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Bitter sweet symphony…

In Ponti di vista on maggio 30, 2013 at 10:07 pm
marsPanierMarsiglia, 1 maggio 2013. E’ già passato un mese e la nostalgia cresce. Il primo viaggio all’estero di mia figlia Petra è a Marsiglia, e non sarebbe potuto essere altrimenti. Sono tra quelli che di questa città si sono innamorati, non resistendo al suo fascino multiforme e al suo sapore mediterraneo. Quando percorro i vicoli stretti e ripidi riesco a intravedere la realizzazione imperfetta di quel “vivere per addizione”  che narra meravigliosamente Carmine Abate in alcune sue pagine. Migliaia di viaggiatori che hanno deciso (o sono stati costretti per i più diversi motivi) a fermarsi a Marsiglia, riconoscendola come “terra di confine, percepita come luogo di contatto e non di divisione degli uomini”. La sedimentazione, tutt’altro che lineare e aconflittuale, di 2600 anni di culture – è importante quest’uso del termine al plurale – che si incontrano e insieme costruiscono una comunità ricca e vitale. Non so se si debba parlare di convivenza interculturale, piuttosto che di tolleranza o di un procedere per inerzia ma è certo che dentro Marsiglia più di sessanta etnie compongono un interessante mosaico, per certi versi unico. Nel cuore dell’Europa, non in un singolo quartiere ma in gran parte della città. E’ con questa complessità che MP2013 non riesce a fare i conti. Marsiglia e Marsiglia Capitale Europea della cultura 2013 sono due realtà che faticano ad incontrarsi. La seconda dovrebbe dialogare (ascoltando soprattutto) con la prima mentre invece procede distante, volontariamente distratta rispetto al luogo nel quale è “atterrata”.

Perché venite a Marsiglia? Rue de l’Olivier. Ore 03.52. La luce blu dei lampeggianti illumina la notte. Dobbiamo correre all’ospedale perché Petra si è svegliata respirando affannosamente e piangendo. Comunicare con i Marins Pompiers – veri factotum dell’emergenza cittadina – è difficilissimo visto l’utilizzo esclusivo che fanno del francese. Google translate aiuta ma crea anche degli assurdi malintesi. Scendendo le strette scale di casa uno dei tre soccorritori mi stupisce con una domanda in inglese: “Why do you come in Marseille?”, e prosegue dicendomi che farei meglio ad andare piuttosto a Parigi o Lione. Mi dice queste cose guardandomi come fossi un alieno e prima che io possa rispondergli ha già chiuso dietro di se il portellone dell’ambulanza. In quella domanda sta tutta la contraddittorietà di questa città che vive una dicotomia tra il sentimento innato di indipendenza dalla Francia e una sorta di subalternità economica e progettuale di cui MP2013 (e prima ancora Euromediterranee) è il sintomo più evidente. All’unicità marsigliese – il motivo principale del mio interesse – si contrappone il tentativo di uniformazione all’offerta turistica, e ovviamente anche culturale e sociale se non addirittura antropologica, alla dimensione centralizzata immaginata da Parigi. I risultati, almeno per ciò mi è stato possibile vedere, non sono quelli previsti. Le due Marsiglie procedono parallelamente quasi ignorandosi a vicenda. Gli abitanti della Marsiglia “originale” non fanno troppo caso all’intruso e proseguono la vita di tutti i giorni. La Marsiglia capitale per un anno prosegue mattone dopo mattone nel suo tentativo di riqualificazione urbana. Per la piccola Petra invece la prima laringite, favorita dall’aria di mare del Vieux Port.

MarsManifestIl cuore di Marsiglia. Negli ultimi due anni sono tornato a Marsiglia per tre volte. Non mi sono mai fatto guidare in itinerari turistici e solo la prima volta, con Casino Totale in tasca, ho seguito le traccia di Jean Claude Izzo fino a Les Goudes. Ho sempre preferito perdermi nel ventre di Marsiglia – o almeno in una parte di esso – conoscendone meglio la storia, incontrandone gli abitanti, gustandone la quotidianità. Muovendosi in questa direzione ci si accorge di quanto sia vera la frase di Victor Hugo che definiva “Marsiglia città senza monumenti” e di come la specialità di questa città sia tutta in chi la abita, nelle differenze che la attraversano. E’ proprio su queste sfumature – particolarità prima di tutto umane – che si concentra il video/documentario che sto provando a girare. “Marsiglia: capitale delle culture. Storie, luoghi, persone. ” è il titolo provvisorio. Il Panier, gli artisti e i set della serie tv Plus belle la vie. Il porto, il rapporto di Marsiglia con il mare e la crisi economica. I quartieri nord, le grandi diseguaglianze sociali e le persone che prestano attenzione alle pereferie. La Plane e Noailles, la comunità, l’incontro. La curva dell’OM, il calcio e il suo valore aggregativo.

Bitter sweet simphony. Percorrendo la tangenziale che ci riporta verso l’Italia la radio suona la più famosa canzone dei Verve. Ce ne andiamo con un tempo ancora variabile. Fa ancora freddo e le nuvole cingono Notre-Dame de la Garde. La primavera si fa attendere. Marsiglia è dolce e amara insieme. E’ la luce che invade l’intera città per tutto il giorno riflettendosi sul mare e l’oscurità affascinante e sinistra delle sue vie dopo il tramonto. E’ la gioia di vivere della moltitudine di bambini che riempiono i suoi parchi e le sue piazze e la malinconia di una povertà trasversale che è caratteristica di quasi tutto il centro storico. E’ Marsiglia, prendere o lasciare. A presto.

f.

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