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Della rendita di posizione…

In Ponti di vista on ottobre 3, 2013 at 12:15 pm

<21vMercoledì 2 ottobre 2013, ore 10.00: “…io lo dico: secondo me anche B. vota la fiducia.” Non mi ritengo un veggente, ma a volte indovino. L’ultima giravolta di B. rimane un colpo di scena ma certo non era del tutto imprevedibile. Ciò che davvero fa impressione di fronte a questa non-crisi è l’ennesima occasione persa da parte di M5s e Sel. Imperturbabili, guidati da un malcelato senso di onnipotenza, proseguono sulla strada della coerenza. Niente fiducia, rimaniamo sulle nostre posizioni (ideologiche quando non addirittura di puro fanatismo). Occasione persa perché mettere in difficoltà oggi B. significava togliergli il palcoscenico, segnalare con una propria scelta una discontinuità che invece si continua a chiedere sempre ad altri. Quella discontinuità stava tutta nel decidere di mettersi in gioco su alcune cose da fare in una rinnovata dialettica parlamentare. Dentro una nuova maggioranza che poteva crearsi, seppur in maniera per nulla naturale. Su alcuni dei punti elencati da Letta, ben sapendo di non condividerli tutti. Difficile? Certo, perché c’è forse qualcosa di semplice in questo clima da tragedia travestita da farsa? Invece è prevalso uno stanco richiamo ad una purezza che con la politica non ha nulla a che fare e assomiglia molto di più ad una non meglio precisata superiorità morale, spesso evocata e mai dimostrata.
Da questa mattina esce un B. dimezzato ma che è ancora in sella. Non grazie alle intuizioni che spesso lo hanno salvato ma all’incapacità degli altri di contrapporgli una politica migliore, lungimirante e coraggiosa. Una politica capace di diventare protagonista di quel cambiamento che tanto sta bene dentro la retorica dei discorsi ed in realtà tanto difficile da praticare.

f.

P.S. Questo è quanto ho scritto sul mio profilo Facebook di getto, appena dopo il voto di fiducia al Senato. Per comprendere meglio il contesto nel quale vive oggi l’Italia allegherò nei commenti anche il sucessivo dibattito che si è aperto. E’ stato decisamente costruttivo e vi invito a leggerlo per intero. E’ istruttivo.

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  1. Matteo Facchini – Quindi ancora una volta bisognava votare riferendosi a lui? Dai Federico, è arrivato il momento di votare con cognizione di causa: questo governo è una merda e va abbattuto.

    Jacopo Zannini – Federico Zappini invece Sel ha fatto benissimo a non appoggiare il governo, il giochetto serviva proprio per fregare chi è stato coerente e non ha appoggiato questo governo che non sa prendere decisioni e si sarebbe trovato sacrificato per salvare Letta…

    Jacopo Zannini – La coerenza intelligente, da non confondersi con il minoritarismo (tipico di una certa sinistra) è un valore importante.

    Cristiana Chiarani – Caxxo, la sai più lunga di Bondi, Zap!

    Federico Zappini – Opinioni rispettabili. Certo questo è un governo di merda, quello precedente lo era anche e quello successivo – azzardo – lo sarà. E’ però sempre il governo “degli altri” mentre poi non si decide mai, neppure in un’occasione in cui forse valeva la pena di rischiare, di dire “Ci provo e cerco di capire quanto possono valere le mie idee, quanto posso pesare nelle scelte riferite alle prospettive del governo”. L’opposizione in questo momento è luogo comodo, che permette di dire tutto e il contrario di tutto senza che poi questo abbia nessuna ripercussione sulle proprie certezze, sempre al sicuro da qualsiasi forma di contaminazione. Se poi questa è la coerenza intelligente sono fiero di essere incoerente da sempre, propenso al cambiare idea e a votato all’errore nell’agire piuttosto che all’accontentarmi di difendere la posizione che ho.

