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Teniamoci forte!!!

In Ponti di vista on febbraio 24, 2013 at 12:03 am

giostra-polaGiornata del silenzio e della riflessione. Finalmente, dopo l’indigestione mediatica di queste ultime settimane. Un fiume di parole che ha invaso – volenti o nolenti – le nostre case. Un voto sotto la neve, un voto importante, un voto faticoso. Ripenso e osservo con viva preoccupazione il concludersi della campagna elettorale. Non credo abbia senso limitarsi a dire se sia stata bella o brutta (non ne ricordo nella mia vita una che potrei definire piacevole) ma è necessario andare in profondità su alcuni punti specifici, quelli che a me sembrano più interessanti.

Grillo, le urla e le piazze piene. Il vero spauracchio di questa tornata elettorale. Capace di erodere consenso sia a destra che a sinistra, sta mettendo in crisi il modello della politica rappresentativa che conoscevamo (potrebbe non essere un male…) ma rischia fortemente di incrinare anche la tenuta democratica del paese. Il “gioco” sembra avergli preso la mano, sfuggendo forse anche dal suo controllo. Il “TUTTI A CASA!” è grido di battaglia che invoca le teste che rotolano, che presuppone il risultato da raggiungere con le buone o con le cattive. Divide il mondo in buoni e cattivi, e a questi ultimi augura le peggiori sofferenze. Ciò che più mi preoccupa è proprio che il sentimento fondante di questa soggettività politica e sociale sia la vendetta. Una pessima compagna di viaggio, che annebbia occhi, cuore e cervello. I numeri del movimento – nelle piazze e probabilmente anche in Parlamento – sono imponenti e richiedono un presa di responsabilità da parte di chi ne sta a capo e di chi ne fa parte. Perchè il “Ci vediamo in Parlamento…” non assuma i contorni di una velata minaccia. Tra qualche giorno ne sapremo di più, sperando che queste rimangano le uniche elezioni politiche dell’anno 2013. Dovessero essercene altre tra pochi mesi – qualora non si formasse una maggioranza solida – il consenso di Grillo non potrebbe che schizzare verso l’alto.

Società civile. Da tutti evocata, da tutti sostenuta, da tutti candidata. Mi sono sempre chiesto quali siano i tratti caratterizzanti di questa categoria tanto importante in tempo elettorale. E’ capace davvero di rappresentare l’amalgama perfetta delle migliori virtù della specie umana? E’ effettivamente così immacolata come la si descrive, capace di farsi carico della gestione del bene collettivo? Può bastare a confermare questa sua capacità il semplice essere società civile? Cosa e chi certifica le sue qualità, da contrapporsi secondo logica ad un’altrettanto sfuggente società incivile?
Per quanto mi riguarda la società civile è composta da ognuno dei cittadini di una comunità, in questo caso specifico l’Italia intera. Di essi condivide pregi e difetti, valori e mancanze. Ne rappresenta la complessità e anche le sfumature più negative. Tullio De Mauro ci offre dati preoccupanti sulle capacità di accedere alle notizie della popolazione italiana: “Più della metà degli italiani ha difficoltà a comprendere l’informazione scritta e molti anche quella parlata”. Prosegue confermando che “Molti sono spinti a votare più con la pancia che con la testa”. Questo analfabetismo di ritorno – che è anche relazionale oltre che linguistico – rappresenta una fotografia abbastanza fedele di un paese in difficoltà culturale e sociale ancor prima che economica. Su queste macerie andiamo alle elezioni ed è difficile immaginare che il risultato si allontani troppo da questi cattivi presagi, nonostante la “fondamentale” società civile che ci viene detto compone le liste di tutte le coalizioni. Nessuna esclusa.

