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MP2013 – Le 13’or de Marseille

In MP2013 - Una piccola inchiesta. on gennaio 29, 2013 at 12:15 am

13 gennaio 2012 – Marsiglia si sveglia sotto la pioggia. Sottile e fastidiosa. Spogliata dall’abito della festa che ha indossato per una notte. Ha fatto ballare tutti – o almeno tanti, si parla di circa 500mila persone in piazza – e ora mi lascia un po’ confuso a vagare per le sue strade vuote. Non ci sono più i grandi schermi agli angoli delle vie principali, vengono smontate le installazioni colorate, persino l’ufficio informazioni rimane chiuso. Le guardie assunte per controllare i piccoli cantieri temporanei – in grande maggioranza giovani neri – dopo una notte insonne aspettano la fine del turno per potersene andare. Annoiati. Rimangono un po’ di rifiuti sparsi, non una novità per Marsiglia, e l’alone di un evento che stimola una domanda: “e domani che ne sarà di tutto questo?”.

Al Vieux Port c’è il mercato del pesce, una tradizione secolare della città. Una decina di banchetti, non tantissime le persone che si avvicinano per acquistare. Si legge un mix di dignità e tristezza negli occhi dei pescatori che dispongono ordinatamente il pesce davanti a sé.

Chiedo come vanno gli affari e come risposta ricevo qualche alzata di spalle e un sorriso un po’ stretto. Poco più in là, sotto alcuni gazebo, una breve coda di turisti si iscrive ad un evento collaterale: Le 13’or de Marseille. Una caccia al tesoro per le vie della città – tra Starbucks e i nuovi spazi allestiti al porto. Non c’è un grande coinvolgimento di pubblico, e il cattivo tempo di certo non aiuta. Il titolo dell’iniziativa fa nascere in me un interrogativo: qual è davvero il 13’or di Marsiglia? Quale la sua ricchezza da condividere, da mettere in mostra?

Izzo descriveva così la specificità della sua città in Casino Totale: “Un’utopia. L’unica utopia del mondo. Un luogo dove chiunque, di qualsiasi colore, poteva scendere da una barca o da un treno, con la valigia in mano, senza un soldo in tasca, e mescolarsi al flusso degli altri. Una città dove, appena posato il piede a terra, quella persona poteva dire: «Ci sono. È casa mia»”. E’ questo suo essere città di mare a renderla così particolare, figlia di un gomitolo inestricabile di differenze che convivono. Farla diventare la propria casa non è forse immediato come Izzo sembra voler dire, perché Marsiglia è ruvida e piena di contraddizioni, ma per chi la ama sa essere accogliente. Per chi la vuole vedere nei suoi angoli più nascosti sa mostrarsi meravigliosa, unica. Questa immagine articolata non esce nitidamente nemmeno in uno dei luoghi più “alternativi” di MP2013, La Friche. Si tratta di un vecchio complesso industriale riadattato a spazio espositivo e culturale dentro il quartiere La Belle de Mai, nella prima periferia marsigliese. Una sorta di grande centro sociale in parte ristrutturato, con bookshop, ristorante, sale prove, sale concerti e un’ala interamente dedicata alla mostra delle opere di una quarantina di artisti provenienti da tutto il mondo. Un atelier bellissimo dove convivono la rassegna ufficiale e MarseilleOFF (un collettivo che opera collateralmente al programma principale) e dove trovano spazio iniziative di protesta come il progetto Yes We Camp, incentrato sulle tematiche del riuso e della sostenibilità ambientale. Dalla terrazza al terzo piano de La Friche si ha una vista a 360 gradi su tutto il circondario. E’ facile constatare che oltre le mura de La Friche il quartiere sembra non venir toccato dall’inaugurazione di MP2013. Nessuno per strada, sparito il colore rosa, un solo bar aperto dentro il quale i motivi d’interesse sono il pastis, le corse dei cavalli e il calcio. Poco oltre, verso la fermata del tram che mi riporta verso il centro, l’ennesimo cartello che illustra un progetto di nuova edilizia privata. Novecento nuovi appartamenti pronti nei prossimi mesi, sulla spinta (tutta da verificare) della capitale europea della cultura.

“Serve molto alla città, meno alle persone.” Così esordisce Patrick, fotografo per La Provence. Torinese d’origine, da vent’anni raccoglie le immagini della cronaca cittadina. Segue, macchine fotografiche al collo, una manifestazione in costume della cultura provenzale. Gruppi folkloristici, circa 2000 persone, si susseguono lungo la Canebiére. Signore e bambini in vestiti d’epoca si difendono dalla pioggia e salutano i turisti che cercano di immortalarli. Patrick mi spiega che l’obiettivo di MP2013 è quello di modificare la nomea di città sporca, violenta e pericolosa che Marsiglia da sempre si porta appiccicata addosso. Lui da anni deve documentare i regolamenti di conti nelle strade, sa che la questione esiste e non è di secondaria importanza. E’ convinto che alcune cose siano state fatte, qualche investimento è stato garantito ma – dice – “i quartieri nord non sono stati minimamente toccati. Sono rimasti così come sono sempre stati.”

La caccia al 13’or de Marseille continua.

f.

[continua / 3]

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