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2042?

In Ponti di vista on settembre 12, 2014 at 6:15 am

renzi2014Sarebbe interessante visualizzare la nuvola semantica dell’estate appena conclusa. Non serve nemmeno produrla per rendersi conto di quali siano state le parole chiave di questi ultimi mesi. Escludendo il “fenomeno” Daniza – di cui non parlerò –  i temi di politica internazionale sono stati al centro dell’attenzione. Guerra, Isis, bombardamenti, morte e ancora immigrazione, naufragi, rapimenti, sanzioni economiche. Il dibattito interno langue invece tra dati che sembrano confermare il declino del paese (e più in generale dell’Occidente tutto) e riforme che dovrebbero favorire la ripresa e la crescita, apparentemente lontana da venire.

In questo clima – dove la centralità del qui ed ora schiaccia ogni tipo di riflessione sul domani – due immagini mi hanno colpito.
La prima, figlia di un ricordo, è legata ad una piccola pubblicazione di diversi anni fa. Un libretto da leggere durante le vacanze estive, dal titolo “Avrò vent’anni nel 2000”. Non lo riesco a trovare tra le cose lasciate nella casa dei miei genitori, ma in me richiama tutte le aspettative che un adolescente “doveva” cullare in vista dell’ingresso nel nuovo millennio. Non spaventava troppo il MillenniumBug, le attese erano quelle di una nuova fase di crescita ed opportunità, un tempo luminoso insomma. Sappiamo tutti come è andata.
La seconda é invece la pagina de Il Giornale che un imprenditore ha fatto pubblicare alcuni giorni fa. In essa vengono criticate le scelte economiche del governo Renzi e simbolicamente sono affiancati il volto del Presidente del Consiglio (oggi e come sarà invecchiato nel 2042) e un grafico che spiega che per ritornare alla situazione economica pre-crisi con l’attuale (non)crescita dovremo aspettare più di tre decenni, arrivando appunto alla data che da il titolo a questo articolo. 2042. Una comunicazione certamente efficace, anche se non se ne condividono gli obiettivi. Nel 2042 avrò 59 anni e mia figlia Petra 30, quanti ne ho io oggi.

Perché ho associato questi due piccoli fatti? Perché descrivono bene come sia cambiata la percezione che ognuno di noi ha nei confronti del futuro. Una strada segnata – senza limiti apparenti – nel primo caso. Un terreno impervio, privo di garanzie e ricco di pericoli, nel secondo. A essere crollata, ad ogni singolo il compito di giudicare se sia un bene o un male, sembra essere la “certezza” del successo personale, dell’arricchimento materiale, della crescita lineare nelle singole storie di vita di ognuno di noi. Si è interrotto un ciclo (quello che prende il via nel secondo dopoguerra e che sborda fin dentro la globalizzazione) che si era fino ad oggi intenso come inesauribile, e di fronte a dati macroeconomici negativi e a condizioni materiali in costante peggioramento fatichiamo ad accettare che lo schema di gioco praticato fino ad oggi sia irrimediabilmente compromesso. Poche sono le voci – soprattutto a livello politico – che segnalano la necessità di aggiornare l’immaginario che guida il nostro stare al mondo.

In questa direzione sembra muoversi l’ultimo lavoro del premio Nobel Jeremy Rifkin (La società a costo marginale zero, 2014, Mondadori), che descrive l’era evoluta di internet come il tempo della rivoluzione comunitaria, della fuoriuscita dal capitalismo predatorio delle multinazionale verso un mondo multipolare e inclusivo – persino più democratico -, del riemergere dei Commons come strumento di gestione di ogni aspetto, economico e non, delle nostre esistenze. Tralasciando la descrizione fin troppo enfatica di una trasformazione che appare oggi ancora ipotetica e tutt’altro che scontata è indubbio che il vero motore di un possibile cambio di paradigma – sia negli spazi angusti del locale che nelle distese del mondo globalizzato – siano le relazioni, comprensive anche del loro portato naturalmente conflittuale. Evitare di prendere in considerazione questo mutato contesto, provandolo ad affrontare con gli strumenti più adatti, non ci farà arrivare nel 2042 in condizioni migliori di quelle che abbiamo conosciuto in questi ultimi anni. Anzi.

f.

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