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La città che deve (ri)scoprire se stessa

In Ponti di vista on dicembre 19, 2013 at 12:17 pm

1018_sup_10110_0001083Questo breve articolo è contenuto nel numero 456 di U.C.T. – Uomo Città Territorio, in uscita lunedì prossimo. In questa ultima versione sono state apportate alcune piccole modifiche.

Da qualche settimana Trento è in subbuglio. Si discute della cosiddetta “movida”, nonostante questo termine sia assolutamente inefficace per descrivere i veri contorni della questione che andrebbe presa in considerazione. Il tema del divertimento notturno e della necessità di garantire ai più giovani il “diritto allo svago”, infatti, non è che una sfumature di un discorso ben più ampio che va iniziato. Così come i casi specifici del Cafè de la Paix o il più recente della Cantinota non devono essere isolati da una riflessione che provi a rispondere ad un precisa domanda: che città vuole essere Trento? Una città, credo sia evidente a tutti, non è un’azienda che – fatta una un’analisi di mercato – sceglie il proprio target di riferimento. Basterebbe questa banalissima constatazione per accorgersi che sono da scartare in partenza le semplificazioni che vorrebbero poter scegliere tra una “città per giovani” piuttosto che una “per vecchi”. Bisogna quindi sforzarsi, e prendere in considerazione un contesto urbano fatto di una comunità variegata di persone, interessi e aspettative di vita. Un contesto che, a Trento come altrove, vive oggi una situazione di grave crisi, di sfilacciamento delle relazioni e di crescente incomunicabilità tra chi ne fa parte.
Allora per provare ad inquadrare meglio la situazione vale la pena di descrivere per sommi capi alcuni dei motivi che, a mio modo di vedere, concorrono a creare lo stato attuale delle cose.

Trento gestisce obiettivamente male i propri spazi. Strade, piazze e parchi sono raramente presi in considerazione come luoghi adatti ad essere usati dalla comunità e questa sottovalutazione del loro ruolo sociale (di giorno come nell’orario serale e notturno) li rende inospitali e spesso percepiti come pericolosi. A questo si aggiunge il colpevole stato di abbandonano in cui versano diversi edifici (pubblici e non) che potrebbero essere meglio utilizzati dentro una rete culturale diffusa su tutto il territorio cittadino. Bene fanno quelli che  ne suggeriscono una rapida riqualificazione. Di produzione e fruizione della cultura dovremmo parallelamente parlare per far crescere la discussione in atto in questi giorni. Trento negli anni è cambiata e si è dotata di alcuni “strumenti” culturali che da molti vengono riconosciuti come vere e proprie eccellenze. Festival dell’Economia, Filmfestival della Montagna, Gallerie di Piedicastello, per ultimo il Muse. Alla giusta idea di costruire dei luoghi e momenti simbolo non è corrisposta una capacità di recepire le sollecitazioni che arrivano dal basso, da quel mondo che un tempo si sarebbe definito underground. Ai progetti non si è associata l’attenzione al processo culturale cittadino in corso. Non si è presa in considerazione la cultura secondo la sua etimologia più semplice, quella legata al “coltivare” contadino, figlio della pazienza e di una continua cura del terreno durante tutte le stagioni dell’anno. Sono rimasti spesso inascoltati, o ai margini, gli stimoli che da molte parti arrivavano per sviluppare percorsi alternativi di musica, teatro o arte. Si sono perse occasioni di confronto, di sviluppo economico e turistico, ma soprattutto di condivisione. Perchè la cultura di prossimità, quella che può trovare spazio anche nel cortile interno di un condominio, nella piazzetta sotto casa, nella via principale del quartiere, potrebbe (e dovrebbe) essere strumento di interazione per la cittadinanza, di miglioramento delle condizioni di vita, di sperimentazione di nuova socialità. Questa prospettiva necessita ovviamente di un dialogo continuo tra le diverse componenti della città e di un sistema di regole – di codici urbani – che vengano riconosciuti da tutti come valide e rispettate. Solo coniugando questi diversi aspetti la città potrà riscoprire se stessa e potrà decidere che futuro offrire ai propri cittadini. Da giorni ormai in molti chiedono che si trovi un momento di confronto…speriamo che alle parole seguano i fatti.

f.

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