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Oltre l’immigrazione. Per una scuola diversa.

In Ponti di vista on novembre 8, 2013 at 10:12 am

4258273671_2f95bc4699_oUn “Documento di indirizzo sull’educazione alla cittadinanza interculturale”. Il rapporto è frutto di una sintesi dei lavori effettuati dalla Commissione di studio sull’educazione interculturale e alla cittadinanza costituita da un pool di esperti di Provincia autonoma di Trento, Università degli studi di Trento, Forum trentino per la Pace e i diritti umani, Iprase, Centro per la formazione insegnanti di Rovereto e Centro per la formazione alla solidarietà internazionale di Trento. Un lavoro di ricerca e di indagine che ha tenuto conto dei più importanti documenti internazionali sul tema, del quadro normativo e delle buone pratiche di integrazione attuate in particolare a livello provinciale, tanto nella scuola quanto nel più ampio contesto sociale.
Quali sono le fragilità e le sfide aperte che il dibattito teorico e le esperienze sul campo riconoscono al momento attuale come rilevanti per l’elaborazione di un modello efficace di educazione interculturale? Quali sono le aree di lavoro sulle quali risulta particolarmente importante concentrare l’attenzione sul piano educativo, sociale e politico nei prossimi anni? Queste alcune delle domande che la Commissione si è posta nei mesi di lavoro.
Sono felice di aver partecipato a questo lavoro, concentrandomi soprattutto sulla promozione dell’educazione all’intercultura sul territorio trentino. Di seguito la traccia sintetica del mio intervento tenuto alla presentazione del rapporto.

Scuola/Territorio/Comunità

Inizio il mio intervento partendo da due dati che potrebbero sembrare eccentrici rispetto al tema di questo incontro, ma forse non lo sono del tutto. Primo dato. L’Eurobarometro, strumento di rilevazione statistica per le istituzioni europee, utilizza un criterio di valutazione che prende il nome di “indice di pratica culturale”. Valuta il grado di interesse per la cultura dei cittadini europei, e ci offre un dato sconcertante. Negli ultimi sei anni (quelli che fanno riferimento alla crisi economica) è aumentata del 9% – dal 40 al 49 – la percentuale di persone che si dicono generalmente non interessate ad alcun aspetto della vita culturale della propria comunità. Secondo dato. Qualche mese fa Tullio De Mauro ci metteva in guardia rispetto ad un crescente analfabetismo di ritorno riscontrabile in Italia. Il 50% della popolazione dichiara di non leggere nemmeno un libro in un anno. La stessa percentuale confessa di trovare difficoltà nell’analizzare e comprendere un testo scritto. Questi due esempi ci fanno capire come sia oggi complesso il quadro dentro il quale si inserisce il nostro lavoro di inchiesta e proposta. Se gran parte della popolazione fatica letteralmente a leggere, è evidente che i cambiamenti in atto – di enormi dimensioni e dai ritmi rapidissimi – producono una serie di sentimenti su cui porre l’attenzione: paura, spaesamento, rinserramento, pregiudizio, diffidenza.

Parto da questo aspetto per entrare nel vivo della discussione e fotografare il contesto a cui dobbiamo fare riferimento. Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani lavora con un’ottantina di associazioni in tutto il Trentino. Associazioni che – che da statuto e nella pratica – si impegnano per la promozione della cultura della Pace e dei diritti umani. Anche all’interno di questo mondo “sensibile” è sempre più riscontrabile la difficoltà di farsi carico, capendole, delle trasformazioni del mondo che ci circonda. Si fatica a studiare, ad approfondire, a mettere in gioco le proprie certezze.
Senza voler generalizzare, questo è il territorio – fatto di geografie e di persone – che abbiamo preso in considerazione. Uno spazio contraddittorio, nel quale convivono esperienze virtuose di inclusione e condivisione e segnali meno positivi di una crescente impermeabilità tra classi sociali, di diseguaglianza, di intolleranza e insofferenza. Questo, in sintesi, è il territorio dei conflitti che va abitato e dentro il quale l’ipotesi interculturale va praticata.

“Il territorio è luogo del senso, della condivisione” auspichiamo all’interno del rapporto. Oggi più che mai la sfida è legata alla capacità della scuola – istituto formativo per eccellenza – di aprire canali quotidiani e continuativi di collaborazione con altri soggetti presenti all’interno della comunità. Il tema dell’intercultura (e della ricerca di una nuova idea di cittadinanza) deve necessariamente coinvolgere l’intera comunità, dai decisori politici a tutta la cittadinanza, passando per quei corpi intermedi che dovrebbero essere i veri protagonisti della formazione del cittadino. Anche da questo punto di vista la situazione non ha una sola dimensione e a fronte della necessità di rafforzare l’esistente bisogna essere consapevoli che ancora molto c’è da fare sia in ambito urbano (Trento e Rovereto soprattutto) che nelle zone più periferiche.

Ad una definizione del significato di territorio (e comunità) va affiancata una breve riflessione sul concetto di identità, sempre più spesso utilizzato in chiave difensiva – “identità propria da tutelare” – o addirittura aggressiva, “identità da imporre”. Amin Malouf in un bel libro dal titolo “Identità” scrive così: “Quando si incitano i nostri contemporanei ad affermare la propria identità, come si fa così spesso oggi, equivale ad esortarli a ritrovare in fondo a se stessi una pretesa appartenenza fondamentale, spesso religiosa o nazionale o razziale o etnica e a sventolarla fieramente in faccia agli altri.” L’autore ci consiglia inoltre di provare a farci un personale esame di identità, che ne metta in risalto la multiformità e la disomogeneità. Provate – facendo non solo riferimento alle vostre origini ma anche alle abitudini e agli usi quotidiani – e vi accorgerete che vale per tutti. Nessun escluso.
E’ contro un rinnovato sentimento identitario utilizzato come opposizione all’altro da sé che dobbiamo muoverci, percorrendo strade diverse che mettano al centro parole chiave come progettualità, dialogo, partecipazione, equità. Come farlo? Nel rapporto abbiamo segnalato alcune possibili tracce di lavoro. Certo è che oggi non è più sufficiente evocare il territorio e la comunità, ma serve farsene carico dotandosi degli strumenti necessari.  Questo perché, lo dobbiamo tenere presente, un territorio – e così anche una comunità – senza adeguata manutenzione e cura si indebolisce, perde coesione e tende a franare. Così sarà se non riusciremo a lavorare in sinergia sulle relazioni e sulla costruzione di quella scuola diversa di cui il rapporto parla. Ce la faremo? Sta a noi verificarlo, trovando energie e risorse da investire in questa direzione.

f.

Scarica qui il testo completo del rapporto.

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