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Le mani sulla città…

In Ponti di vista on settembre 7, 2013 at 7:37 am

gabriele-basilico-non-solo-fotografo-ma-anche-L-XopMWDMercoledí sera ho partecipato ad una strana conferenza stampa al Cafè de la Paix. Alle ore 23.00, orario di chiusura, si é tentato di spiegare i motivi per cui questo circolo culturale – attività economica ed esperienza di socialità – deve poter proseguire nel suo lavoro senza quelle limitazioni che le vorrebbero essere imposte dall’amministrazione comunale di Trento e dal corpo della Polizia Municipale. Ne é nata una discussione a più voci che ha mescolato diversi sentimenti. Frustrazione e speranza, delusione e voglia di guardare avanti. Sensazione di accerchiamento e tensione al cambiamento. Nel complesso una situazione ancora dai contorni opachi, senza una chiara soluzione all’orizzonte.
La mattina successiva camminando lungo via Suffragio mi sono imbattuto in una troupe televisiva. Riprende i negozi sfitti, le serrande abbassate. Raccoglie interviste. Tra i negozianti i sentimenti ambivalenti sono gli stessi, anche se prevale la disillusione nei confronti di un contesto non favorevole. Lo confermano le tante attività che hanno chiuso negli ultimi anni. Ne ho contate almeno una ventina solo in questa limitata zona della città.

Questi due fatti – insieme diversi ma complementari – descrivono un clima negativo, una difficoltà di fondo della città tutta a riflettere su se stessa. Sui propri limiti e sulle proprie possibilità. E’ un cane che si morde la coda e che oscilla pericolosamente tra l’innamoramento collettivo per le novità positive che la attraversano – così per il MuSe o per il Festival dell’Economia – e la difficoltà di fare propria in pieno questa sua ritrovata vitalità. Da qui nasce la fotografia, spesso esagerata, di città dormiente e priva di proposte culturale. In questo caso puó darsi che nessuna delle idee contrapposte di città sia completamente corretta e che sia necessario sforzarsi un po’ di più per capire davvero la situazione.

Le fasi di cambiamento (e Trento, volenti o nolenti, è nel mezzo di una di queste da alcuni anni; almeno da quando è aumentata l’importanza dell’Università) preoccupano chi è abituato allo stato precedente. Innescano passioni positive e senso di rinserramento allo stesso tempo. Offrono però l’occasione, materiale e del pensiero, per immaginare modi diversi di gestire lo spazio pubblico e i tempi di vita. Esigono anzi l’impegno di tutti, dall’amministrazione comunale in tutte le sue parti fino all’ultimo degli esercenti. Tutti sono responsabili delle decisioni da prendere, tutti sono chiamati a mettere da parte pregiudizi, piccole o grandi rendite di posizione, invidie e malcelati sospetti.

Trento non é Venezia che per il solo nome che porta e la storia che rappresenta produce e attrae cultura. Non è una metropoli del Sud le cui vie pulsano 24 ore su 24. Non è neppure una città universitaria come Bologna, né per numeri né per storia. E’ un’anomalia urbana dentro un territorio altrimenti rurale, una cittadina di 120mila abitanti con sufficienti risorse per guardare al mondo con curiosità e valorizzare le proprie eccellenze e unicità. Su una direttrice Nord-Sud forte come quella del Brennero che andrebbe sfruttata meglio come “rotta della cultura” tra il Mediterraneo e la Mitteleuropa.

Tutto queste parole per dire qualcosa di molto semplice. Trovo assurdo che dal caso specifico del Cafè de la Paix piuttosto che la trafila di ricorsi, di carte bollate e perizie non sia ancora cominciato un costante dibattito che coinvolga tutti gli attori in causa (Amministrazione, cittadini, Polizia Municipale, esercenti, associazioni, Università, ecc.) al fine di immaginare una città che tutteli i diritti di ognuno e che allo stesso tempo investa su di una propria dimensione collettiva e vissuta. Quei Codici Urbani di cui scrivo spesso non sono nient’altro che i frutti di questo lavoro di condivisione e rappresenterebbero un grande passo avanti per la città di Trento.

Se non dovesse accadere dovremo abituarci al perdurare delle infinite lamentele di una parte contro l’altra, così come avviene da sempre.

f.

*Foto di Gabriele Basilico.

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