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Soundtrack 2013. Ascolti decisamente disattenti…

In Supposte morali on dicembre 27, 2013 at 2:00 pm

cnb7Su sollecitazione dell’amico Sergio Sparano ecco qui una selezione musicale a quattro orecchie per l’anno 2013. La formula scelta è quella di una Top20, dieci pezzi a testa. L’unica possibilità per condividerla? Una conversazione via chat su Facebook, che trovate riportata quasi per intero qui sotto. Spalmata su quasi una settimana e incastrata tra lavoro, viaggi e figli. Non è l’unico collegamento con la tecnologia che possiamo trovare. Si tratta infatti di musica ascoltata prevalentemente (per me quasi interamente) attraverso Spotify o altri servizi di ascolto online. Quest’anno rimarrà famoso – o forse ce ne dimenticheremo già tra qualche mese – anche per questo modo diverso di relazionarci con la musica. Io in dodici mesi non ho acquistato nemmeno un cd, non sono ancora tornato (moda di ritorno) all’ascolto su vinile, ho scaricato molti meno album attraverso BitTorrent. Non ho ancora fatto il salto definitivo al servizio a pagamento di Spotify – una sorta di salto “dalle Marlboro all’eroina, senza passare per le droghe leggere…” [cit.] – , ma mi rendo conto che alla comodità del web corrisponde anche la garanzia di poter accedere ad uno sterminato database, da qualunque luogo e in qualunque momento. Sarà sufficiente per superare le diffidenze che arrivano soprattuto da alcuni artisti, anche molto famosi (vero Thom…)? Sarà il definitivo colpo di grazia all’industria discografica, a favore dell’ascolto esclusivo (e principalmente individuale) su smartphone e tablet? Una cloud di note ci sommergerà? Intanto ecco i pezzi scelti da me e Sergio. [Tempo previsto di lettura e ascolto: almeno due ore. Mettetevi comodi.]

Sabato 14 dicembre 2013

F.: Sto provando a comporre Top10. Dieci pezzi tantissimi.
S.: Hehe, io ho più o meno deciso.
F.: Come te la mando? La pubblico sul blog? O mi mandi i tuoi pezzi e facciamo un unico post? Non c’è un ordine… Non vai dalla dieci alla uno come quelli seri.
S.: Tuo blog meglio perché pubblica più link insieme in un testo, tumblr è una merda.
F.: Potremmo fare anche in forma conversazione chat…copio quello che ci scriviamo qui e ne facciamo un articolo/dialogo. Un pezzo a testa.
S.: Meglio di Gianni Mura e l’altro. Va bene.
F.: Sappi che ci starebbe tutta una discussione teorica preparatoria, che questa classifica nasce interamente dall’ascolto di musica su Spotify (almeno per me…).
S.: Anche per me quasi
F.: Chissà cosa ne pensa Thom Yorke.
S.: Il sottotitolo potrebbe essere All Berto.
F.: Un saluto ad All Berto!
S.: In onore del suo maggiore estimatore.
F.: E’ come per la questione dei cuori rossoneri, chi disprezza compra. Lui ti ascolta sempre…
S.: Lui è uno dei migliori voyeur di Facebook.
F.: Anni di appostamenti…
S.: Posta raramente ma non perde un post. Ovviamente andremo a singhiozzo in base ai pargoli.
F.: Certo… Io ci sono, Petra sta provando a ronfare tra le braccia della mamma.
S.: A proposito la sua canzone dell’anno è quella della Pimpa. Pietro appena risvegliato, naturalmente scatenato.
F.: Petra si è messa d’impegno e prova a cantare prima di parlare.
S.: Infatti ora lo portiamo a respirare un po’ di aria padana di quella buona. Featuring miamamma che è gradita ospite.
F.: Vi invidiamo moltissimo per questo…noi da soli, dopo mattinata di sabato lavorativa. Se vuoi facciamo i primi due/tre pezzi. Poi mandiamo la pubblicità.
S.: Abbiamo perso l’attimo…

S.: Allora parto io, tu mi ospiti quindi mi lasci la prima mossa. Apro con una scelta un po’ banale, ma inevitabile. Pompeii dei Bastille, una delle rivelazioni dell’anno. Canzone tra l’altro uscita in gennaio quindi partiamo con un illusorio ordine cronologico che non rispetteremo.

F.: Pensa che io i Bastille non li ho mai considerati, oltre ad averli sempre associati ai Baustelle…che non sopporto. Cominciamo bene… Io butto lì un pezzo che ad inizio anno ho ascoltato a ripetizione.

F.: Nick Cave di alta qualità, canzone importante in un album bello. E la mia passione per gli archi e le parti orchestrali trova grande soddisfazione.

Domenica 15 dicembre 2013

F.: Sergioooo… Certo che, sabato a casa con i Bastille e domenica non connesso…dura la vita da padri responsabili.
S.: Disastro… La mamma sitter si è presa virus intestinale. Domenica complessa. Viva Nick Cave comunque. Anche il tuo amico Thom Yorke ama gli archi e le parti orchestrali ma non le usa più ormai. E a proposito di parti orchestrali, e arrangiamenti ambiziosi…a mia seconda scelta è per gli Editors. Disco rischioso, non scelgo a Ton Of Love come potresti forse pensare. Ma The Weight, che apre l’album. Un chiaro caso di grower, mi è piaciuta di più ad ogni ascolto. Per il nostro pacato amico Giulio, disco dell’anno. Io ci vado più cauto. Ma il salto nel mondo delle band da stadio pare essere riuscito, anche se in patria mi pare non sia stato molto apprezzato.

F.: Allora mi provochi. Tutte le cose più distanti da me, non troveremo mai il punto di equilibrio.
S.: E ancora devo darmi alla parte elettronica. Forse avremo un punto di contatto. Forse.
F.:Aiuto!
S.: Ma gli editors li abiuravi anche prima? O da papillon in poi?
F.: Direi dall’inizio… Ma devo ammettere che il pezzo che hai scelto è meno paraculo della media del loro repertorio.
S.: Ascoltando meglio. È Dream on dei Depeche Mode rallentata.
F.: Ehehe, effettivamente…
S.: E con qualche arco in più.
F.: Approvata, almeno per la Top20… Devo portare un po’ di sporcizia in questa proposta patinata, anche se i miei dieci pezzi sono un po’ anomali quest’anno. Saranno i trent’anni.

F.: Lui gli stadi non li ha mai visti nemmeno da fuori. E però per una stagione sta ballando, non so se l’anno prossimo ne parleremo ancora. E’ diretto e “brodego” al punto giusto, il disco si fa ascoltare. Questa è una ballatona povera, come merita questo periodo di crisi economica. Ora stacco, ci sarò più tardi.
F.: Sparano, se ci sei batti un colpo…

Lunedì 16 dicembre 2013

S.: So che a questo “genere” (se si può racchiudere tutto lo spettro cantautoriale folk/blues/rock) sei molto affezionato…  Io raramente riesco a scaldarmi in quest’ambito musicale, ma il Vile Kurt, di cui mi hai consigliato l’ascolto, è apprezzabile. A proposito cosa ne pensi dei Mumford & Sons, che l’anno scorso ci hanno invaso in ogni dove?
F.: Rimangono nel limbo, non sono banali ma fanno scopa con troppe altre band. Il loro campionato è affollatissimo ed emergere è difficile, ognuno ha i suoi 15 minuti di gloria.
S.: La domanda era per poterti dire che a me annoiano tremendamente…
F.: Noia è dire troppo, comunque sono dimenticabilissimi. Sparano, spara la prossima…altrimenti è la Top20 di Pasqua.
S.: Per toglierti un po’ di sensazioni patinate ti propongo una delle mie personali rivelazioni dell’anno, i malinconici Daughter.

S.: Da Londra.
F.: Non conosco bene. Ma non si discostano molto dalla tua linea, il sottotitolo è “la Top10 dello Sparano coerente…”. E allora provo a stupirti io…

F.: Derive sanremesi… Il vero vincitore del Festival e un musicista di valore.  Questo pezzo – cantato in inglese – sarebbe vendibile dappertutto. Inoltre è uno delle canzoni preferite di Petra. Poi penso a Fabio Fazio e capisco che qualcosa non funziona in questo paese.
S.: Fammi riascoltare il Gualazzi, un Sergio Caputo 2.0. Conosci Paolo Benvegnù? Genere diverso, ma Gualazzi mi fa venire spesso in mente lui.
F.: Assolutamente sì…non si assomigliano molto in realtà.
S.: Ammetto che nel caso di Gualazzi siamo ad un livello molto superiore alla media nostrana.
F.: Più complesso e buio Benvegnù. Più solare e pop Gualazzi. So che tu sarai tutto sulla musica straniera e allora TI PUNISCO.
S.: Sì assolutamente ma forse gli arrangiamenti potrebbero avere dei punti di contatto.
F.: Andiamo avanti…
S.: Porta pazienza ma vado a singhiozzo durante il delirio lavorativo.
F.: Capisco, anche io…oggi giornata tranquilla per fortuna.
S.: Siccome ti ho minacciato la deriva elettropop della mia personale top10, esco allo scoperto. E propongo i canadesi Austra, al secondo album ed in cerca di una consacrazione che vada oltre il solo synthpop. L’album merita un ascolto anche da parte di un orecchio fino come il tuo ma poco avvezzo alle tastiere. Nella top10 c’è Painful Like, accompagnata purtroppo da un video di discutibile qualità.

S.: Da 1 a 10, finora quanto sei pentito di questa Top20 a quattro mani? E visto che stiamo parlando di synthpop qual è il tuo giudizio a mente fredda sull’ultimo dei Depeche Mode?
F. A mente fredda ti dico che nemmeno lo ricordo così bene, ad un primo ascolto mi era sembrato interessante, ricercato, più nelle mie corde. Poi é sparito dai miei ascolti, non tornandoci nemmeno per sbaglio.Valutazione negativa quindi, non ha lasciato traccia…
S.: Nemmeno l’affettatissima Heaven? Te lo chiedo perché pur da grandissimo fan dei Depeche, Heaven non mi ha mai convinto del tutto, non mi ha mai toccato. Il resto del disco è un buon saggio di bravura, ma come dici tu non ha lasciato traccia. Ed è strano che in un disco dei Depeche non ci sia nemmeno una hit, loro che erano una macchina da singoli.
F.: Presentato come un disco/progetto blues, non ha nessun picco…arrivederci al prossimo album, o magari anche no.
S.: Aspetto con ansia la tua quarta scelta.
F.: Eccoci…così perchè c’è bisogno di discussione.

F.: Gli Arctic Monkeys li ho sempre schifati. Ma questo disco per me è davvero ben fatto, paraculi quanto basta, ma si sente che hanno idee. Oltre l’accusa banale che sia un gruppo commercialotto…quasi una boy band.
S.: Sugli AM abbiamo sfiorato la concordanza, anche se non mi aspettavo questo pezzo. Bensì Do I Wanna Know, che ha sfiorato la mia Top10. Riguardo al disco, l’ho ascoltato un po’ di volte in periodi distinti. Ma non è scattata la scintilla. Ma anche altri amici me ne hanno parlato bene. Non dispero possano esserci uno-forse due punti di contatto, anche se siamo quasi a metà. Di sicuro non sarà col prossimo pezzo. Ho un altro pezzo synthpop. Via il dente via il dolore. O lo tengo per dopo?
F.: Tu butta, torno su AM per un secondo… I punti di contatto non sono fondamentali, io ho ancora un paio di colpi a sorpresa.
S.: Sono d’accordo, ma sono curioso di vedere se ci saranno. Invece, ho appena scoperto con stupore che la canzone che ti stavo postando – Soundcloud alla mano – è stata diffusa a metà 2012. Anche se non so la release ufficiale del singolo. Questo mi porta a dissidi di coscienza tali da doverla togliere dalla Top10, e rimpiazzarla. Segnati comunque i Diana se volessi scivolare nel synthpop retrò ma molto ben fatto. E anche il disco, Perpetual Surrender, ha ottimi momenti. Il pezzo che volevo postare si chiama Born Again.
F.: Stavi barando, esce il tuo lato nostalgico. Sempre a guardare al passato.
S.:Quindi passo. Superami col tuo quinto pezzo poi ti raggiungo. Vai con la doppietta Zappini, sotto la curva.
F.: Dammi il tempo del cambio pannolino, in religioso silenzio. Per quanto riguarda AM credo sia davvero un disco bello, pezzi del calderone Arctic Monkeys e altre cose meno scontate, tutta la seconda parte. La canzone che ho scelto unisce le due parti, oltre ad essere accompagnato da un video ben fatto. Passiamo alla prossima, non credo ci troveremo qui.

