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MP2013 – La grande clameur?

In MP2013 - Una piccola inchiesta. on gennaio 28, 2013 at 11:07 pm

12 gennaio 2013 – “Le belle giornate esistono solo al mattino presto. Avrei dovuto saperlo. Le albe non sono che l’illusione della bellezza del mondo. Quando il mondo apre gli occhi, la realtà riprende i suoi diritti. E riappare il merdaio.” Sempre Jean-Claude Izzo. Lo ricordo mentre esco di casa attorno alle 8 per vedere Marsiglia che si sveglia e si prepara all’inaugurazione. Decido di bere un caffè al Panier e di dirigermi verso il faro. Dietro, verso il porto commerciale ci sono alcuni dei padiglioni costruiti per MP2013. I marsigliesi che passeggiano guardano incuriositi – forse un po’ perplessi – queste forme così squadrate e monolitiche contrapporsi allo stile bizantino della Cathédrale de la Major. Tutto attorno ancora scavi e lavori in corso, con sullo sfondo il grattacielo del Silo e le banchine del porto tristemente vuote. C’è poco da vedere in questa parte completamente rinnovata. Meglio volgere lo sguardo verso sud, verso il Mediterraneo. “Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice.” [Chourmo. Il cuore di Marsiglia]

La prima pagina della Provence parla della grande clameur che dovrebbe esplodere alle 19.00 in punto in ogni parte della città. Un rito collettivo di iniziazione – della durata di cinque minuti – all’anno in cui Marsiglia (e con lei tutta la Provenza) sarà capitale europea della cultura. Sui giornali, locali e non, si parla molto dell’intervento militare francese in Mali e delle manifestazioni contro i matrimoni gay che si sono svolte domenica a Parigi. La città però, tra le sue pieghe, ne discute poco. Non ci sono appuntamenti previsti su questi temi, o almeno io non li riesco ad incrociare. MP2013 incombe.
Marie è la proprietaria del Place Huiles, un elegante negozio di saponi di Marsiglia e olio. Dalla porta del suo negozio osserva le grandi antenne delle tv e i turisti che fotografano il Pavillon M, un monolite di legno e plastica che serve da ufficio stampa e punto di accoglienza. Osserva compiaciuta il traffico nella via e mi confida di essere molto contenta di come l’immagine di Marsiglia sia cambiata grazie ai lavori di riqualificazione realizzati. Approva il progetto e crede sia una grande opportunità. Le chiedo se pensa che questa iniziativa incida anche sulle periferie della città, sui quartieri nord, e non solo sul Vieux Port. La sua espressione vale quanto una risposta. Alza le spalle e inarca verso il basso gli angoli della bocca. Mi dice che il problema esiste, ma che non influisce troppo sull’importanza dell’evento che coinvolge il centro città. Per il Vieux Port e per la zona sud, per i turisti e per il loro arrivo si sta facendo molto. Si guardi attorno, mi consiglia. Mi saluta cordialmente e torna dietro il bancone.

