trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Caro Civati, ti scrivo…

In Ponti di vista on febbraio 26, 2014 at 12:02 am

KarlHaendel4Caro Giuseppe Civati,
non ero presente all’incontro di domenica a Bologna ma avrei partecipato volentieri, per almeno due motivi.
Il primo, se così si può definire, terapeutico. Lo spaesamento (per quanto riguarda la politica, ma non solo) è oggi sentimento che condividiamo con diversi milioni di uomini e donne. Una sorta di malattia che difficilmente si sconfigge da soli, e che necessita di “terapie di gruppo”, momenti di confronto approfonditi e luoghi accoglienti che si percepiscano come comuni. Lo dico da non iscritto al PD che ha guardato per anni con una certa diffidenza alla dimensione partitica, e che vive oggi alla costante ricerca di uno spazio politico adatto ad essere vissuto con rinnovata passione ed energia.
Il secondo motivo, invece, è più strettamente collegato agli obiettivi dell’agire politico. Siamo davvero convinti che la vera domanda fosse se era giusto o meno votare la fiducia al nascente governo Renzi? E ancora, può questa discussione ridursi al valutare l’opportunità o meno di stare dentro il PD o la necessità (apparentemente sempre dietro l’angolo…) di far nascere un nuovo soggetto politico di sinistra? Basta davvero che il dibattito oscilli – non ovviamente per colpa esclusivamente tua – su questa effimera frontiera tra il dentro e il fuori che tanto solletica i vari mondi della cosiddetta sinistra, intellettuale e non? Io credo di no…

Preso atto che il 50,1% dei votanti alle consultazioni da te aperte online pensava che la scelta corretta fosse quella di garantire la fiducia al Governo Renzi, in aula hai rispettato questo risultato, decidendo però di esordire così: “Ciao Matteo, volevo dirti in due minuti che stai sbagliando”. Il fatto di segnalare un errore, una non condivisione anche netta, è per me segnale importante di sincerità e di presa di responsabilità, soprattutto se poi – come hai detto di voler fare tu – a questo non segue il sentirsi sollevato da qualunque incombenza lasciando che siano altri a doversi fare carico dei passi successivi. Ed è appunto per questo che ti scrivo, provando a problematizzare una questione che va ben oltre il dato simbolico della nascita dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi e che dovrebbe essere il vero banco di prova di una politica che vuole davvero voltare pagina.

Dobbiamo dare corrispondenza nella realtà al riconoscimento degli errori che – non da oggi – la politica ha perpetrato nel nostro paese, e non solo. Non è sufficiente rappresentare all’interno del PD (con tutte le difficoltà, che immagino) la componente che si può definire più coerente o, se vuoi, più radicale. Credo sia evidente anche a te quanto questo ruolo di confine sia complesso e contraddittorio, così come lo sono i fischi – veri o del web – che hai dovuto e dovrai subire dopo la decisione di votare la fiducia. Mi sembra allo stesso modo chiaro che attorno alla tua figura – e alle tue prese di posizione – si generi a volte una sorta di schizofrenia, che ti trasforma nel giro di poche ore dall’eroico fustigatore del vecchio amico rottamatore, al triste voltagabbana che per paura della marginalizzazione rientra silenziosamente nei ranghi. Suppongo entrambe queste descrizioni ti facciano sorridere. C’è qualcosa di assurdo in questa folle altalena di giudizi, che sta però tutta dentro la complessità di questo momento politico, dominato dai sentimenti strambi delle pance e dai cori sguaiati delle tifoserie.

Non c’è più uno schema rigido dentro il quale muoversi, ed è venuta meno anche la certezza di alcune categorie che fino a pochi anni fa garantivano di orientarsi con una certa precisione. Oggi i piani sono molteplici e bisogna avere il coraggio (che in parte Matteo Renzi dimostra di possedere…) di provare a viverli tutti, mettendoli in comunicazione e sintonizzandoli. C’è bisogno di rafforzare, migliorare e arricchire le prospettive di un governo che nasce certamente male – nella forma e anche nella composizione -, ma oltre il quale sono infinitamente maggiori i rischi delle opportunità. Serve un ragionamento serio sulla crisi della politica – in diversi si sono cimentati, almeno nella parte di analisi – per poi immaginare una processo lungo e tortuoso che riguarda l’approccio, per così dire pre-politico e relazionale, con tutti quei cittadini che oggi si sentono distanti da qualsiasi tipo di rappresentanza o che addirittura ne rifiutano e disprezzano la funzione. Sarebbe un lavoro prezioso di ricucitura e di riconnessione di mondi oggi totalmente slegati e spesso in conflitto tra loro.
Perché – forse hai ragione – in Parlamento andavano rifiutate le “larghe intese”, ma fuori – in Italia, in Europa e nel mondo – ne andranno cercate e trovate di larghissime (tra simili, diversi e anche diversissimi) per un comune e ambizioso obiettivo. Oltre gli interessi particolari e non senza contrasti, probabilmente perdendo per strada qualcuna delle proprie certezze identitarie, finora conservate con troppa gelosia. Sarà questa la vera sfida della politica, decisiva e non più rimandabile, che in molti dovranno raccogliere e fare propria.

Tu che dici?

A presto
f.

*immagine di Karl Haendel

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: