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L’Italia dei ricorsi contro l’Italia del buon senso

In Ponti di vista on novembre 20, 2013 at 11:43 pm

tumblr_mm8k4n7HuF1qzq84io1_400Mattina presto. Il suono metallico della suoneria del telefono cellulare. Il simbolo lampeggiante di un e.mail in attesa di essere letta. Titolo: APERTURA BANDO NAZIONALE AGLI “STRANIERI”. Contenuto: la conferma – ovvia e sacrosanta – dell’accettazione da parte del giudice competente del ricorso presentato da due giovani non in possesso della cittadinanza italiana, pur vivendo in Italia da più di dieci anni, contro la norma ritenuta discriminatoria che li escludeva dal poter partecipare al bando di servizio civile nazionale per l’anno 2013. Risultato: il Ministero blocca, o almeno chiede di sospendere, a tempo indeterminato la fase di selezione per i giovani in servizio civile, attività che coinvolge un grandissimo numero di ragazzi e ragazze tra i 18 e i 28 anni.
Un senso di delusione mi colpisce, l’intera mattinata è assolutamente improduttiva. Allo sconforto della notizia in se si unisce il fatto che proprio ieri avevamo concluso i colloqui propedeutici alla scelta dei due giovani da coinvolgere nelle attività del progetto “Afghanistan 2014”, realizzato presso il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani. Da questa mattina tutto è da considerarsi fermo, in attesa di ulteriori comunicazioni.

Non servono ragionamenti troppo articolati per rendersi conto di quanto questa situazione rappresenti una fotografia fedele dello stato generale in cui versa l’Italia. Un paese bloccato da burocrazia e inefficienza, trascinato a fondo dalla totale assenza di idee e di progettualità. In questo contesto assumono enorme potere ricorsi giudiziari e lungaggini amministrative. I giudici (come nel caso specifico) non sono chiamati solo a derimere una controversia ma a legittimare addirittura una linea di pensiero, ruolo che dovrebbe appartenere ad una classe politica attenta e lungimirante.
Ed è qui che si verifica il cortocircuito. Il fatto che si sia finiti in tribunale per vedere riconosciuto il diritto dell’immigrato – o meglio del giovane non italiano non in possesso di cittadinanza – a partecipare al Servizio Civile descrive tristemente l’incapacità di prendere una decisione tanto importante quanto naturale e, almeno ai miei occhi, semplice. L’esserci arrivati solo ora – e ancora non è detta l’ultima parola – aggiunge al danno la beffa. Il congelamento delle procedure di selezione colpisce oggi, indistintamente, i giovani che vedono nel SCN un’opportunità di crescita, centinaia di enti in attesa di far iniziare progetti che da mesi sono stati approvati ma non ancora finanziati e gli stessi “stranieri” ricorrenti che ancora non sanno quale sarà la loro possibilità di accedere al SCN. E intanto l’Italia, al netto delle dichiarazioni retoriche che promettono lo sviluppo di politiche per i più giovani, si impantana, lasciando le aspettative dei propri cittadini frustrate e deluse.

Non è detto che il Governo – in difficoltà nel trovare liquidità ed impegnato nel tour promozionale della portaerei Cavour – non abbia accolto questa sconfitta processuale con una certa, malcelata, soddisfazione. Non iniziare il progetto di SCN significa “risparmiare” 433 Euro al mese, moltiplicate per qualche migliaio di giovani impegnati. Non c’è che dire, un bel gruzzoletto. Questa visione, un po’ dietrologica ma non del tutto campata in aria visti i continui tagli al budget, offre un quadro preoccupante per quanto riguarda l’attenzione riservata dal Governo – in realtà sarebbe meglio dire Governi – per un importante istituto di partecipazione giovanile e di animazione comunitaria. Certo è, che uno Stato che non riesce a dare continuità e dignità ad un progetto che riguarda i suoi cittadini più giovani, e che quindi guarda al futuro di un’intera comunità, difficilmente potrà farsi carico delle enormi sfide che lo attendono in ogni settore, dal lavoro fino alla tutela ambientale.

Buon senso vorrebbe che cinque minuti dopo la lettura della sentenza il Ministro competente ammettesse l’errore, in ogni caso in ritardo, e offrisse la soluzione più rapida e sicura per integrare gli esclusi e avviare al più presto i progetti. Per ora tutto tace, mentre la disillusione cresce. Ahime, giustamente!

f.

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