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Limite, questo sconosciuto…

In Ponti di vista on agosto 19, 2014 at 4:22 pm

foto45E’ nostra abitudine – in realtà piuttosto bizzarra – dedicare praticamente ogni giornata del calendario a questo o quel tema che riteniamo particolarmente importante per la nostra società. Il crescere spropositato di ricorrenze per così dire dell’impegno sociale fa sì (così come l’eccessiva produzione di un bene ne fa crollare il prezzo) che nessuna di esse venga percepita come fondamentale e che tutto si riduca a qualche istante di testimonianza e a una buona dose di retorica.
C’è però un appuntamento che dovremmo prendere decisamente sul serio, benché sia difficile appuntarselo in agenda visto che di anno in anno (a causa dei nostri stili di vita…) lo trasciniamo indietro nella timeline che va da gennaio a dicembre. Il 20 agosto, è l’Earth Overshoot Day. La spia del serbatoio del pianeta terra si è accesa, da qui fino al 31 dicembre consumeremo le risorse di un ipotetico pianeta di riserva, che ovviamente non possediamo.

E’ bizzarro che questo campanello d’allarme, non certamente il primo, suoni proprio nei giorni in cui tanto dibattuto – in Trentino e non solo – è il caso dell’orsa Daniza e della sua possibile cattura. Attorno alla mamma orsa in fuga dall’uomo che la vuole ingabbiare – o peggio uccidere – si è create una naturale solidarietà, contagiosa quanto lo sono (nel bene e nel male) le dinamiche dei social network. E’ ovvio, e tutto sommato giusto, simpatizzare per l’animale minacciato, che diventa simbolo della natura maltrattata dal genere umano, impersonato in questo caso dai vertici della Provincia Autonoma di Trento. La metafora perfetta che ci fa innamorare del buono (attraverso l’immancabile #iostocon…) contrapponendoci al cattivo, che naturalmente merita ogni tipo di insulto e porta in sé ogni tipo di negatività. Forse il tutto è un po’ troppo schematico, e non ci aiuta.
Nello stesso momento in cui la polemica postferragostana montava – con addirittura minacce di boicottaggio turistico per il Trentino, “impegnato” nell’affair Daniza a devastare il proprio patrimonio naturalistico – mi è capitato di vedere il Lago dei Caprioli, un piccolo specchio d’acqua nell’alta Val di Sole, preso d’assalto da centinaia di automobili, fatte parcheggiare a pochi metri dalla riva, nel cuore del bosco. Uno “spettacolo” che cozzava violentemente con la bellezza del luogo e la meraviglia dell’ambiente montano che lo circonda. Il tutto era però ritenuto sostenibile da migliaia di uomini e donne che forse, cinque minuti prima, difendevano (sul web) la libertà di Daniza e l’integrità del paesaggio trentino. Questo piccolo esempio – ma potremmo parlare degli invasi scavati per continuare a  produrre neve artificiale, di dubbie proposte per l’allargamento di comprensori sciistici o per la costruzione di campi da golf o nuove seconde case –  serve per segnalare che spesso soffriamo di una certa schizofrenia interpretativa, che ci fa insorgere per un caso specifico (in questo caso l’orso, perché certamente più empatico e simbolico) dimenticando la nostra costante disattenzione nei confronti del pianeta su cui viviamo e l’altrettanto costante permanenza oltre ogni limite nei consumi che la finibilità delle risorse naturali ci imporrebbe.

Ed è proprio il tema del limite che sembra non riuscire ad entrare nell’agenda politica e nel dibattito pubblico. Basti pensare che ancora oggi di fronte ai dati non proprio lusinghieri del Pil europeo economisti, politici e in qualche maniera anche cittadini e movimenti di opinione inseguono la crescita economica (“rompere il Fiscal Compact”, “far ripartire i consumi”, “infrangere il pareggio di bilancio”, “superare l’austerità”, ecc. ecc.) invece di interrogarsi sul fatto che forse proprio il modello che fino ad oggi abbiamo conosciuto – e che ci ha garantito benessere e ricchezze nell’ultimo secolo come mai prima nella storia dell’uomo – non ha più nessuna possibilità di essere sostenuto, pena la definitiva messa in crisi dei già fragili equilibri ambientali e sociali dell’intero pianeta, oggi sempre più interconnesso. Non arrivano a caso le parole preoccupate di Papa Francesco, che fa riferimento a una Terza Guerra Mondiale già in atto e non nascono dal nulla le innumerevoli instabilità politiche, economiche e sociali che attraversano ogni angolo del globo terrestre. Per vivere oltre il limite – dentro il progresso scorsoio che Andrea Zanzotto cantava, spesso inascoltato – abbiamo firmato cambiali che non si possono onorare, che oggi riemergono sotto forma di conflitti dalle molteplici sfaccettature. Il nostro debito, un’impronta ecologica scellerata, risulta oggi a tutti gli effetti autodistruttiva. Siamo già in default, ma evitiamo accuratamente di farcene carico, soprattutto perché significherebbe dover rinunciare a qualcosa (il nostro tenore di vita in primis) che oggi riteniamo come un diritto acquisito e senza possibili mediazioni.
L’Earth Overshoot Day ci ricorda cosa rischiamo, non lasciandoci via d’uscita se non quella di una radicale revisione del nostro modello di sviluppo e del nostro relazionarci con il futuro. Facciamo sì che non diventi una ricorrenza come tante altre, buone per ventiquattro ore di buoni propositi che non sappiamo (e vogliamo) far diventare realtà.

f.

*Foto di Edward Burtynsky.
*Lettura consigliata: Giovanni Arrighi, Il lungo XX secolo, nuova edizione il Saggiatore.

 

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