F.: Rap francesce, anzi marsigliese… Con uno stile molto americano, come le collaborazioni di IAM. Famosissimo nella mia città d’adozione.
S.: La chitarrina alla Santana ha un suo che. Il rap francese però per me ha pochi momenti di gloria, anche perché non lo mastico ovvviamente. Zobi la Mouche, parliamo di 25 anni fa.  Le peuple de l’herbe, e i Mano Negra. Però ti immagino per le strade di Marsiglia, con le cuffie da hipster ad ascoltare Iam con Petra che ti guarda curiosa.
F.: …addormentamento difficile di Petra, che era iperattiva ieri sera. Ora pronte per tornare a Venezia per qualche giorno, ritmi paterni non compatibili con la Top20.
S.: Dopo arriva una doppietta mia, dai che siamo a buon punto. Riguardo la canzone dei Diana, dopo attente valutazioni da parte di un pool di legali, considerato che la pubblicazione del singolo è avvenuta a gennaio 2013 e che il gruppo non aveva ancora pubblicato nulla quando ha fatto uscire sul suo soundcloud la canzone…riammetto Born Again nella mia Top10 dell’anno.
F.: Sappi che ricorrerò al TAR.
S.: E quindi eccola, in tutto il suo splendore languido sintetico.

S.: Non credo apprezzerai particolarmente. Riguardo ai Diana, ne approfitto per dirti che il Canada è la mia nuova terra promessa musicale. Tantissimi nuovi gruppi o artisti che mi piacciono scopro poi essere canadesi. Chiudo la mia personale doppietta con un altro giovine gruppo in cerca di consacrazione. Anche qui siamo nell’ambito del rassicurante lo so. Eccoti i Cults, duo con voce femminile. Un cliché che a causa forse degli Eurythmics mi ha sempre intrigato e segnato profondamente.

F.: Doppio ascolto tra poco…
S.: Spero di non tediarLa troppo.
F.: Te lo farei presente.

Martedì 17 dicembre 2013

S.: Il prossimo pezzo sarà il meno rassicurante di tutti. Nell’attesa, ascolto l’ultimo dei Nine Inch Nails, che finora avevo tralasciato. Spero non ci sia qualche pezzone tale da farmi rimangiare i verdetti di fine anno
S.: Ti ho trafitto con la mia mortifera doppietta?
F.: Quasi, ma sopravvivo a te e al lavoro. Aspettati il prossimo pezzo in serata, quando meno te lo aspetti…
F.: Eccoci. Cults sopra la media di compatibilità degli altri pezzi, hanno un loro motivo di essere ascoltati, e credo approfondirò. Musica da viaggio, prossima gita a Venezia. Beatrice ti ringrazierà. Come mai questa declinazione spiccatamente elettronica? Da sempre? Io entro nei secondi cinque pezzi della Top10 con un gruppo che sta sempre in alto nelle mie preferenze. Sarebbe riduttivo dire emo, per me il loro primo disco (Distal) rimane una delle migliore cose degli ultimi anni. Il secondo forse non è allo stesso livello, ma funziona. E loro urlano, facendosi comunque ascoltare da chi non apprezza solo le distorsioni.

Mercoledì 18 dicembre 2013

S.: Buongiorno da Domegliara. Declinazione elettronica sempre avuta in realtà, forse a causa dei vinili che ascoltavo nell’infanzia, son pur sempre figlio musicale dei primi anni ottanta. Quando erano tutti synth e anche il rock era annegato nei tastieroni alla Van Halen. Crash of rhinos è un nome dedicato ai problemi giudiziari di Gattuso? Che io comunque, da vecchio cuore rossonero come dice All Berto, ritengo assolutamente innocente. Anche perché non voglio si ammazzi in piazza come ha minacciato. Pollice in su per i Crash of Rhinos.
F.: Bene , mi fa piacere…
S.: Un po’ Blind Melon, un po’ Mogwai, un po’ System of a down. Almeno questo pezzo. Bella copertina.
F.: Uniscono mondi diversi, e questo a me piace.
S.: Invece ora ti propongo un pezzo piuttosto nevrotico. Il più nevrotico dei 10.
F.: Ascolto volentieri.
S.: Tratto da un disco con un artwork copertina pessimo. Disco deludente, ma questa è una prova di bravura e nevrosi della frontwoman. Credo tu conosca gli Yeah Yeah Yeahs.
F.: Mi piacciono molto, Karen O è bravissima. Una delle poche voci femminili che apprezzo davvero.

F.: Ricordo con piacere il periodo del singolo Gold Lion.
S: Ecco These Paths. Difficile trovare i link. Non so se è un capolavoro nascosto o una cacata, a me ha colpito subito e mi è rimasta incollata per tutto l’anno. Un pezzo molto inquieto.
F.: Apprezzo, come apprezzo diverse cose loro. Anche se li ho un po’ persi di vista. Pensa, mai ascoltato questo disco quest’anno.
S.: Stiamo flirtando troppo. Il mio prossimo pezzo segnerà una frattura forse insanabile, ma attendo la tua settima mossa prima.
F.: Pensa che io invece ti lancio un altro sguardo malizioso. Anche se mi butto contro il tuo rifiuto della musica italiana, e ti sparo un altro pezzone sanremese.

F.: Per me un gruppo incredibilmente rock. Dal vivo potentissimi e su disco secondo me infallibili almeno da tre album. Belli, coinvolgenti, capaci di maneggiare le parole e gli arrangiamenti.
S.: Avevo ascoltato il disco quest’estate. Con qualche sussulto positivo, poi è tornato in un dignitoso oblio. Riascolto Dispari.
F.: Come tutto ciò che riporti il marchio Italia mi sembra?
S.: Poche eccezioni. Forse sono troppo concentrato sui suoni e poco sulle liriche. E se mi concentro sulle liriche devono essere di qualità, con i testi in inglese tralascio, a meno che non mi concentri. Però i suoni prevalgono nettamente, da qui l’amore per il solo strumentale tra l’altro. Mediamente i suoni italici mi suonano meno intriganti, il cantautorato un po’ mi annoia.
F.: Capisco, ho ancora un italiano nei restanti tre.
S.: Detto questo i Marta sui Tubi non mi dispiacciono in toto. Se volessero punirmi e farmi ascoltare Radio Italia per 24 ore sarei lieto di trovarli. Il problema è che non li passerebbero. Invece, perché le voci femminili non ti emozionano di solito? Io ho il problema opposto, mediamente preferisco le voci femminili.
F.: Credo sia un caso, da un lato. Dall’altro nei miei gruppi di riferimento poche sono le donne presenti. Qualche bella voce c’è e lo riconosco. Skunk Anansie, Alanis Morissette, altro…
S.: Nel mio caso non ne faccio un discorso di bellezza vocale in assoluto, forse con il genere che prediligo la voce femminile è più efficace, anche se è una voce che non spicca in assoluto. Come nel caso dei Cults, voce femminile assolutamente nella media. Tra le giovani cantanti-cantautrici, ti segnalo tramite pizzino-raccomandazione Chelsea Wolfe, Zola Jesus, Julia Holter. Ci sarebbe anche Grimes, ma fa elettronica e canta in un falsetto adolescenziale che potrebbe urtarti parecchio.
F.: La scuderia Sparano.
S.: Mi sento un po’ Schicchi ammetto. Senti sei pronto per pentirti di tutto questo? E’ arrivato il momento più difficile. Ho provato ad avvisarti. Ti farebbe meno male trovare nella Top10 Atoms for Peace o Daft Punk?
F.: Mah, odio entrambi…l’importante sia una cosa rapida. Stringerò i denti e inietterò subito l’antidoto. Esco, torno più tardi.
S.: La tentazione di escluderla snobisticamente dalla mia Top10 c’è, anche perché è una di quelle canzoni che ti trovi a dover ascoltare ovunque senza il tuo consenso. E questo penso sia il motivo per il quale non amo particolarmente le radio e preferisco sempre essere il dj di me stesso. La sensazione di fastidio derivante dal fatto che qualcuno decida per me cosa devo ascoltare. Nel caso di Get Lucky, però, nonostante le centinaia di ascolti passivi ed imposti, non posso negare sia un capolavoro pop come ce n’erano a decine anni fa e come ormai solo raramente accade. Operazione paracula all’ennnesima potenza, Random access memories disco molto sopravvalutato e noioso ai limiti dell’insulso nella parte iniziale e finale. Buona la parte centrale. Riuscitissima, devo ammetterlo, la collaborazione con Pharrell (anche il Lose yourself to dance, forse ancora più riuscita). Dovresti provare ad ascoltarlo dalla quinta traccia fino a Fragments of time, e pensare che sia un EP. Ti risulterebbe meno indigesto. Il fatto che non abbia un video ufficiale nonostante sia la canzone più ascoltata credo degli ultimi 20 anni aprirebbe dibattiti sulla reale importanza dei videoclip al giorno d’oggi.

S.: In mancanza di clip ufficiale mtv è stata costretta a farne uno con spezzoni. Robe da Enrico Ghezzi. Ti sei impiccato?
F.: Ci sono, ci sono. Vedevo i nomi per Sanremo. Come al solito Fazio porta quelli che vorrebbe veder suonare nel suo giardino. E alcuni sono meritevoli.
S.: Ho appena letto, e ho pensato cosa dirai di Gualazzi feat. Bloody Beatroots.
F.: Apprezzo tantissimo, curiosità. Amo i cambiamenti, i cambi di rotta, le rotture con il passato. Odio le consuetudini. Ed è per questo che il mio prossimo pezzo è…

F.: A me di loro non c’è nulla che non piaccia, come Dave Grohl il simpatico Josh Homme ciò che tocca trasforma in oro. C‘è il suo zampino anche in AM tra le altre cose. Oltre ad essere una macchina da live – appena acquistato biglietto per concerto a Bologna insieme ai Pixies – mettono insieme pezzoni come questo. Una ballatona struggente, senza perdere di vista l’obiettivo. Stupendo per complessità, per scelte nella direzione che in ogni album prendono e i compagni di viaggio che portano con sè. Ad esempio questa volta sir Elton John.
S.: I miei ascolti in ufficio del disco non mi avevano fatto cogliere la presenza del baronetto, e nemmeno il riascolto della traccia 7 me l’hanno fatto notare.
F.: Diciamo che c’è il suo piano, ma è un po’ sacrificato.
S.: La ballata è ben fatta, anche se non amo particolarmente le ballate. Difficile mi innamori di una ballata, sono un arido. Quindi era scivolata via tra gli ascolti. Anch’io ho i QOTSA nella Top10, e immaginavo fosse il punto di contatto.
F.: Pollici altissimi!!!!
S.: Anche se ho una più banale My God Is The Sun. Singolone e brano rock dell’anno per me. In un anno in cui molti che fanno dello pseudo rock hanno deluso profondamente.

F.: Tanti singoli nell’album, per me nel campionato dei big una spanna sopra gli altri.
S.: Ad esempio i placebo, per me il disco delusione in assoluto. Un disco davvero svogliato e preoccupante.
F.: Sempre poco seguiti, al contrario dell’amico All Berto…
S.: Anche i Pearl Jam hanno deluso, ma non li ho mai adorati in chiave album, dopo i primi 4 album mostruosi. Quindi non avevo grosse aspettative. E’ da No Code che non fanno un grande album, sono passati 17 anni e 5-6 dischi, ormai il trend è quello. Chiederemo ad All Berto un parere sull’ultimo dei Placibbio allora. Ecco i Queens.
F.: Pearl Jam imbarazzanti…

S.: Chiudo io? O meglio chiudo la mia? Sei tu il padrone di casa.
F.: Mancano due pezzi caro…
S.: Sicuro?
F.: Assolutamente.
S.: Urge la tua nona.
F.: Allora…arrivano i miei amici gallesi post-punk.

F.: Già li amavo nella loro formazione precedente. I Mclusky erano gran gruppo. Ma così sono maturati…e in due anni hanno sparato due dischi pieni di belle idee.
S.: Me li avevi già segnalati qualche settimana fa in effetti.
F.: L’anno scorso li dimenticai colpevolmente dalla mia classifica.
S.: Chiudo la mia Top10 con una languida canzone da viaggio. Se hai apprezzato almeno per un momento i Goldfrapp potresti trovare delle similitudini. Tanto per cambiare un duo, con voce femminile. Inizialmente più orientati a sonorità new wave, ora verso un languido pop elettronico. Come per i Future of the left secondo album che vale come importante conferma, ecco gli Still corners.



S.: Uno dei miei dischi preferiti dell’anno.

Giovedì 19 dicembre 2013

F.: Arriva l’ultimo pezzo. E poi pubblichiamo.



F.: Eccoti i Bachi da Pietra, il mio personale buongiorno per te.
S.: Dai, te la posso concedere come chiusura in chiaroscuro. In quanto al mio anno italiano in musica posso dirti che ho apprezzato alcuni pezzi dei Marlene Kuntz, in particolare “Nella tua luce”, la title track. Godano è ormai l’erede di Lindo Ferretti, nei testi e in alcuni arrangiamenti. Ho scoperto Maria Antonietta, una specie di Carmen Consoli più incazzata. Ho unzato con i Casa del mirto (Go away) mi sono imbattuto nei cloni nostrani degli Editors (i Doormen) ma soprattutto, ho amato e sto amando il nuovo disco dei Julie’s Haircut, del quale ti consiglio almeno un ascolto. Una suite di psichedelia nostrana di rara bellezza, uno dei miei dischi dell’anno. Confessa è stata dura.
F.: Rientrato ora da cena di lavoro. Affaticato…
S.: Questa Top20?
F.: Siamo arrivati in fondo. Io soddisfatto… Devo lavorare sulla composizione del post, piuttosto lungo.
S.: Siamo prolissi…
F.: Riusciremo a trovare una forma.
S.: Io ho appena mangiato un salutare piattone di tagliatelle al ragu. (Ndr. sono le 00.00)

Venerdì 20 dicembre 2013

F.: La cena del campione. Corsetta adesso…
S.: Non sarebbe male.
F.: Io divanato, incapace di alzarmi.
S.: Arrivato alle dieci e mezza dopo giornata di delirio lavorativo e pronto soccorso per magagne genitoriali. Pietro sveglio e Chiara febbre.
F.: Conosco situazione. Buonanotte Serge…

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  1. […] le relazioni… – per elencare le nostre dieci canzoni dell’anno. La trovate qui. Per il 2014 le condizioni dell’ascolto sono rimaste più o meno le stesse. Solo Spotify, […]

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