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Libri con le orecchie… /2.

In Libri con le orecchie... on aprile 27, 2014 at 11:04 am

fotoManca un mese esatto alle elezioni europee, e quindi il primo “segno” è necessariamente da un libro fondamentale, Il manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli. Tanti lo ricordano come padre nobile dell’Europa, molti dimenticando però di sottolineare un passaggio fondamentale della sua ipotesi federalista. Una pagina di grandissima attualità ancora oggi. Un’utile lettura per quelli dei “pugni da battere sul tavolo dell’Europa”, del “rivogliamo la sovranità monetaria” o del “più Italia in Europa”.

“Le forse reazionarie hanno uomini e quadri abili ed educati al comando, che si batteranno accanitamente per conservare la loro supremazia. […] Il punto sul quale esse cercheranno di far leva sarà la restaurazione dello stato nazionale. Potranno così far presa sul sentimento popolare più diffuso, più offeso dai recenti movimenti, più facilmente adoperabile a scopi reazionari: il sentimento patriottico. In tal modo possono anche sperare di più facilmente confondere le idee degli avversari, dato che per le masse popolari l’unica esperienza politica finora acquisita è quella svolgentesi entro l’ambito nazionale, ed è perciò abbastanza facile convogliare sia esse che i loro capi miopi sul terreno della ricostruzione degli stati abbattutti dalla bufera. […]
Risorgerebbero le gelosie nazionali, e ciascuno stato di nuovo riporrebbe la soddisfazione delle proprie esigenze solo nella forza delle armi. Compito prepicuo tornerebbe ad essere a più o meno breve scadenza quello di convertire i popoli in eserciti. I generali tornerebbero a comandare, i monopolisti a profittare delle autarchie, i corpi burocratici a gonfiarsi, i preti a tener docili le masse. Tutte le conquiste del primo momento si raggrinzirebbero in un nulla, di fronte alla necessità di prepararsi nuovamente alla guerra.
Il problema che in primo luogo va risolto e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali sovrani.”


Gunther Anders
L’odio è antiquato
Bollati Boringhieri (2006)
82 pp. / 9 euro

Un libro agile su un sentimento che, anche se antiquato, non viene mai meno.

“In caso di necessità possono fungere da oggetti d’odio succedanei persino dei nemici che non esistono. Con quanta voluttà fin dal XVIII secolo furono gettate al popolo famelico – come pasto gradito – streghe immaginarie. E con quale voracità i banchettanti si avventarono sul pastone loro propinato! Fra l’altro anche i succedanei da odiare e vittime succedanee erano per lo più sconosciuti agli aizzati all’odio. Durante il periodo nazista la magior parte dei tedeschi non solo non aveva incontrato i veri nemici, i russi sovietici, ma nemmeno i nemici succedanei, gli ebrei. Tuttavia, i bramosi d’odio hanno poche pretese.

“L’odio è diventato un surplus, un sovrappiù per occasioni speciali, un sentimento affatto artificiale, null’altro che un prodotto da servire a consumatori bulimici per renderli ebbri e assicurare, quando necessario, l’adesione acritica, e se serve, l’accettazione dell’inaudito.”

Recensione


Claus Offe
L’Europa in trappola
Il Mulino (2014)
102 pp. / 10 euro

L’Europa è in trappola, eppure rimane l’unica nostra possibilità. Anche senza essere del tutto d’accordo con Offe, soprattutto nelle sue conclusioni sulla prospettiva di “classe sociale vs. classe sociale”.

“Le opinioni pubbliche dei paesi del centro come la Germania non sono riuscite finora a comprendere (e i partiti politici a chiarire) che misure quali la mutualizzazione del debito (riconosciute da tutti, in privato, come necessarie) non sono una questione di trasferimenti o di donazioni altruistiche, ma di solidarietà in senso proprio. In altri termini: solidarietà significa fare non ciò che è bene per qualcun altro, ma ciò che è bene per tutti noi. Invece, l’equivoco dominante, che scambia gli atti di solidarietà per donazioni altruistiche, ci mette nelle condizioni di chiederci: perchè dovremmo pagare noi per loro?”

“Più che attribuire colpe per il passato, a mio avviso, si dovrebbero individuare responsabilità correttive per il futuro. Il principio morale alla base di questa scelta è semplice. Esso postula che quanto più un attore (uno stato membro e la sua economia) ha beneficiato (grazie a tassi d’interesse più bassi e tassi di cambio esterni dell’euro più favorevoli) degli errori commessi collettivamente, tanto più dovrebbe concorrere all’onere di compensare chi ha maggiormente sofferto di quesgli errori.”


Daniel Cohn-Bendit / Guy Vehofstadt
Per l’Europa! Manifesto per una rivoluzione unitaria.
Mondadori (2012)
136 pp. / 10 euro

Danny “Il Rosso” (ai margini della politica da campagna elettorale) e Guy (candidato per la presidenza della Commissione europea) saltano oltre le differenze, dentro l’Europa federale.

“Il dramma è che l’Unione europea viene giudicata colpevole di questa situazione. Colpevole di averci portato la crisi dell’euro. Colpevole di provocare la recessione imponendo l’austerità. Colpevole degli eccessi della mondializzazione. Colpevole di aver definitivamente fagocitato l’azione politica. Abbiamo raggiunto i limiti dell’assurdo. I soli responsabili di questo disastro, in realtà, sono gli Stati membri. E’ la loro incoerenza che ha portato alla crisi dell’euro. E’ la loro cecità che ha stravolto l’Europa abbandonandola in un mondo nel quale non gioca più alcun ruolo significativo. Sono stati i loro istinti possessivi e le loro concezioni limitate della sovranità che ne hanno fatto quella che è oggi. Un’entità ibrida, incapace di assicurarci un futuro migliore.”

DC-B “L’Europa federale è quello che chiamo una utopia plausibile. Forse è l’ultima utopia politica che può emergere dal nostro continente devastato selvaggiamente dalle utopie totalitarie e omicide. L’emancipazione degli europei sarà l’opera dei cittadini stessi.”

GV “Se Daniel e io, nonostante il nostro diverso percorso politico – che ha preso le mosse da un neoliberismo radicale per me, e da un radicalismo libertario per lui -, abbiamo avvertito la necessità di scrivere questo manifesto, è perchè capendo la gravità della posta in gioco abbiamo camminato verso questa utopia plausibile, quella di un’Europa federale post-nazionale.”

f.

 

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