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MP2013 – Viva La République!

In MP2013 - Una piccola inchiesta. on gennaio 29, 2013 at 12:49 am

foto(36)14 gennaio 2013 – E’ il mio ultimo giorno a Marsiglia, domani si torna in Italia. Mattinata lenta, mi siedo in un cafè/libreria del Panier. Cappuccino – più che accettabile – e croissant. Coperta gentilmente offerta per coprirsi dal maestrale che oggi soffia davvero forte. Il proprietario è Gilles Mariani, origini siciliane e corse. Nonni passati per Torino e per gli stabilimenti Fiat all’inizio del ‘900, prima di arrivare a Marsiglia. Discutiamo un po’ davanti ai giornali aperti. Il suo occhio su MP2013 è quello di chi si augura che l’attenzione non si esaurisca con la fine del 2013. “Deve esserci una Marsiglia 2014 e anche 2015. In questa maniera si svilupperebbe una continuità virtuosa.” Nelle sue parole, quando gli chiedo del rapporto con le periferie cittadine, è evidente una netta divisione tra due città che si incontrano solo in alcuni momenti, che si guardano da lontano. La sfida che MP2013 dovrebbe saper raccogliere è quella dell’avvicinare queste differenti facce di Marsiglia, senza volerne cancellarne una per fare spazio all’altra. Ma è davvero questo l’obiettivo della rassegna?

Marko è uno studente universitario che, trasferitosi a Marsiglia, ha studiato la nascita del progetto MP2013. La motivazione iniziale è chiara: sviluppo economico per la città, immersa da anni in una forte crisi economica. Dopo la sconfitta nel 2004 nella corsa per ospitare la Coppa America di vela, serviva un altro evento internazionale che offrisse un importante ritorno d’immagine a Marsiglia. Dirette conseguenze, nelle previsioni dei promotori, il miglioramento delle condizioni di vita, la crescita degli investimenti, il rilancio dell’attrattività turistica. Qualche milione di visitatori che si aspettano di trovarsi davanti una città capace a riceverli. A questo servono nuove strutture e servizi efficienti. Se questo coinciderà con una generale – e ragionata – riqualificazione di un tessuto urbano e sociale fortemente sfilacciato, solo il tempo lo potrà dire. Apprezzo la visione aperta di Marko, in grado di vedere allo stesso tempo possibilità e rischi dell’intera operazione. Sono curioso di tornare tra qualche mese e di sapere come si sia evoluta la sua opinione e quali siano i dati raccolti da lui sul territorio di Marsiglia.

Chi Marsiglia la conosce davvero è Alèssi Dell’Umbria. Alèssi è personaggio travolgente. Iniziamo a parlare davanti ad un caffè al bar Porter. Il suo italiano è ottimo e il suo racconto coinvolgente. Dobbiamo bere un secondo caffè solo per interrompere la sua prima risposta e capire come proseguire l’intervista accendendo la telecamera. La sua interpretazione di MP2013 è molto critica e parte da un paio dati che lui sottolinea con forza. Il primo è rappresentato dalla dimensione “poco nazionale” di Marsiglia. “E’ francese da poco…” ripete, e descrive il tentativo di normalizzare una città che storicamente si è sempre contraddistinta per la sua indipendenza da Parigi. Per la vita economica, sociale e culturale. Una particolarità che le ha evitato a lungo il ruolo di provincia subordinata al centralismo della Capitale. Il secondo aspetto su cui ragiona è la crisi del porto. Iniziata negli anni ’70, e mai conclusa, ha cambiato il volto alla città, l’ha impoverita e indebolita. L’ha separata dal mare. Tutte le ipotesi di rilancio non sono state in grado di agire un reale cambiamento e Marsiglia ha imparato a difendersi sviluppando l’inerzia, una resistenza informale ma capace di essere estremamente conflittuale anche se spesso invisibile e carsica.
Dentro questa dimensione di comunità complessa anche i confini tra l’illegalità e la vita quotidiana diventano molto sfumati. La Marsiglia più vera ha sempre convissuto con il suo lato oscuro, con quel “sapersi arrangiare” che è stile di vita diffuso non solo dentro le banlieues più periferiche.
MP2013 non è il primo tentativo di “ripulire” Marsiglia. L’esperienza di Euromediterranee (di cui MP2013 vuole essere un acceleratore) ne è un esempio. Il suo impatto su Rue de la République la rappresentazione più evidente. Centinaia di famiglie – per lo più della classe media – sfrattate per “restituire” una via prestigiosa ad abitanti evidentemente considerati “più meritevoli”. Acquirenti mai arrivati davvero, che hanno lasciato vuoti sia gli spazi commerciali sia gli appartamenti. Un’operazione, sponsorizzata anche dalla Lehman Brothers, che ha solo ha avuto un effetto centrifugo per un’altra fetta di cittadinanza marsigliese.

Proprio sugli effetti di questa esclusione lavora Nasser. Tunisino d’origine – i suoi genitori sono arrivati in Francia nel 1950 -, è stato incaricato insieme ad un gruppo di lavoro di gestire un percorso di mediazione sociale a seguito dell’inaugurazione di tre nuove stazioni della metropolitana nel 14° arrondissement. Un lavoro complicato che si scontra con l’assenza di una prospettiva concreta, con una cronica mancanza di servizi e gravi problematiche legate alle infiltrazioni criminali. In questo periodo Nasser sta sviluppando un lavoro all’interno del quartiere per favorire il confronto sul tema dell’uso di sostanze, soprattutto tra la popolazione più giovane. L’intervista con lui è interessante e apre una delle ferite più evidenti di Marsiglia. Mi rendo conto però che non provare ad entrare di persona nelle banlieues limita notevolmente l’efficacia dell’osservazione. Lascio Nasser con la promessa di approfondire, di passare un po’ di tempo con lui seguendo il suo lavoro e cercare di mettere a fuoco i margini della città.

E’ arrivato il momento di ripartire. Ho circa tre ore di girato che ancora non so come utilizzare. Ho qualche appunto in più ma anche altre domande che premono nella mia testa. Sento soprattuto il bisogno di addentrarmi maggiormente nella Marsiglia più profonda, quella che riesce – certamente con più fatica – a esprimere con maggiore chiarezza le proprie pulsioni. E’ lì che probabilmente si riesce a leggere in maniera più nitida – nel bene e nel male – l’impatto che MP2013 ha e avrà sulla città. Penso al mio prossimo ritorno a Marsiglia, alle innumerevoli camminate su e giù per i suoi quartieri, alle parole spese per conoscerla meglio.

“A Marsiglia, si chiacchiera. Il rap è solo questo. Chiacchiere, niente di più. I cugini della Giamaica avevano trovato qui dei fratelli. E chiacchieravano come al bar. Di Parigi, dello Stato centrale, delle periferie scalcinate, degli autobus notturni. La vita, i problemi. Il mondo visto da Marsiglia.” Jean-Claude Izzo, Casino Totale.

Per approfondire: Alèssi Dell’Umbria, “Storia universale di Marsiglia”.

f.

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