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Troppo buoni?

In Libri con le orecchie..., Ponti di vista on luglio 12, 2014 at 7:25 am

Otto-Dix-TrenchLuca Rastello, con I buoni (Chiarelettere, 14,00 euro), accetta di navigare in mare aperto, laddove le correnti sono più forti e pericolose. Conduce il suo racconto – a metà fra il thriller autobiografico e il romanzo di denuncia – dentro un crescente clima di tensione che porta chi legge dal sollievo all’angoscia, dall’uscita (apparentemente) salvifica dal buio di cunicoli maleodoranti alla lenta caduta nella tenebra ben più paurosa di quella che potremmo definire la “banalità del bene”.
Il suo stile è diretto, ruvido, al limite della provocazione. La narrazione è ricca e potente, soprattutto in quelle pagine – le più riuscite – che ripetono ossessivamente le parole d’ordine che i buoni utilizzano contro chi, in uno schema piuttosto banale e stereotipato, buono non è. È proprio la messa in crisi della divisione netta tra bene e male che rende questo crudo scritto d’attualità tanto efficace. Operazione indigesta per molti, motivo di feroci critiche e un certo, generale, fastidio.
L’autore si rifiuta di narrare in maniera neutra (o peggio accondiscendente) le buone pratiche dell’associazionismo o della cooperazione internazionale, indaga le ombre dei luoghi della solidarietà e dell’impegno sociale, incrina il mito creato (a torto o a ragione, non sta a me giudicarlo) attorno ai capipopolo carismatici, alle comunità solidali, ai progettifici del buon esempio. Capitolo dopo capitolo vengono a galla scenari opachi, comportamenti discutibili, personalità doppie o triple, in un crescendo inarrestabile di fango che si riversa su ognuno dei protagonisti della storia. Un buco nero che si allarga, fino ad inghiottirli tutti. Fino a inghiottirci.
Rastello esagera? Forse, ma certo ci fa interrogare sulle contraddizioni insite all’idealizzazione e all’assolutizzazione di alcune categorie che tanto ci piacciono: i buoni ma anche gli indignati, i ribelli, i puri, i coerenti, i popolari, gli onesti, gli indipendenti, gli innovatori. E chi più ne ha più ne metta. Un libro non basta per contenerli tutti.

E’ una lettura che mette a disagio proprio perché offre un punto di vista scomodo, non convenzionale, non rassicurante. Non narra le gesta eroiche di cavalieri senza macchia, e nemmeno si sofferma sui retroscena di questa o quella famiglia mafiosa, per definizione lato negativo della società. Decide di stare dentro la zona d’ombra che ognuno di noi porta dentro di sé, vittima e carnefice nello stesso corpo, nella stessa vita. Descrive i limiti dell’umanità, senza nasconderne i lati più spiacevoli.

f.

*Recensione di Goffredo Fofi
*Recensione di Mauro Cereghini

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