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#Trentocodiciurbani

In Ponti di vista on luglio 10, 2013 at 6:20 am

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Il 9 luglio si è tenuto un incontro/dibattito dal titolo Codici Urbani che partendo dal caso del Cafè de la Paix ha provato a riflettere sul ruolo della cultura a Trento nella gestione e animazione dello spazio pubblico. Qui trovate, rivisto e corretto, il mio intervento introduttivo che spero aiuti la riflessione.

Mortorio. Anche i migliori cronisti – o almeno quelli che vengono definiti tali – prendono delle cantonate. E’ il caso di Massimo Gramellini che nel suo Buongiorno di oggi (nda 9 luglio 2013) affronta lo “scontro” tra movida e mortorio in modo decisamente superficiale, lasciandosi andare ad una conclusione che unisce una soluzione ragionieristica del problema ad una stoccata alla politica che mal si comporta rispetto a questo tema.
Parto dal consigliarvi di leggere le – poco ispirate – consuete venti righe di Gramellini per portarvi a discutere di città in altra maniera. L’introduzione della serata intitolata Codici Urbani necessita di qualche spiegazione.

Perché Codici Urbani? La storia del Café de la Paix è di pubblico dominio da qualche settimana. La sua nascita, l’importante successo di pubblico, le lamentele, i controlli, la richiesta di chiusura anticipata, il dibattito che ne è seguito. Il rischio è quello di vedere scivolare tutto dentro la dicotomia tra movida e silenzio, tra la città dei giovani e quella dei vecchi. Sarebbe un errore imperdonabile. I nuovi Codici Urbani – termine che non ha ambizioni scientifiche – sono quelli che dobbiamo cercare per rendere le nostre città vivibili per tutti. Sono le regole che decidiamo di condividere e i progetti di sviluppo sociale e culturale che decidiamo di immaginare insieme. Sono le continue discussioni tra diversi che hanno come obiettivo una convivenza migliore. Sono le linee guida per la gestione dello spazio pubblico che coinvolgono tutta la comunità, chiedendo ad ognuno senso di responsabilità e uno sguardo più ampio rispetto a quello legato al proprio punto di vista.

Perché parlarne? Laddove regna il silenzio dell’incomunicabilità molto spesso si costruiscono i malintesi, i contrasti. Rispetto all’utilizzo degli spazi cittadini, questione che si incrocia con la vita di migliaia di persone molto diverse tra loro per interessi e aspettative di vita, questo fatto risulta ancora più vero. I conflitti tra diverse visioni di città – se non gestiti – si trasformano in beghe irrisolte che riempiono pagine di giornale e che alimentano i peggiori sentimenti sui social network. Ecco perché c’è bisogno di parlarne, di aprire un confronto che coinvolga gli attori che animano la città, i residenti e l’amministrazione comunale. Ecco il perché di un incontro al Cafè de la Paix, luogo sicuramente simbolico, non per parlare esclusivamente del Cafè de la Paix ma della città tutta. Non vuole essere un convegno di esperti di urbanistica. Non ha la pretesa di dare risposte nel breve volgere di qualche ora passata insieme. E’ uno spazio orizzontale dentro il quale chiunque voglia portare un contributo utile alla discussione è libero di farlo.

Nuovi e vecchi quartieri. Un ultimo appunto legato alla stretta attualità di questi giorni. Ieri si è inaugurato – laddove sorgeva la fabbrica Michelin – un nuovo quartiere della città di Trento. In più interventi delle istituzioni cittadine veniva ricordato l’impegno a “dare un’anima” a questa nuova zona della città, a “rendere vivo” un luogo vergine del tessuto urbano cittadino. E’ innegabile che questa sia una sfida affascinante così come tutto ciò che rappresenta una novità assoluta ma mi auguro che a fronte di un importante investimento – economico, di energie e di passione – che dovrà essere fatto per le Albere non si dimentichi che anche i quartieri storici della città hanno bisogno di continua “manutenzione” per preservare quella capacità di fare comunità che oggi mostra qualche scricchiolio.

Desideri e paure. Il documento che spiegava l’iniziativa di questa sera iniziava con una citazione di Italo Calvino da Le città Invisibili che dice: “Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure”. Dalla scala che oggi è stata montata nel cortile del Cafè de la Paix credo verranno elencati una serie di auspici per il futuro della città di Trento. Credo siano il frutto anche della testardaggine e della fantasia di chi ha voluto che il Cafè de la Paix nascesse nel cuore di un quartiere e rappresentasse non solo l’ennesimo locale della città ma un luogo di aggregazione capace di essere fattore di riqualificazione urbana e punto di incontro riconosciuto da una ampia parte della cittadinanza.
Mi auguro però che trovino modo di essere espressi anche i timori, le difficoltà, i dubbi che se non resi espliciti e non affrontati si trasformano in frustrazione o peggio in rabbia. Se siamo arrivati a questo punto – non solo in passaggio Teatro Osele  – è perché a desideri e paure non si sono mai offerti momenti di confronto che permettessero di guardare oltre le distanze dettate spesso dal pregiudizio. Provare a rompere questi steccati è condizione essenziale per ascoltare, interpretare e in ultimo immaginare la città.

[…questo ragionamento deve necessariamente proseguire trovando il modo di coinvolgere le varie parti in causa. La città ne ha terribilmente bisogno. Per continuare a commentare si può usare l’hashtag #Trentocodiciurbani]

f.

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