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E’ qui la festa? Ovvero dell’incomunicabilità tra le varie parti della città…

In Ponti di vista on aprile 23, 2013 at 12:31 am

zuffo-polaLe città come i sogni sono costruite di desideri e di paure.
Italo Calvino  (Le città invisibili, 1972)

Non esistono città per i giovani o città contro i giovani. Esistono solo città. Il vivere in un’area urbana (più o meno densamente abitata) si basa necessariamente sull’incrocio – si direbbe compromesso se questa parola non avesse assunto una connotazione esclusivamente negativa – tra i diversi interessi delle varie componenti sociali che la abitano. Quando Calvino parla di desideri e paure descrive, estremizzandola, questa complessità. Ci mostra gli estremi e ovviamente la difficoltà di farli coesistere. Ci invita a riflettere su opportunità e limiti del vivere a contatto con altri nostri simili in uno spazio ristretto.
Guardare solo uno dei due lati della medaglia non è sufficiente per comprendere la difficoltà della scelta del convivere. Sostenere – senza se e senza ma – la prevalenza di uno dei due aspetti è esercizio tanto inutile quanto scorretto. La negazione dell’altro, inteso come diverso da noi, e delle sue esigenze esclude qualsiasi tipo di interlocuzione, rende ogni tentativo di mediazione vano. Questa incomunicabilità tra le varie parti della città è la vera cifra dell’annoso dibattito (o meglio dell’improduttiva polemica) che si costruisce da anni attorno alla presunta mancanza di attività per i giovani nella città di Trento.

Tre mi sembrano i fattori di contrasto più evidenti all’interno di questo sentitissimo conflitto cittadino. C’è una questione anagrafica che divide giovani e meno giovani, e temo non sia né una novità del nostro tempo né una distanza destinata ad accorciarsi naturalmente. C’è poi un contrasto spaziale; da un lato per l’occupazione degli stessi luoghi (piazze, strade, parchi) per attività estremamente diverse tra loro, dall’altra per la prossimità quasi totale tra spazio pubblico e spazio privato e la loro difficile divisibilità. In ultimo c’è un’apparente incompatibilità temporale nel vivere la città, dove da nessuna delle parti in causa si tiene in considerazione che la città è tale per 24 ore al giorno e non solo per l’intervallo di tempo nel quale la si attraversa per i propri bisogni personali. Su queste differenze normalmente la discussione si accende, rinforzando gli steccati identitari dei due fronti opposti, solitamente rappresentati da una parte com giovani nottambuli e dall’altra come cittadini arrabbiati.

La recente storia di Trento vuole che desideri e paure non debbano mai trovare un punto di incontro e che al contrario al calar della sera si debbano obligatoriamente scontrare. Una lotta che spesso accresce le paure e tarpa le ali ai desideri, lasciando sul campo solo sconfitti e nessun vincitore. La città per essere viva ha bisogno di veder dialogare le proprie anime. La sua crescita non avviene sotto l’impulso di una sola delle sue dimensioni ma grazie all’armonizzazione delle diverse spinte che la caratterizzano. Ecco perchè invece di proseguire in un botta e risposta scomposto che è fatto di telefonate alla polizia, feste a sorpresa al parco, lettere stizzite al giornale locale, petizioni di residenti inferociti, tweet delusi di studenti che si sentono in gabbia propongo una tentativo dialogico di risoluzione della “crisi”. Vista l’importanza che il tema sembra avere immagino riceverò numerose adesioni.

Un pomeriggio primaverile. Una piazza. Cento sedie. Invito a partecipare per chiunque abbia qualcosa da dire e voglia provare a trovare un punto di contatto tra gli interessi contrapposti.
Benvenuta ogni idea che permetta di superare l’assunto – facilotto e un po’ ideologico – “Trento non è una città per giovani” e concorra al compito di trasformarlo in “Trento è una città per tutti”.

Aspetto vostri commenti.

f.

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  1. Mi sembra un’ottima proposta; credo sarebbe utile e reciprocamente arricchente se si riuscisse davvero a realizzarla. Spesso gli attriti nascono dall’incomunicabilità tra le parti, che porta alla mancanza di comprensione reciproca. A mio parere Trento sarebbe una realtà ideale per sperimentare questo progetto, che potrebbe essere applicato anche ad altri problemi e ad altre realtà.

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