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QOTSA live report

In Ponti di vista on novembre 4, 2013 at 11:00 pm

BYL4HU5IgAEscmd.jpg_largeMilano, 3 novembre 2013 – I Queens of the Stone Age rimangono una delle cose più divertenti da vedere su un palco, anche per chi non è necessariamente un appassionato del genere. Il signor Joshua Homme ha saputo diversificare il suo pubblico e ora può guardare – chitarra imbracciata e sguardo compiaciuto – una platea molto eterogenea che balla e si dimena al ritmo delle hit più conosciute. Le dita paffute e tatuate di Josh corrono veloci sui tasti, così come il ciuffo in forma galleggia sopra le mille mossette ammiccanti del suo volto di plastica. Perchè poi la formula del successo dei QOTSA è fatto di poche semplici regole da sempre rispettate. Garantire un costante livello di effetto party, non guardare troppo al passato e – sia sul palco che in studio di registrazione – fare le cose per bene. Josh Homme è garante affinchè questi elementi non manchino mai e che abbiano un certo equilibrio. Il concerto di Milano non sfugge a questa formula.

Due ore abbondanti. Pronti via e dopo un’introduzione dall’ultimo album arrivano un paio di sonori schiaffoni. You Think I Ain’t Worth a Dollar, But I Feel Like a Millionaire e No one knows. Suoni belli, forse a volte meno ruvidi ma senza dubbio arricchiti dagli innesti della band che on stage fanno il loro. Perfetti aiutanti in un rito liberatorio e macabro ben sostenuto anche da un allestimento scenico adatto. Enorme schermo in verticale, palco spoglio, giochi di luce taglienti e compatti, video a scorrere evocativi e brillanti. Il set scorre con il pilota automatico con qualche pezzo del repertorio, Burn the Witch e Misfit Love, e un paio di “singoli” dall’ultimo lavoro, le buone My God Is the Sun e I Sat by the Ocean.
Metà concerto ed un paio d’intoppi. …Like Clockwork e In the Fade sono gli episodi meno riusciti dell’intera serata. Difficoltà con le parti di piano, che si riproporranno nel finale, e meno presenza dei singoli strumenti, un po’ impastati tra loro. E’ un momento perchè svoltato l’angolo si va giù a cascata per un’ora buona senza sosta. Little sister e Sick, sick, sick le più apprezzate, con l’intero pubblico a saltare (esclusi ovviamente quelli appollaiati sui trespoli delle tribune laterali, una vera sofferenza). Menzione speciale però va ad una particolarissima e coinvolgente Make it wit chu e ad una lunga e potentissima versione di I appear missing; una cavalcata in crescendo fino ad vorticosa caduta nel vuoto, come scorre nell’animazione alle spalle della band. Fuck off. Buio. I tre pezzi al rientro sul palco servono a confermare ciò che l’intero concerto ha detto. I QOTSA non tradiscono le attese e anzi sanno stupire.

Perchè è vero che alcuni riff appena partono accendono l’intero palazzo e ormai sono il loro vero marchio di fabbrica ma è nel loro saper andare oltre se stessi la vera particolarità della band. E il nuovo album, …Like Clockwork, ne è perfetto esempio. Un disco vario, allo stesso tempo oscuro e multicolore, rumoroso e delicato. L’ennesima trovata intelligente di un gruppo che sa gestire il proprio successo e le idee che comunque non mancano. Un bel lavoro, che come al solito ha visto la collaborazione di un sacco di bella gente ben disposta a suonare un po’ con il signor Homme. Amici di lunga data e una new entry curiosa, sir Elton John. Mancava solo lui alla grande festa che i QOTSA ci hanno offerto…avrebbe senza dubbio apprezzato.

f.

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