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Nel limbo delle idee…the Waldo moment!

In Ponti di vista on marzo 18, 2013 at 11:32 pm

waldo-600x399-polaTSUNAMI E BONACCIA. Sono passate ormai quattro settimane dal voto e ancora non si percepisce quali siano le reali possibilità di vedere un governo costituirsi a breve. Nonostante la nomina dei Presidenti delle Camere sembra ancora che le elezioni anticipate (a giugno?) rimangano la prospettiva più probabile e anche la più pericolosa.  Per il momento allo tsunami elettorale si è sostituita la bonaccia. Non che in questi giorni manchino le folate scomposte – i mercati finanziari, le marce dentro i tribunali, le polemiche giornalistiche, le discussioni in seno al M5s – ma certo la sensazione è quella di trovarsi dentro un pericoloso limbo delle idee, dove l’immobilismo non è solo istituzionale ma anche e soprattutto di pensiero. L’elezione di Laura Boldrini e Piero Grasso – persone degnissime – non ci permette ancora di uscire dal pantano dentro il quale ci muoviamo a fatica. Il giorno dopo infatti non è stato caratterizzato da uno slancio della politica per una risoluzione dello stallo, ma se possibile abbiamo assistito ad un ulteriore avvitamento della situazione. La mossa del cavallo proposta dal PD  ha fatto venire a galla le lacune del M5s, evaporare il non-partito di Monti e insorgere i reduci del PDL. Per mettere a segno un punto immediato Pierluigi Bersani rischia di aver pregiudicato le restanti possibilità di dare una continuità a questa martoriata legislatura. Mettere all’angolo l’unico interlocutore possibile, seppur improbabile, non aiuta nella ricerca di un eventuale punto di contatto. Le posizioni si radicalizzano, i gruppi si rinsaldano attorno a vecchi schemi.
Tutto sembra svolgersi all’interno di una dialettica monca, dove all’accusa corrisponde raramente uno spazio ricompositivo, in un tatticismo esasperato che toglie aria alle poche espressioni portatrici di una sincera propensione al dialogo, in un continuo e inutile rimpallarsi di responsabilità, laddove quella stessa responsabilità bisognerebbe decidere di assumerla. La bonaccia è il tempo dell’attesa, potrebbe essere anche utilizzato per riflettere; ma non può prolungarsi troppo. Fermi in mezzo al mare di una transizione politica anomala e di una crisi sociale acuta si muore.

CAMBIAMENTO E COMPROMESSO. Il cambiamento sta nelle cose, è un dato innegabile. Sono molti i segnali che confermano il fatto che qualcosa si sta muovendo. Un Parlamento fortemente rinnovato, ringiovanito e femminile. Una ritrovata attenzione rispetto ai temi della politica e del governo della “cosa pubblica”. La discontinuità rispetto al passato oltre ad essere necessaria è assolutamente naturale. Chi, a livello politico, non ne fosse ancora convinto vive evidentemente in un mondo separato e lontano dalla realtà. Negli ultimi giorni questo nuovo contesto ha mostrato anche i suoi limiti ma forse proprio dentro questa fragilità e instabilità sta la ricchezza di un momento che potrebbe essere addirittura fondativo di un nuovo contratto sociale tra cittadini e una più credibile classe dirigente.
In un bell’articolo di Antonio Sgobba – uscito su La Lettura del 17 marzo 2013 – dal titolo “Elogio del compromesso” si riflette attorno ad un termine troppo spesso denigrato. Usato ingiustamente come sinonimo di inciucio è uscito dai vocabolari della politica sostituito dalla retorica del “senza se e senza ma”. Il riaffacciarsi nel panorama parlamentare (e nella vita di tutti i giorni) dell’arte dialettica e del confronto sarebbe un segnale vero di trasformazione delle pratiche di governo. Perché il compito di un leader, e di chiunque voglia assumersi il compito di governare, “non è solo quello di tener fede ai propri principi.” E’ indispensabile contaminarsi con altri,  divorziare da qualche saldo pregiudizio, non dare per scontata la propria opinione. Chi se non il Partito Democratico può assumersi oggi questo compito gravoso senza ritenerlo un segno di debolezza?
Praticare questo gesto di apertura è difficile, molto più che trovare un’idea intelligente (come avvenuto alla Camera e al Senato) per mettere in difficoltà i propri avversari politici. E’ nel costruire ponti che si riconoscono le caratteristiche della buona politica che Laura Boldrini ha richiamato nel suo discorso di insediamento. Il cambiamento oggi fa rima con la ricerca del compromesso e non con la sua negazione.

LI’ DOVE IL WEB NON PUO’ ARRIVARE. Non so se Beppe Grillo conosca la serie TV Black Mirror. Ovviamente la può trovare on-line. Una puntata in particolare è illuminante. Pensata circa due anni fa, The Waldo moment, racconta del successo elettorale di un pupazzo animato che conquista consenso attraverso una feroce critica al sistema politico corrotto. Linguaggio volgare, volumi eccessivi e una strategia di marketing (o campagna elettorale?) virale lo fanno diventare un caso, uno tsunami. Le assonanze con l’ascesa del M5s e del suo istrionico leader sono notevoli e fanno riflettere. Senza voler prevedere un finale macabro – andatevelo a vedere – come quello proposto dalla serie è necessario interrogarsi attentamente sul ruolo della rete, così centrale in questa fase storica.
E’ possibile che ora tutto passi esclusivamente attraverso il filtro distorsivo e moltiplicatore del web? E’ normale che non sembri poter esistere nulla di trasparente se non dietro una diretta streaming? E’ sano che quasi ogni nostro confronto si riduca a pensieri di 140 caratteri dentro questo o quel social network? Il mio non vuole essere un attacco ad uno strumento dalle potenzialità enormi e in gran parte inespresse ma un tentativo di guardare ad esso con un minimo di oggettività. Nessun media, neppure la tanto bistrattata TV, nasce originariamente come esclusivamente buono o cattivo. L’uso che ne facciamo fa la differenza. I contenuti con cui li riempiamo ne qualificano il ruolo. E di questi tempi – come ha sintetizzato bene Michele Serra – c’è davvero tanta merda tra le pieghe del mondo virtuale e di certo questo non è un buon presupposto per il futuro.
Sarà un tweet a rivoluzionare il mondo? Non sarebbe opportuno – parallelalmente a questa sbornia tecnologica che ci vede costantemente connessi – riscoprire l’abitudine al mettere in comune problemi, idee e risorse in un rinnovato spirito cooperativo? Non varrebbe la pena di riportare al centro del discorso politico la coesione dei rapporti sociali e la gestione e valorizzazione dello spazio pubblico? O forse davvero è arrivato il momento di Waldo?

f.

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  1. lo sapevo che ti sarebbe piaciuto quell’articolo!

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