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Anno 2013…punto e a capo

In Ponti di vista on febbraio 26, 2013 at 8:33 am

Un solo vincitore, diversi milioni di sconfitti. Un uomo solo al comando, un movimento ai suoi piedi e attorno l’Europa intera che si interroga. L’Italia non ha scelto o forse ha cominciato a farlo, dando un primo forte scossone. Da qui non si torna indietro e il sentiero che ci si apre davanti è decisamente tortuoso. Il pareggione tanto temuto si è realizzato, aprendo la strada ad un pericoloso (e solo in parte previsto) clima di ingovernabilità dentro il Parlamento. Al Berlusconi raggiante per l’ennesimo miracolo – frutto di qualche trucco da illusionista e una rimonta al limite dell’impossibile – rispondono le facce preoccupate di un Partito Democratico che nel cuore della notte non aveva ancora incassato il colpo. Interpretazioni diverse di un contesto unico che li vede entrambi  incapaci di proporre da soli un Governo credibile. Tutto il resto attorno sono imbarazzanti macerie, che posso immaginare Grillo guardi con una certa soddisfazione. Mario Monti – mal spalleggiato da compagni di viaggio impresentabili – è ininfluente ai fine dei conteggi alle Camere. Tutti gli altri, e non sono pochi, le vedranno da fuori. E’ un dato di fatto: i partiti sono spariti. Escluso il PD, e non sentendomela di attribuire alla persona di Berlusconi questo status collettivo, gli altri non esistono. Lega, Sel, Rivoluzione civile (e tutti quelli che le stavano in pancia), Radicali, Fli, UDC, Socialisti, Fratelli d’Italia e qualunque altra sigla. Tutti spariti, fagocitati dal M5s o cancellati da un cambiamento di scenario che li ha resi vecchi e ridicoli per capacità di offrirsi come rappresentanza dei cittadini. Non era un risultato scontato e  merita una riflessione più approfondita.

Grillo ha vinto. Ha raccolto attorno a sé un consenso di dimensioni inimmaginabili. Nella sua crescita non ha trovato ostacoli perché nessuno come lui ha saputo interpretare il sentimento di una fetta potenzialmente maggioritaria di cittadini. Identità multiple e provenienze molteplici che hanno trovato in un comico – prestato alla politica – la figura maggiormente rappresentativa e credibile. Un catalizzatore di indignazione morale, voti, speranze e sfortunatamente anche un mix di cattivi sentimenti. Rabbia, disillusione, rancore, vendetta. Gli scappellotti promessi in Parlamento, simbolici quanto fortemente evocativi, e la guerra preferita a qualsiasi alleanza sembrano essere le parole d’ordine della fase due del M5s. L’obiettivo, nemmeno troppo nascosto, è quello di “fare a meno dei corpi intermedi tra cittadini e Stato”. Basta ai partiti, ma anche ai sindacati e alle associazioni di categoria. Un calcio quindi alla storia della rappresentanza politica e sociale a favore di una fantomatica iper-democrazia che dovrebbe avere realizzazione in Internet. Mi permetto di dubitare, ma certo ciò che è assolutamente reale è l’assenza di un risposta alternativa alla innegabile crisi della rappresentanza che abbiamo conosciuto e descritto con dovizia di particolari negli ultimi vent’anni. Grillo riempie uno spazio lasciato libero non solo dai partiti, ma anche da movimenti troppo intenti a cullare le proprio identità autoreferenziali e minoritarie o ad attendere l’imminente insorgere di una moltitudine autorganizzata. Grillo riempie uno spazio abbandonato, rischiando però di trasformarlo in una voragine senza fondo. Ne siamo tutti responsabili, nessuno escluso.

Cosa si può fare allora? Nell’immediato di questo stallo elettorale serve un gesto di coraggio del PD. Bersani (se ricevesse l’incarico di provare a costituire una squadra di Governo) proponga a tutti gli altri protagonisti del nuovo Parlamento tre punti secchi: legge elettorale, tagli ai costi della politica, Presidenza della Repubblica. Chi ha cento deputati e cinquanta senatori in Parlamento (questi sono gli straordinari numeri del M5s) non si può permettere di rimanere alla finestra, deve essere coinvolto e ascoltato, sempre che lo voglia.  Realizzato questo breve programma nuove elezioni, con coalizioni e candidati premier (certamente diversi alcuni…) espressi fin dall’inizio della campagna elettorale. La reale tenuta del Paese e le reazioni dell’Europa intera rispetto ad una soluzione di questo tipo sono tutte da verificare, ma vale la pena di provare. E’ preferibile, se davvero si deve scegliere, a qualsiasi larga coalizione che permetta a Grillo di confermare il suo ruolo di osservatore esterno delle “malefatte” altrui. Un ruolo gratificante dal punto di vista del consenso e che lo pone oggi come unica forza politica con ancora un ampio spazio di crescita potenziale da spendere nell’immediato senza troppa fatica.

Nel medio e lungo periodo il lavoro è ben più articolato e non di facile realizzazione. Si tratta di mettere mano alla dimensione culturale, sociale e in ultimo politica dell’intero Paese. Si tratta di mettere in gioco se stessi e le proprie immutabili certezze. Le origini di questa situazione sono lontane nel tempo e complesse nelle motivazioni. L’analfabetismo di ritorno (linguistico e sociale) di cui parlavo in un precedente articolo è certamente il brodo di coltura ideale per fenomeni di questo tipo. Mi riferisco in particolare da un lato all’esigenza di immedesimazione nell’uomo forte – un Vendicatore Mascherato dall’etica specchiata e dalla dialettica sferzante – e dall’altra all’incapacità di voltare pagina rispetto al berlusconismo, segnalando come di fatto il Paese tutto non sia di molto migliore rispetto al vituperato protagonista dell’ultima stagione politica italiana.
Lo tsunami elettorale che si è abbattuto sull’Italia – e di riflesso sull’Europa – ha preso forza negli ultimi vent’anni dentro i quali sono covati , e ieri esplosi, sentimenti di grande insofferenza rispetto ad un proposta politica tradizionale (tutta, nessuno escluso) che non ha saputo farsi carico della gestione del bene collettivo e proporre immaginari e narrazioni coinvolgenti e condivisibili. Il risultato è venuto di conseguenza, non preventivabile forse nelle dimensioni ma certo scritto dentro uno sfilacciamento sempre più preoccupante del tessuto sociale italiano. L’identità grillina – che sbaglieremo a bollare esclusivamente come populista – prende corpo dentro queste fratture non sanate, dentro contraddizioni che non trovano risposta.
Ci eravamo illusi di poter trovare in questo lunedì un punto di svolta nella storia contemporanea di questo strano paese a forma di scarpa. Di certo immaginavamo diverso questo punto e a capo e se possibile ora ci troviamo ancora più spaesati di fronte ad uno scenario – istituzionale ma che si riverbera anche fuori dai palazzi romani – completamente nuovo.
La responsabilità, termine così abusato nel recente passato dello scontro elettorale, dovrebbe essere il concetto guida di chiunque da oggi siede dentro la Camera e il Senato. L’ingovernabilità dei due rami del Parlamento ha come ricaduta immediata la messa in dubbio dell’agibilità delle scelte di Governo, decretando l’impasse. L’aria immobile dopo la tempesta.

f.

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