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L’amore dimenticato…

In Ponti di vista on agosto 19, 2013 at 10:21 pm

de_chirico_1Neppure il Trentino è immune dal suo caso di femminicidio. Una ragazza di trent’anni uccisa dall’ex fidanzato. Notizia della settimana scorsa. Paginate intere di commenti – più o meno pertinenti -, fiumi di parole che scandagliano la realtà dentro la quale nasce l’omicidio, decine di foto (sempre più spesso rubate da Facebook) per farci meglio entrare dentro la vita, e la morte, di vittima e carnefice. Indignazione generale, anche molta retorica. Ho cercato di saltare le sezioni più scabrose della cronaca e di riflettere un po’.

Il femminicidio (inteso come l’omicidio o l’atto violento dentro un contesto di affettività) é una della facce – la più violenta certo, e la più rilevante da un punto di vista statistico e della percezione comune – di una più generale e preoccupante malattia dell’amore. Mi spiego meglio. Questi delitti – ma anche la pratica diffusa dello stalking o il bullismo “da omofobia” – si inseriscono dentro una più ampia crisi dei valori legati al sentimento dell’amore per l’altro (e per gli altri). Abbiamo perso, generalizzo sapendo di sbagliare ma lo faccio per farmi capire, il senso della vita di comunità, di gruppo, di coppia. Abbiamo poco alla volta dimenticato l’utilizzo del NOI per accettare un’esistenza costruita attorno all’IO. Cos’è se non una scelta egoista – e per questo senza futuro – quella di togliere la vita alla persona che si dice di amare (???) accettando di immolare a questo tragico obiettivo anche la propria esistenza? Soddisfazione personale nell’immediato di un’atroce quanto impellente esigenza di vendetta. Qui ed ora, niente di più.

Una deriva individulista. Il venire meno della dimensione collettiva e relazionale. Una patologia degenerativa dei rapporti sociali e affettivi che li ha trasformati in prodotti a scadenza brevissima, alla faccia delle promesse “…l’un l’altro per tutta la vita” e molto più aderenti – tristemente – al “…fin che morte non vi separi”. Il tutto condito da uno schizofrenico saliscendi di passioni, se così le possiamo chiamare, estreme. Ci siamo abituati ad innamoramenti nati e cresciuti in stile hollywoodiano e alla loro conclusione sempre più frequente senza l’atteso lieto fine. Naturalmente per lo stupore di chi attorno a queste situazioni di criticità (amici, conoscenti, datori di lavoro) vive senza percepirne la pericolosità. L’abitudine sembra renderci sordi, ciechi e muti. L’assenza di punti di riferimento e spazi per il confronto ci rende sicuramente più deboli e soli. Impotenti.

Ora – come in mille altre occasioni – chiediamo interventi decisi alla politica, nuove leggi. A questo proposito trovo azzeccate le parole di Marco Bracconi in un breve articolo di qualche giorno fa, a commento del suicidio di un ragazzo deriso perchè gay a Roma. Si potrebbero utilizzare in mille altri frangenti. “Un linguaggio e un clima culturale si cambiano in decenni di lavoro, a tutti i livelli, e non per legge. E il suicidio del povero adolescente di Roma è figlio di un clima culturale, non di una mancata legge.” E’ compito di tutti contribuire al cambiamento dell’idea malata che si possa dimostrare il proprio amore uccidendo. E’ compito di tutti ridare forma e valore all’amore che abbiamo dimenticato…

f.

*Giorgio de Chirico, Le Chant d’amour (1914)

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