Le persone che girano attorno ai luoghi di MP2013 sono quasi esclusivamente occidentali, bianchi insomma. La maggioranza è schiacciante, quasi assoluta. Questa composizione “monocromatica” del pubblico si scontra frontalmente con la dimensione multietnica di Marsiglia. L’intero quartiere di Belsunce, quello in cui si trova l’appartamento in cui dormo, è abitato da cittadini di origine araba. Eppure sembra che nessuno di loro sia interessato alle esposizioni presenti presso i padiglioni allestiti. Una sorta di latente divisione si percepisce abbastanza nettamente. La cultura (quale tra le tante presenti in città?) non sembra essere fattore unificante abbastanza forte.
La stessa sensazione la provo visitando J1, una vecchia struttura portuale convertita in spazio espositivo. Dentro si trova una serie di mostre fotografiche che richiamano alle diverse identità della città. Gli italiani, i nordafricani, i corsi. E ancora, i portuali e i bambini, dipinti come categorie importanti del tessuto sociale cittadino.
Nella parte conclusiva del grande capannone è stato allestito un grande e ricco percorso storico/geografico. Troia, Tiro, Atene, Alessandria, Roma, Al Andalus, Venezia, Genova, Istanbul, Algeri, Tunisi e infine Marsiglia. Un viaggio a cavallo del Mediterraneo, dentro l’intreccio di una storia comune che fatichiamo a fare nostra. Anzi, che in ogni maniera cerchiamo di negare e che per larga parte nemmeno conosciamo. Neppure la scossa delle Primavere arabe ha dato all’Europa la spinta per mettersi in gioco seriamente dentro il bacino del mare nostrum. Siamo rimasti alla finestra, più preoccupati di conservare privilegi e risorse piuttosto che alzare lo sguardo su di una nuova, grande prospettiva geopolitica. Ne paghiamo oggi le conseguenze, dentro una crescente recrudescenza degli scontri armati (guerra e tutto ciò che ne consegue) e una carenza di prospettiva preoccupante. In Mali come in Siria, ma anche dentro i confini “sicuri” della vecchia Europa.

foto(19)Alle 17.30 il sole si tuffa in mare regalando al cielo un colore arancione che ti entra dentro. Seduto al Vieux Port osservo la Canebiére riempirsi. L’attesa cresce. Mi muovo. Incontro Alèssi Dell’Umbria in una strada laterale, fuori dal flusso incessante di persone. E’ l’autore del volume Storia universale di Marsiglia e vive tra la comunità di Oaxaca in Messico e la sua città d’origine. Guarda con sospetto MP2013, la descrive come un grande bluff. Mi dice che Marsiglia e i marsigliesi costruiscono la loro resistenza sull’inerzia, è stato così da sempre nella loro storia. Lo dice come a sottolineare che non sarà diverso in questo caso. Passerà il 2013, la città – con le sue mille sfaccettature – saprà resistere anche a questa “invasione”. Ne parleremo meglio domani quando lo intervisterò. Ci diamo appuntamento al bar Porter, dove, dice Alèssi, si beve il miglior caffè di Marsiglia. Io torno a sgomitare tra la gente, lui si incammina in direzione opposta. Alle 19.00 i primi fuochi d’artificio esplodono. Li vedo tra i tetti delle case. E’ quasi impossibile raggiungere le strade dove sono previsti gli eventi dell’inaugurazione. La grande clameur si riduce a qualche urlo dai palchi predisposti qua e là, non è un’esplosione spontanea che proviene dalla pancia della folla che riempie la città. Il successo di pubblico è indubbio, ma la sensazione è quella di una grande riappropriazione dello spazio pubblico che solo incidentalmente coincide con MP2013. E lo spazio pubblico – la strada – per Marsiglia è fondamentale luogo d’incontro, snodo privilegiato della vita quotidiana. Dei commerci – leciti e non -, delle relazioni e dei conflitti, delle manifestazioni e delle feste. La strada unisce naturalmente, non so se lo stesso valga per un evento come MP2013 di cui vedo dispiegare i propri investimenti (per nuovi progetti urbanistici) e attività su un parte piuttosto limitata del territorio cittadino. Domani, passata la sbornia popolare – vera o finta che sia… – della giornata inaugurale proverò a capire meglio.

In ogni caso c’é chi la vede in maniera diverso e sceglie il silenzio. Ecco qui il sito di Marseille en guerre. Vi consiglio di darci un’occhiata.

Colonna sonora della giornata, un pezzo che ascolto per la prima volta e che parla del Mediterraneo. La cultura – difficile ridurla ad una, impossibile darle una definizione – che MP2013 vorrebbe proporre è proprio quella del mare che unisce le terre. La canzone è Rock e Raï dei Crifiu.

f.

[continua / 2]

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