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Una storia da raccontare /14.

In Una storia da raccontare on aprile 17, 2014 at 1:24 pm

tumblr_lejz6jqeV51qarjnpo1_500L’istinto della fuga esisterà sempre: anche se Pascal consigliava di passare la vita in una stanza.
– Vittorio Gassman –

Non sono mai stato portato per i viaggi. Sarà la mia scarsa predisposizione per le lingue, o forse la sensazione di oppressione ed inadeguatezza di fronte a quelli che ho ritenuto, da sempre, dei tentativi di fuga. Sono contrario alle ritirate, al ripiegare verso qualcosa di diverso allontanandosi da ciò che si ha, da ciò che si è. Insomma, da ciò che si potrebbe e dovrebbe fare.
Giorgio prima di salutarmi mi aveva detto di controllare la tasca anteriore dello zaino. Appena arrivato in un luogo più riparato seguì la sua indicazione. Dentro una busta, un biglietto aereo sola andata con destinazione Tel Aviv e un blocchetto di banconote da 100 Euro. A prima vista circa tre-quattromila Euro. Il biglietto portava la data del 7 gennaio, tre giorni dopo.
Era il segnale che bisognava andarsene, in fretta. Avevo 72 ore. Il biglietto era uno, prenotato a mio nome, e prevedeva la partenza da un aeroporto minore, speravamo meno controllato. Diversi scali prima di arrivare a destinazione. Per gli altri avrei dovuto trovare una soluzione alternativa alla svelta, una volta uscito dall’Italia.
I viaggi, le partenze non mi avevano mai dato entusiasmo, né nuova energia. Li avevo sempre interpretati come una sorta di sconfitta. Negli anni avevo continuato a vivere nella città in cui ero nato. Le ero rimasto fedele, nella buona e nella cattiva sorte. Avevo visto persone attorno a me partire e tornare, continuamente. Vivere frammenti di vita qua e la. Esperienze nuove, o forse no, solo il riproporsi di vecchi ricordi. Parentesi scollegate da tutto il resto, bypass tra il passato e il futuro, sorvolando a tutta velocità il presente. Pensando forse che quello che si lascia rimane – fermo, immobile, costante – pronto ad essere riacciuffato in corsa, una volta tornati.
E invece, quello che si abbandona – persone e affetti, problemi e progetti, discorsi iniziati e mai conclusi – prosegue per la propria strada, autonomamente. Lo fa senza che tu possa farci nulla. Prende strade che non avresti mai immaginato. Finisce dove non avresti voluto.
E’ nella sorpresa del ritorno e nel successivo disorientamento che nasce spesso la partenza – la fuga, la ritirata, chiamatela come volete… – successiva. In un crescendo di confusione e disordine. Sempre più lontano dall’idea di una vita apparentemente normale e vicino alla parabola scomposta di una foglia ingiallita che si stacca dall’albero su cui è cresciuta e da cui ha tratto nutrimento.
Quel biglietto aereo – che stringevo tra le mani senza sentire mio – lo avrei strappato immediatamente, per quanto mi bruciava l’idea di andarmene. Lo piegai con rabbia e lo rimisi nello zaino. Mi sedetti su una panchina poco lontano, controllai che nello zaino ci fossero tutti i documenti che avevamo raccolto sul “Caso senzatetto”. Giorgio era stato preciso come sempre.
Avevo ancora un appuntamento prima di tornare verso la fabbrica. La persona che sarei andato a trovare sarebbe impallidita alla mia vista. Non avrebbe chiamato però la polizia e nemmeno una delle sue guardie del corpo. Avrebbe acceso l’ennesima sigaretta della giornata, si sarebbe immerso in un’ampia nuvola di fumo e  mi avrebbe chiesto cosa volevo. Avrebbe abbozzato un sorriso, negato tutto, giocherellato con la penna tra le mani. Si sarebbe comportato come se non sapesse nulla di ciò che succedeva in quegli istanti in città, appena oltre le finestre dal suo lussuoso ufficio, anche se era evidente che non poteva essere così.
Mi sarei fermato per pochi minuti, sufficienti a capire che strada stavamo imboccando e da dove si era staccata quella valanga che mi stava inseguendo. I suo occhi avrebbero cercato in me paura, rabbia o rancore. Avrebbero trovato solo freddezza, oltre a un filo di tristezza.
Sarebbe stata l’ultima volta che lo avrei incontrato.
 O almeno speravo sarebbe stato davvero così…

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[Tempo: 4 gennaio, pomeriggio, ore 19.00]
[Luogo: città italiana, esterno]
[Personaggi: A. (maschio, 30 anni, italiano)]

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