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O la va o la spacca…

In Ponti di vista on febbraio 15, 2014 at 12:59 am

franco-fontnaProprio così. “Ogni giorno come fosse l’ultimo…” In questo modo ha descritto la propria esperienza a capo del Governo Enrico Letta, e così oggi ha chiosato all’interno del suo ultimo tweet da Presidente del Consiglio. E’ incredibile constatare che questa descrizione potrebbe valere anche per la corsa frenetica intrapresa da Matteo Renzi e per la scalcagnata attualità politica italiana. In fin dei conti, persino Beppe Grillo potrebbe titolare così uno dei suoi seguitissimi post. Il tempo – come bene racconta Francesco Palermo – è spesso un fattore sottovalutato nella definizione dei contesti che viviamo e la fretta, che sembra aver contagiato tutti, con cui si è sviluppato il dibattito attorno al ribaltone che ha preso forma in queste ore ne è l’esempio più lampante. Due giorni per sbaragliare il campo, per buttare all’aria le carte e per ricominciare una nuova partita, per rimangiarsi parole date e utilizzarne mille altre. Giorni vissuti in una sorta di impazzimento generale che ha viziato l’intera direzione del Pd e da lì si è riversata su ognuno di noi, interessati a capire cosa stava succedendo. Invano.

Sintetizzo, brutalmente. Roma, Direzione nazionale PD. La sala del Nazareno è impermeabile ai sentimenti di un intero Paese. Se manca la capacità strategica, verrebbe da dire, forse vale la pena ascoltare cosa ne pensa il proprio salumiere o tabaccaio. Sembra che dell’intera assemblea il solo Civati avesse fatto questo semplice esperimento, provando a condividerne i preoccupanti risultati. Letta è stato bravissimo, ma per davvero (“intelligente, preparato, attento, stakanovista, ecc.”), ma proprio non può andare avanti. Ciao, grazie, chiudi la porta quando esci! Fino a ieri abbiamo detto che non c’era spazio per null’altro se non poche operazione d’emergenza? Sbagliato. Impostiamo una legislatura costituente (cosa vorrà dire?) che arrivi al 2018. Se si potesse, pure oltre. Qualcuno spiegherà poi cosa sia cambiato in queste due pazze giornate per scompaginare il contesto parlamentare in maniera tanto netta da offrire questo nuovo scenario. Quello che una volta chiamavano il carro del vincitore è ormai un treno dai mille vagoni con scompartimenti adatti ad ogni viaggiatore, non tutti all’apparenza in sintonia totale con il nuovo capotreno e pronti a tirare il freno d’emergenza al momento opportuno. Maledetta dietrologia. Chi non è in sintonia con la linea finisce per andarsene prima della fine o fare la figura del simpatico bastian contrario. Civati ti ho voluto bene!!! Il tutto si consuma in diretta streaming – vezzo di grilliana origine – ma sfortunatamente senza sottotitoli. Sarebbero serviti, per capire se il termine responsabilità non rappresentasse un triste senso di autoconservazione, se il coraggio non fosse sinonimo di una buona dose di opportunismo e se il cambio di fase tanto evocato non corrispondesse solo ad un nuovo nome sul citofono di Palazzo Chigi. Per quanto riguarda l’ambizione, bisogna diffidare di chi dice di non possederne, ma sarebbe bene fosse accompagnata da un certo tasso di buonsenso ed equilibrio perchè non si trasformi in avventatezza. Troppo tardi. Provando ad uscire dalla palude si rischia di ritrovarsi in un deserto dentro il quale proseguire faticosamente e inutilmente da soli, senza neppure quelli che fino a ieri avevano contribuito a rimanere a galla e immaginavano di potersi fidare. Da qualunque lato la si guardi la scelta di Renzi è un esperimento estremo, figlio di un mix di spregiudicatezza, grande fiducia in se stesso e un poco di disperazione. “Ogni giorno come fosse l’ultimo…” direbbe Enrico Letta. Come se non ci fosse un domani.

Su una cosa ha ragione Matteo Renzi: gran parte delle possibilitá di salvarsi per l’Italia – nel bene e nel male – passano ancora per per il PD. Con la decisione – avvallata a larga maggioranza dalla Direzione nazionale – di forzare la mano e di scegliere “la strada meno battuta”, di essere lui stesso a guidare il Governo, Matteo Renzi ha messo il suo partito nella condizione di avere un’unica chance. O la va o la spacca. One shot!!! Non ci saranno prove d’appello o esami di riparazione. Potrà andare incredibilmente bene, e a quel punto non potremo che dare atto del successo ottenuto dall’azzardo. Ma se non dovesse andare, e non ci sono mezze misure nella possibile sconfitta, allora preparatevi a tenervi forte. Ci sarà da ballare…

f.

*Immangine di Franco Fontana

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