenti per un progetto di stampo smaccatamente liberista. Non regge l’argomentazione del “più equità, più lavoro” come presunta correzione a sinistra di parte del Partito Democratico, a braccetto con gli alleati di Sel. E’ un rinchiudersi dietro categorie non vecchie nè banali, ma usate come specchietto per le allodole. Strumenti retorici di costruzione di consenso facile, d’acchiappo. Capisco – fino ad un certo punto – il timore di veder messa in discussione una vittoria fino ad ora apparsa scontata (l’attuale legge elettorale punisce la frantumazione del consenso) e un certo disagio di fronte alla scelta per così dire attiva di Mario Monti. Capisco molto meno la strategia di bollare come diverse – anzi: antitetiche, irricevibili, indiscutibili – le proposte contenuta nell’Agenda Monti regalandola di fatto ad un polo di centro, da Montezemolo fino a Dellai,  informe e privo di progettualità politica. Un regalo che vale qualche bel punto percentuale (non certo disprezzabile) e assomiglia tanto allo smarcarsi da un possibile cambio di passo, certo non privo di sacrifici e di rischi, nella strategia politica italiana e globale per i prossimi decenni. Sembra che si voglia dire – con un mix di orgoglio e superbia -: “Caro Monti, dopo tredici mesi fatti da parte. Ora tocca a noi, abbiamo le nostre ricette.” Legittimo, ma la solitudine della politica – distante e sorda – negli ultimi tempi non ha certo offerto risultati soddisfacenti. Perché non cooperare? Perché non condividere? Perché non sfidare la presunta incompatibilità ideologica in nome di un più alto obiettivo quale potrebbe essere la restituzione di un valore profetico e costruttivo all’agire politico? Perché non farlo alla luce del sole e prima delle elezioni, mettendo sul piatto (parlo per il Partito Democratico) il peso del proprio 30% abbondante e la volontà di essere architrave di un progetto realmente riformista? Un progetto ampio e multiforme – sincero e ambizioso -, che sappia parlare ad un intero paese e non al proprio settore di riferimento, che punti all’interesse generale e non a quello particolare, che si assuma la responsabilità di scelte decisive per riqualificare il futuro di una comunità che cerca nuove e concrete risposte.

Segretario Bersani, alzi in telefono e chiami Monti. Lo inviti a bere una birra. Avreste un sacco di cose da dirvi. Farebbe bene ad entrambi. Se accettasse faccia venire anche Vendola, sarebbe una tavolata interessante. Professor Monti, al posto di quel rigido formato .pdf (persino Ichino dice di averci dato solo un’occhiata) faccia girare la sua Agenda comepiattaforma aperta. Quello che manca lo aggiungono altri con note a margine, appunti, correzioni. Si provi davvero a scompaginare le carte in tavola, a non accettare l’apparente, inevitabile,  gioco delle parti che ci dovrebbe condurre fino all’ultima settimana di febbraio e poi oltre. Stupiteci. Non consegnateci un posticcio accordo post-elettorale per tenere in un angolo lo spettro di Berlusconi. Stupiteci innalzando ora il livello della discussione, affrancandovi dalle lobby di potere e dagli sponsor eccellenti che in queste ore esternano i loro endorsement interessati, regalandoci il tentativo di rompere definitivamente con la politica che abbiamo conosciuto negli ultimi anni. Una politica di cui faremmo volentieri a meno.

f.

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