trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Vol Spécial – Uno squarcio sull’immigrazione in Europa

In Ponti di vista on aprile 12, 2013 at 10:55 pm

La democrazia in Svizzera. Domenica 24 settembre 2006. Referendum 1. Con quasi il 70% di voti favorevoli vengono approvate due leggi che inaspriscono le norme sul diritto d’asilo e l’immigrazione. Una di queste istituisce lo strumento del Vol spécial, la pratica di rimpatrio forzoso che da il nome a questo bellissimo documentario del regista Fernand Malgar, distribuito in Italia da ZaLab.
Domenica 28 novembre 2011. Referendum 2. Viene autorizzata la revoca immediata del titolo di soggiorno per lo straniero condannato in ultimo grado per una serie di reati che vanno dall’omicidio alla rapina.
Referendum 3. Nelle ultime settimane è stato presentato un testo (corredato da oltre 100.000 firme) per una nuova consultazione che chiede di limitare numericamente i flussi migratori in ingresso al fine di tutelare l’ambiente svizzero. Un referendum anti-immigrazione per ragioni ecologiche. La cosa sembrerebbe grottesca e surreale se non fosse vera.
In un interessante articolo uscito su La Lettura del 7 aprile 2013 Sergio Romano traccia i contorni dei fenomeni populistici che stiamo conoscendo in questi anni all’interno dei confini Europei. “Il populismo – dice – è una sindrome, vale a dire uno stato d’animo caratterizzato da sintomi, percezioni, emozioni. […] La sindrome è fondata sulla convinzione – pericolosa –  che il popolo sia depositario della verità. “Il populismo” spiega ancora Romano “è una religione neopagana in cui il Popolo è Dio e adora se stesso”.
Il referendum, nel caso specifico di Vol spécial, è stato lo strumento con cui decidere la sorte di diverse migliaia di uomini e donne destinati prima ad essere incarcerati e successivamente rimpatriati con la forza. E’ in questi esperimenti mal riusciti che intravedo la fragilità di alcune proposte di “democrazia on-line” completamente prive di contrappesi alle scelte, spesso frettolose, della pancia del popolo. Al massimo grado di partecipazione corrisponde anche la più alta possibilità di prendere decisioni sbagliate, soprattutto in merito a temi complessi come quelli dell’immigrazione e dei diritti di cittadinanza.

Vol spécial. Per descrivere il documentario utilizzerò solo poche righe, soprattutto perchè la pellicola merita di essere vista senza aver letto precedentemente una sua recensione. Bisogna – come è successo a me – sedersi davanti allo schermo quasi privi di informazioni, a digiuno rispetto alla storia che il regista vuole raccontare.
Le vite degli “ospiti” e dei responsabili del centro di detenzione di Frambois si intrecciano creando una narrazione a più voci complessa e fortemente espressiva. Lo stile della regia è estremamente lineare e rigoroso, non si percepisce la presenza della telecamera. Sono le storie e le relazioni umane (tra detenuti, tra detenuti e famiglie, tra detenuti e guardie) a descrivere la tragicità della situazione. Sono i sentimenti, potentissimi e contrastanti, a risaltare nel contesto neutro e ovattato di una realtà silenziosa e distratta. Amore e odio, speranza e frustrazione, condivisione ed individualismo. E ancora musica e silenzio, libertà e detenzione. Attorno alle alte reti che delimitano il campo da gioco del centro non c’è nulla. La Svizzera rimane sullo sfondo, invisibile eppure influentissima nella decisione di espellere dal proprio territorio anche persone che dentro i suoi confini vivono da anni, lavorano e hanno deciso di sposarsi e di costruirsi una famiglia.
E’ il gelido formalismo della procedura (e la violenza della pratica del Vol Spécial) che fa a pugni con l’umanità che esprimono la musica di Wandifa, i silenzi di Ragip e Serge o la convinzione della propria innocenza di Pitchou. E’ la quotidiana partita tra la vita e la morte che si respira nell’attesa della mattina in cui si verrà chiamati, uno dopo l’altro, per venir imbarcati – legati e imbavagliati – su un volo per un paese che non è più il proprio.
Vol Spécial è un documentario intenso e prezioso. Fa riflettere sulla necessità di modificare radicalmente le politiche sull’immigrazione e sui trattamenti inumani che devono subire (in Svizzera come nel resto d’Europa) quelli che ci ostiniamo a chiamare stranieri e ad affrontare come nemici.

Il Racconto del Reale. Finalmente, grazie ad un progetto promosso da ZaLab, riuscirò a mantenere una promessa che mi ero fatto qualche mese fa. Racconterò – in video – la storia di uno dei più di duecento richiedenti asilo che hanno vissuto in Trentino dopo essere fuggiti dalla Libia. Bollata come emergenziale la loro permanenza è diventata duratura. Sono passati due anni e tra poco l’accoglienza si interromperà, senza un chiaro piano per il dopo. In attesa di una nuova emergenza.
Proverò a racchiudere in otto minuti l’arrivo in Italia e i primi giorni nel campo di Marco, il sentimento di spaesamento e paura, l’incertezza rispetto al futuro. Vorrei però soprattutto dare voce ad una speranza; alla possibilità di costruire anche relazioni di fiducia e di vivere la felicità di sentire forte l’affetto attorno a sé. Il titolo del video sarà “Fermate”.
Incrocio le dita affinchè il risultato sia buono.

f.

Annunci
  1. […] Sempre in Svizzera – per un paio di quesiti che andavano nella stessa direzione (1/2/3) – e più in generale per una diffusa idee che sia difficilissimo affidarsi unicamente al […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: