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Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice

In MP2013 - Una piccola inchiesta., Ponti di vista on dicembre 31, 2013 at 12:19 am

1546609_10202329278327276_1896221429_o“Marsiglia è un rifugio di banditi internazionali. Questa città è il cancro d’Europa. E l’Europa non potrà vivere finché Marsiglia non sarà ripulita.” Karl Oberg, responsabile delle SS per la Francia, così scriveva nel 1943. Non sembra essere cambiata quindi – negli ultimi decenni – la necessità di “riqualificare” il tessuto sociale e urbano dell’antica città di Massilia. Per MP2013 centrale era l’obiettivo di cambiare il volto alla città (o almeno dei suoi quartieri nobili) per restituirle una migliore reputazione rispetto a quella che negli anni si era costruita. Omicidi, guerre di mafia, armi, droga, degrado, povertà, disoccupazione. Una situazione difficile insomma. L’anno in cui Marsiglia è stata capitale europea della cultura sta volgendo al termine ed è tempo dei primi bilanci. Il numero di visitatori (quasi nove milioni dicono gli organizzatori), la qualità delle strutture realizzate per l’occasione, la ricaduta degli oltre 900 eventi culturali organizzati sembrano offrire la conferma di un successo a tutto tondo. La situazione, in realtà, sembra essere molto più contraddittoria.
Certo, ci sono il MuCEM, il PavilionM (se non verrà smontato domani…), la rinnovata e attivissima Friche la Belle de Mai, gli investimenti sul Vieux Port ma nei miei occhi rimane anche la distanza – non solo geografica – di MP2013 dai quartieri nord della città e la sensazione di una città divisa – non solo tra centro e periferie -, con una buona parte di essa totalmente esclusa dall’evento. Sarà dal primo gennaio 2014 che si capirà davvero cosa ne sarà dell’impulso di MP2013. Se sarà stato un fuoco di paglia, un fuoco d’artificio nel buio, oppure sarà una salutare iniezione di energia per una città che rimane povera, segnata da gravi diseguaglianze sociali e attraversata da conflitti neppure troppo nascosti. In cuor mio sono combattuto tra speranza e disillusione, sentimenti opposti che in Marsiglia però convivono necessariamente.

Nel 2013 sono tornato per quattro volte a Marsiglia, cercando di tenere sempre la telecamera accesa sulla parte più nascosta della città, a contatto con le mille comunità che la animano, alla ricerca delle culture che si nascondono nei suoi vicoli. Ho registrato circa quindici ore di immagini, con diverse interviste. Sto provando a trasformare tutto questo materiale in un video/documentario che mostri più sfumature di Marsiglia, che sappia fotografare il suo essere plurale, molteplice. Spero sarà pronto nei primi mesi del 2014.
Ma è tutto quello che si è mosso attorno alla realizzazione del video che mi ha maggiormente stupito. Sono arrivato a Marsiglia con un unico punto di riferimento (un’amica da qualche anno diventata marsigliese, che non so come ringraziare), con un enorme deficit linguistico e con l’ambizione di raccontare delle storie. In un attimo ho conosciuto persone meravigliose, bevuto (molti) pastis con nuovi amici, mangiato in case di famiglie ospitali, attraversato in lungo e in largo ogni quartiere con guide sempre pronte a farmi conoscere qualcosa di nuovo. Ho tifato, esultato, sofferto al Velodrome con i supporters dell’OM, imparato da chi ha studiato e scritto dei 2600 anni di storia di Marsiglia, discusso con chi coltiva ogni giorno la ricchezza delle mille minoranze che convivono in questo angolo di Mediterraneo. Ho abitato Marsiglia, anche se per tempi sempre troppo brevi.
Mi sono (definitivamente) innamorato – da montanaro che non sa neppure nuotare – del mare e dell’orizzonte che si incendia all’ora del tramonto, del mistral che sa accarezzare e ferire, dei colori caldi delle rocce e delle passioni violente di una città del sud. Ho aspettato con ansia ogni nuova partenza e sofferto gli obbligatori ritorni. Un grande pezzo del mio cuore è a Marsiglia, e non è facile starsene qui, lontano.

Jean-Claude Izzo – colui che, con i suoi romanzi, mi ha fatto entrare a Marsiglia – scrive in Casino Totale che “Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che c’è da vedere si lascia vedere. E allora è troppo tardi, si è già in pieno dramma. Un dramma atipico dove l’eroe è la morte. A Marsiglia, anche per perdere bisogna sapersi battere.” Io ho scelto di condividere l’anima di Marsiglia, ho scelto di essere. Ho cominciato a comprendere l’essenza più profonda di questa città speciale. Chissà che un giorno non mi ci possa fermare, per viverla pienamente.

f.

*Fotografia di Matteo De Stefano.

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