Movimenti. Il mio passato guardato da fuori.
Una sottrazione consapevole – e forse un po’ autoassolutoria – dalla bagarre elettorale? Un’interpretazione articolata della costante crisi della rappresentanza? Un po’ di timore nell’assumersi la responsabilità di immaginarsi, ambiziosamente, capaci di governare il cambiamento piuttosto che accontentarsi di evocarlo? Non so quale di queste ragioni pesi di più nell’assenza dei movimenti sociali in quelle che sono – o almeno sembrano esserlo – elezioni di una certa importanza rispetto alle sorti future del nostro paese e più generale, almeno, anche dell’Europa tutta. Qualche riflessione abbozzata, ma nel complesso la decisione di starne alla larga. Come sembrano lontane le giornate in cui le mobilitazioni studentesche che invadevano Roma e centinaia di altre città (per una giornata) venivano descritte come fondanti di percorsi potenzialmente rivoluzionari. Ultimamente le piazze vengono riempite dai comizi di Grillo e i contenuti che il comico genovese porta in scena non sono poi così distanti da quelli che i movimenti hanno in questa fase dentro le loro rivendicazioni. Uso e sviluppo della Rete, contrarietà alla finanziarizzazione dell’econmia e impegno per ampliare i poteri dei cittadini, tutela dei beni comuni e opposizione alle grandi opere. Molti altri potrebbero essere i punti di contatto.
Mentre Grillo vede crescere giorno dopo giorno il propio seguito, basandosi sull’insoddisfazione del popolo (la stessa su cui si basa l’attività dei movimenti) e su un capillare attraversamento dei territori, unito alla capacità di offrire un punto d’ascolto all’altezza dell’uomo della strada, le organizzazioni di movimento (centri sociali, comitati, ecc.) sono relegate ai margini del dibattito. Non perchè ci sia qualcuno che le vuole escludere, ma perchè da sempre non riescono ad affrontare in maniera chiara il nodo della rappresentanza politica. Negarlo, come è stato fatto per questa tornata elettorale, è solo un modo per posticipare ed allontanare da sé il problema. Sedersi sulla riva del fiume aspettando che passi il cadavere degli avversari politici a volte non paga e si rischia di vedere sfilare prima il proprio.

100 giorni. Questa campagna elettorale è stata uno sferragliante ottovolante. Promesse, sceneggiate, l’imperversare del messaggio televisivo. Tutti si sono adattati allo stile e alla lunga i programmi sono diventati optional su cui si sono più sperimentate le nuove tecniche di fact checking che costruite le idee di voto dei cittadini. Scrivere nella giornata in cui non possono esserci comizi o tribune elettorali aiuta a guardare oltre questo mortificante spettacolo per provare a immginare l’immediato futuro che ci aspetta. Una domanda che si riserva spesso al candidato premier è di elencare le cose che farebbe nei primi cento giorni del proprio governo. Ne seguono – a destra come a sinistra, o nel campo dei centristi – liste interminabili di atti, più o meno realizzabili, che seguono l’onda delle attese del momento. La riduzione delle tasse è da sempre al primo posto, figlie del contesto sono il taglio dei costi della politica e del numero dei parlamentari, sempre d’attualità sono la riforma elettorale e gli incentivi alla crescita. Nessuno si sottrae a questa liturgia.
Mi rattrista che non ci sia nessuno – sfido a trovare un filmato Youtube o altro documento che mi contradditica – capace di rimettere al centro della propria azione di governo, ed in particolare del suo inizio, la pratica dell’ascolto. Cento giorni dedicati a capire in profondità i bisogni del paese e degli scenari locali e internazionali in cui l’Italia è coinvolta. Una fotografia minuziosa che raccolga non alcuni, ma tutti gli interessi in campo. Un’azione di mappatura dei bisogni che permetta poi di farsi carico di programmare le azioni da sviluppare, ricordando che i più gravosi costi della politica sono quelli che arrivano da scelte sbagliate o da scarsa conoscenza di ciò che si sta facendo per un territorio.
Dopo l’abbuffata di polemiche che abbiamo dovuto sopportare in questi ultimi due mesi una dose di sano buon senso ci aiuterebbe a confrontarci con la realtà, senza volerla piegare alle nostre idee e accettando di costruirla con altri.

Io. Non potrò votare. Un treno che parte da Trento alle 7.30 domenica mattina mi porterà a Roma e farò ritorno a casa solo lunedì sera. Mi dispiace tantissimo non poter dare il mio contributo alla definizione del quadro politico del prossimo Parlamento. Avrei votato, con convinzione, il Partito Democratico. Credo che in questo momento storico, che in maniera sommaria provo a descrivere in questo blog, sia l’unica realtà organizzata che in Italia ha nel proprio dna l’idea di governare – con tutto quello che comporta – una comunità di persone e non solo la volontà di rappresentare gli interessi di una parte. Commette degli errori? Chi non lo fa. Ha dentro di sè molteplici idee? Qualcuno lo vedrebbe come una ricchezza, di certo non può essere segnalato come un limite. Su alcuni temi non mi trova in perfetta sintonia? Mi piacerebbe discuterne, e lo faccio quando ne ho occasione. Senza vincoli di tessera ma con passione e voglia di confrontarmi.

Ecco il mio endorsement dell’ultimo minuto, seppur inutile ai fini percentuali.

f.

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