trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Un amarissimo Cafè…

In Ponti di vista on giugno 18, 2013 at 3:22 pm

foto(cafè)Il 29 novembre 2012 veniva inaugurato il Cafè de la Paix. Una novità per Trento e un possibile – interessante – esperimento per il suo centro storico. Un progetto nato dalla sinergia di diversi attori del contesto cittadino e  sviluppatosi grazie alla creatività di un interessante gruppo di “conduttori”. Cosa rimane di quella sfida ambiziosa lanciata più di sei mesi fa?

Quasi 11.000 tessere associative. Decine di iniziative di ogni tipo. Concerti, mostre, serate informative, riunioni di associazioni, presentazioni di libri. Ma i numeri e gli elenchi non bastano a descrivere bene le potenzialità dello spazio di passaggio Teatro Osele. Un luogo accogliente, aperto a tutti, patrimonio di un’intera comunità. Un Cafè culturale che favorisce l’incontro, che invita a fermarsi; e che è stato motore della riqualificazione di un angolo dimenticato di Trento. Tutto bene quindi?

Nemmeno per sogno. Come in ogni situazione nuova si incontrano difficoltà e contraddizioni. Qualche lamentela dei vicini, l’assillo della burocrazia, la necessità di far quadrare i conti, la complessa gestione di un’attività multiforme. Chi ha deciso di imbarcarsi in una tale avventura conosceva questo lato dell’impresa e consapevolmente se ne è fatto carico. Investendo energia, pazienza e fantasia. Merci rare e preziose. Ricavandone anche importanti soddisfazioni e un generale riconoscimento, certo, ma vedendo ogni giorno crescere una certa ostilità, un’inspiegabile ritrosia al collaborare, una preoccupante sordità da parte delle istituzioni comunali.

La polizia municipale è stata negli ultimi mesi “interlocutore privilegiato”. Controlli, multe, altri controlli, restrizioni fino alla riduzione cautelativa dell’orario di apertura consentito alle 22.30. Vista la quantità – e la “qualità” – delle sanzioni ricevute sarebbe legittimo dubitare sul come abbia preso forma un tale accanimento. Ma è meglio non percorrere la strada del sospetto e credere nella buona fede di tutti.

Certo in questi mesi l’uso esclusivo dei regolamenti e del codice civile (o peggio penale) per discutere del Cafè de la Paix rappresenta un’evidente sconfitta della politica nella gestione dello spazio urbano. Sia ben chiaro, non si chiedeva di avere un occhio di riguardo  per consentire la trasgressione delle regole oppure per superare indisturbati qualche ostacolo amministrativo. Sarebbero bastati occhi e orecchie attente al fenomeno sociale e culturale (numerico ma non solo) che si è sviluppato in sei mesi attorno al Cafè per rendersi conto della sua unicità in città. Questa disattenzione, nella migliore delle ipotesi, impedisce per l’ennesima volta di affrontare seriamente il tema della convivenza di interessi diversi nell’utilizzo dello spazio pubblico e contribuisce a semplificare – mortalmente – la contrapposizione tra abitanti bisognosi del silenzio e giovani dediti al rumore molesto.

Allo stato attuale delle cose un giornale locale potrebbe tranquillamente titolare domani: “Via Suffragio. I residenti vincono la loro battaglia contro bar fracassone.” Sarebbe una conclusione amarissima per un’esperienza di tale valore culturale e sociale.

f.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: