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Elezioni europee, istruzioni per l’uso…

In Ponti di vista on maggio 25, 2014 at 8:43 pm

city_pict17aPRIMA. Chi commenta la politica sembra avere la memoria corta. Mi spiego. Non é stata una brutta campagna elettorale, é stata solo l’ennesima brutta campagna elettorale. Tarata sulla qualità della classe politica che oggi esprime il nostro paese e della società che la circonda non puó che esserne fedele fotografia. L’importanza della posta in palio (e spesso la confusione su quale davvero essa sia) non ha funzionato da catalizzatore di idee e ragionamenti, ma ha addirittura aiutato i toni ad alzarsi fino ad esplodere. Il degrado linguistico e culturale, oltre ad una crescente difficoltà nel riconoscere e nel confrontarsi con le opinioni altrui hanno reso quest’ultimo mese un far west di insulti, minacce e slogan truci. L’Europa è stata un pretesto per inasprire ulteriormente la polemica ed è diventata cassa di risonanza per una rabbia sempre più preoccupante. Si è rafforzato il clima da scontro permanente “tra noi e loro”, “tra buoni e cattivi”, “tra responsabili e populisti”. Tutto in una certa continuitá rispetto a quello che da qualche anno vediamo ogni giorno anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni. La campagna elettorale – e la tristezza che ne trasuda – non è che un sintomo del contesto che ci circonda. Chi la descrive come la causa, invece, commette un grave errore interpretativo.

DURANTE. Per valutare i risultati non accontentatevi delle percentuali, cosí come si è fatto con i sondaggi per settimane. Leggete il dato numerico dei voti. Una sola percentuale (a cui concorreranno però milioni di italiani) sarà determinante per interpretare le possibili evoluzioni politiche del nostro paese, e forse dell’intera Europa. Sarà quello dell’astensione, che descrive quel gruppo di cittadini che non si sono sforzati nemmeno di raggiungere il seggio. Se, come sembra, sarà attorno al 40% (in alcune parti del continente andrà decisamente peggio…) sarà ancora più evidente lo scollamento tra chi si dichiarerà vincitore (tutti!?!) e la frammentazione del tessuto sociale che dovrebbero provare a rappresentare. Da questo punto di vista dovrebbe essere abbastanza chiaro che nessuno potrà rivendicare maggioranze che numericamente, e politicamente, semplicemente non esistono. Rischia di non poterlo fare neppure un M5s magari a ridosso del 30% ma che non ha saputo intercettare dopo un anno di “lavoro” parlamentare più cittadini che nelle elezioni politiche del febbraio 2013. Di trionfatori al termine di questa tornata elettorale se ne conteranno pochi – nemmeno il FN primo partito in Francia lo sarà… – e proprio per i motivi che spiegavo nel primo punto di questo breve articolo. Si continuano a rincorrere i sentimenti più deleterei dei cittadini (e qualcuno ci riesce piuttosto bene) accettando che grosse fette di popolazione voltino le spalle alla politica, cosa che in queste elezioni europee hanno fatto in molti. Da oggi in poi, superati i frettolosi commenti a caldo, le sfide si faranno per tutti ulteriormente più difficili…

DOPO. Da martedì, giorno in cui si saranno “sedimentati” i risultati e si concluderanno le analisi, nulla vieta – anzi sarà obbligatorio – continuare a riflettere sulla necessità di una crescente integrazione europea. E in questa direzione – per evitare che si rafforzi un fronte variopinto di antieuropeisti che flirtano con il post-fascismo, antisistema dall’animo rancoroso, comunità deluse e rassegnate – serve che la politica batta un colpo. Durante la recente campagna elettorale si sono sprecati i richiami ai padri fondatori dell’Europa (Spinelli, De Gasperi, Adenauer, Schuman, Monnet, ecc.) descrivendoli come uomini dalle immense capacità di visione e medizione, in nome di quel sogno europeo di cui furono iniziatori. E’ possibile che nel 2014 le stesse virtù non siano patrimonio di nessuno dei leader che si candida a guidare quest’Europa malconcia? E’ possibile che nessuno di loro ambisca ad essere ricordato come uno dei padri (ri)fondatori dell’Europa nei libri di storia che si scriveranno tra qualche decennio, piuttosto che semplici cacciatori di voti all’inseguimento dell’umore (qui ed ora) dei cittadini? E’ possibile che solo immaginare larghissime intese (a livello europeo) – a partire dal Partito Socialista Europeo, passando per Alde e arrivando fino alla Sinistra Europea e ai Verdi Europei – sembri una bestemmia e non un’opportunità per raggiungere alcuni – magari pochi, ma fondamentali – risultati comuni? A tutte queste domande sembra possibile rispondere positivamente, e questo non è per nulla un buon segnale per l’Europa e per il suo futuro…

f.

(Immagine di Alexey Titarenko)

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  1. […] Solo se questa sarà la rotta Matteo Renzi muterà la risposta agli interrogativi finali del mio pezzo scritto ieri. Solo così confermerebbe di aver accettato la sfida europea, affiancandola o addirittura […]

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