    Federico Zappini – Cristiana Chiarani e scrivo anche delle bellissime poesie

    Matteo Facchini – A me pare che su alcune questioni SEL abbia appoggiato, almeno verbalmente, le iniziative di governo. Il punto è che non ce ne sono state tante di decenti! Le più grosse son state l’abolizione dell’IMU (non credo si potesse appoggiare…) e l’aumento dell’IVA (causata dall’altra…si commenta da sola).
    Se il governo si occupasse di lavoro, di educazione, della riforma elettorale, ecc allora si potrebbe ragionarci, ma finché si occupa di cazzate è improbabile poterci lavorare. Credo che né tu né io se fossimo lì vedremmo possibile appoggiare un governo che in gran parte è formato da gente che fino a un giorno fa era attaccata alla mammella di Berlusconi ed ora invece è lì che lo mette in croce. Con che faccia sfrutti un’occasione del genere?
    Altro aspetto: la sfiducia di queste due fazioni conta poco, era chiaro che sarebbe passata la fiducia, quindi si può registrare come gesto simbolico. La cosa che io auspicavo era che facessero la legge elettorale e si levassero dai coglioni per tornare alle elezioni. Penso che con un governo del PD si potrebbe ragionare, con questo proprio no.

    Jacopo Zannini – Fede concordo che è importante anche cambiare idea, ma un conto è fare opposizione in maniera costruittiva un conto è essere dei trasformisti.

    Massimiliano Pilati – Io credo che ci sia poca creatività nel fare politica oggi in Italia…

    Jacopo Zannini – Massimiliano Pilati io credo che ce ne sia fin troppa, nel senso che esagerano…

    Massimiliano Pilati – Forse mi sono spiegato male. Un conto è l’osceno doppiogiochismo (e di quello ce n’è troppo, concordo) ma la creatività, la voglia di sperimentare, di rischiare e di uscire dagli schemi, quella manca, ECCOME!

    Federico Zappini – Matteo Facchini sfrutti l’occasione perché cambiano gli equilibri dentro un Parlamento, luogo dentro il quale ancora si dovrebbero prendere le decisioni. Per la prima volta avresti – e magari avrai – lo spazio per immaginare maggioranze dai confini variabili che provano a impegnarsi in quattro/cinque cose importanti. Avresti potuto togliere la centralità della scena ad un uomo stanco, logorato e impresentabile che questa sera invece divide ancora l’Italia fra chi lo ritiene il salvatore della patria e chi scrive testualmente che aspetta la sua morte. L’intervento di Letta in apertura mi sembrava abbastanza chiaro. Evidentemente è preferibile in un contesto che non si riesce a capire giocare sulla difensiva e conservare il proprio status di immacolati. Così per il M5s (con responsabilità ancora più grandi), così per Sel incapace di uscire dal clichè del “noi siamo qui, non ci muoviamo”. La politica è altro, è saper affrontare le crisi – e quella italiana è economica, sociale, politica, culturale e democratica – guardando oltre se stessi e provando quando possibile a sparigliare le carte e come in questo caso a cambiare un campo da gioco ormai impraticabile. Io la vedo così, ma forse sbaglio.

    Matteo Facchini – In parte condivido la tua visione, però secondo me è proprio impossibile collaborare con dei farabutti del genere.

    Mirco Tomasi – Io vorrei venir in soccorso di Federico. C’è un po’ di confusione secondo me fra il mantenere delle posizioni politiche coerenti (e anche radicali, perchè no?) e la partecipazione ad un governo. Mi spiego: in questo momento la situazione in parlamento era tale che non vi era soluzione alterantiva ad una coalizione. Parteciparvi non significa diventare diversi da cio’ che si era, significa metter in gioco le proprie idee e “fare politica” ovvero negoziare, mobilitare, spiegare, il perchè una soluzione sarebbe meglio di un’altra. Il risulatato non sarà bello come quello che avrebbe potuto essere se al governo ci fossimo stati io, Matteo, Federico, Massimiliano e Jacopo. Ma sarà sicuramente migliore di un risultato al quale non abbiamo contribuito. E dovrebbe star proprio qui la forza di un partito (che al PD spesso è mancata), ovvero quella di avere delle idee solide da metter sul piatto della bilancia e da far pesare. Il comportamento di SEL non lo condivido, pur volendogli bene. Io penso che uno di SEL al governo oggi sia molto più utile di uno di SEL all’opposizione. I farabutti ci saranno sempre, i compromessi anche, astenersi dal partecipare nella delicata condizione dell’Italia di oggi è un errore secondo me fatto solo in vista di presunti vantaggi elettorali futuri.

    Mirco Tomasi – Tanto più, scusate se insisto, che l’Italia oggi più che mai ha bisogno di una guida forte anche per rinegoziare delle regole europee che la stanno uccidendo. L’Italia è già “opposizione” a Bruxelles. Fare l’opposizione a Roma equivale ad una doppia emarginazione, l’opposizione dell’opposizione. Inutile a mio avviso.

    Alessandro Ghezzer – Non sono affatto d’accordo. Casaleggio persegue una strategia precisa e molti lo capiranno (forse, e tardi) alla prossima tornata elettorale. Da questa ennesima farsa di larghe intese che si allungano e si accorciano come l’elastico delle mutande, secondo voi chi ci ha guadagnato e chi ci ha perso? Si sono tutti coperti di ridicolo, PDL in primis. Prima si dovevano dimettere tutti i parlamentari, poi soli i ministri, poi votare la sfiducia, poi anzi no Berlusconi vota la fiducia sputtanando i suoi. Ma dai su, neppure nel Burundi si vedono cose simili. Per PDL e PD alle prossime elezioni sarà un -meritatissimo- bagno di sangue :)))

    Mirco Tomasi – Intanto non offenderei il Burundi. Posto che mi dicono bellissimo in cui andrò il mese prossimo. Poi, ahimè temo che tu possa aver ragione. Gli Italiani d’altronde sono usi votar per i più balordi.

    Federico Zappini – Mi fa piacere che ci sia qualcuno (Casaleggio e soci) che puó tranquillamente permettersi di aspettare. Questa idea che le cose andranno peggio e a quel punto tutti mi voteranno é di un cinismo senza fine. Rappresenta – a mio modo di vedere – il contrario della politica che affronta le cose, che non dovrebbe accettare i tatticismi volti ad un proprio interesse elettorale. Ma forse é così e Grillo ha ragione, basta affamare ancora un po’ la gente affinché cresca il proprio consenso attorno ad un pensiero populista. Io però non ci sto, non mi sembra la grande novità che descrivono.

    Alessandro Ghezzer – Be’ questo pare davvero enorme, Grillo che “affama la gente”, lui che non ha mai governato nemmeno per 24 ore. Ma chi ci ha messo in questa situazione? Grillo oppure quelli che ci governano adesso e che ci hanno (s)governato fin qui nell’ultimo ventennio? Dai su

    Federico Zappini – Ma questo – tutto giusto… – giustifica il fatto che preferisci star fermo ad osservare piuttosto di utilizzare le possibilità che hai? E’ un comportamento da moralizzatori, quali vogliono essere, quello che dice “sfrutto la situazione attendendo le prossime elezioni”? Chi ne paga le conseguenze? Magari é giusto cosí – e Casaleggio é un maestro della strategia – ma mi sembra un modo di ragionare vecchio, per nulla rivoluzionario.

    Alessandro Ghezzer – A me pare strategia lucida, lucidissima. Ms5 si propone di scardinare il sistema. Poteva farlo col 25%? Ovvio che no. E’ stata la prima spallata, ma non sufficiente. Aspetta di avere la forza sufficiente per buttar giù la porta . Doveva forse farsi logorare nei governicchi con Bersani o Letta? Sarebbe stato un suicidio. Ripeto, strategia fin qui perfetta. Ma forse gli strateghi del PD pretendono di dare ancora di impartire consigli… (ricordarsi sempre di Fassino “Grillo si faccia un partito e vediamo quanti voti prende…” :)))

    Mirco Tomas -i È il processo autoassolutorio dei grillini e del grillismo ad esser sconcertante. Come se fossero appena arrivati da marte. I “cittadini” che fin’ora da una parte hanno votato per berlusconi e la lega e dall’altra erano troppo schifati dalle tasse per degnarsi di pagarle, ora si presentano come vittime innocenti di politici vampiro. Ma per favore. E cosa avrebbero da offrire? La democrazia di internet e idee confuse su ecomia, lavoro, societá e tutto il resto. E la pretesa di non esser ne di destra ne di sinistra, il che di fatto implica esser di destra. La sola fortuna che hanno i grillini è che in realtá il governo di Roma per tanto che scalpiti non potrá mai farci uscire dalla crisi che perdura a causa di problemi strutturali dell’euro da risolvere a Bruxelles. Per chi campa politicamente sul tanto peggio tanto meglio è una situazione ideale.

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