trento|italia|europa|mediterraneo|mondo

Una storia da raccontare / 19.

In Una storia da raccontare on febbraio 18, 2015 at 9:55 am

pierrelucasSpinsi forte la porta metallica dopo aver risalito le scale, due gradini per volta.
“A che ora arrivano le altre?” – chiesi senza salutare -.
Roberto rispose: “Tra mezz’ora, non dovrebbero tardare. ”
“E loro chi sono?” – ripresi indicando l’uomo e la bambina, non dissimulando un certo stupore -.
“Qualcuno che potrebbe aiutarci ad uscire dai guai…” – prese la parola Irene, in maniera risoluta -.
“E chi ci assicura che non si portano appresso la Polizia? Dopo aver visto oggi quanto lerciume ha invaso questa città non mi fido di nessuno.” Alzai il tono della voce, sensibilmente.
Irene mi guardò fisso negli occhi. Sapevo benissimo cosa stava per dire. Ed ero certo che mi avrebbe fatto sentire uno stupido per aver urlato contro i pochissimi che di me si erano sempre fidati, anche quando avrebbero fatto bene a dubitare delle mie discutibili scelte.
“Non cambierai mai. Se non ci ascolti e non prendi in considerazione le nostre ipotesi con chi altro potrai confrontarti? Siediti e apri bene le orecchie. Poi dicci cosa ci aspetta domani.” – disse in maniera perentoria, avvicinando poi alle labbra l’immancabile sigaretta.
Pochi minuti dopo anche Barbara e Giulia erano con noi. Eravamo sette. In sette avremmo dovuto provare a mettere in crisi un sistema che ci accusava di crimini tremendi. Eravamo sei in realtà, con l’aggiunta di una bimbetta alta un metro o poco più. I suoi riccioli, che coprivano in maniera uniforme testa e spalle, erano già appoggiati al cuscino dell’unico vero letto della stanza. Le auguravo i migliori sogni, sapendo che la nostra invece sarebbe stata una notte insonne, fatta di dubbi ricorrenti e idee confuse. Ci saremmo dovuti far trovare pronti al sorgere del sole.

“Là fuori è un disastro.” – iniziò Barbara – “Oggi per arrivare in ufficio sono stata fermata cinque volte…”
“Lo stesso io.” – aggiunse Giulia – “Hanno arrestato moltissime persone per interrogarle. I giornali sono pieni di articoli che confermano la vostra colpevolezza. Il cerchio si stringe.”
“Tra tre giorni io parto. Ho un volo che mi porta a Tel Aviv. Da lì mi muovo verso Gerusalemme.” – la interruppi, provando a dare massima solennità al mio annuncio – “Abbiamo settantadue ore per inventare qualcosa che porti a galla almeno parte di questa storia. Poi da Gerusalemme dovremo trovare il modo di proseguire il lavoro. Voi mi raggiungerete il più velocemente possibile. Curerò io il vostro viaggio.”
“Che significa?” – chiese Barbara – “Cosa hai visto oggi? E per quale motivo partiamo tutti per Gerusalemme?”
“Da qui sta partendo un’iniziativa che intende allargarsi ad una dimensione molto più ampia. Siamo un laboratorio utilizzato per una serie di esperimenti. L’uccisione dei barboni è solo uno degli aspetti di un piano più complesso.” – ripresi – “Il caos, le uccisioni non sono il fine ma lo strumento. Sono il primo passo. La fase successiva non mi è del tutto chiara. Sono coinvolte parti dell’amministrazione, ma anche associazioni e gruppi organizzati, buona parte della comunità. E’ l’ipotesi di una società che taglia i rami secchi, quelli che non producono nulla e fanno lievitare la spesa pubblica. Un disegno criminale, avvallato o forse addirittura progettato all’interno delle istituzioni cittadine.”
“Una razionalizzazione?” – provò a dire Roberto -.
“In un certo senso. Partendo da una riduzione indotta della popolazione.” – continuai – “Dobbiamo riuscire a dare un segnale eclatante, qualcosa che richiami l’attenzione di tutti. Vi ricordate le iniziative del Blocco Verde?”
Tutti annuirono, avendo ben chiaro a cosa facevo riferimento.
“Va utilizzata a nostro vantaggio l’attenzione che in questo momento c’è sull’argomento, spostandola dalle nostre facce. Non credo che chi sta a capo di questa organizzazione volesse troppa pubblicità, eppure oggi è sulle prime pagine di tutti i giornali. Cerchiamo un obiettivo simbolico da colpire, e facciamolo velocemente.”
Giulia da sempre era stata molto dubbiosa sulle pratiche della disobbedienza civile. Le definiva folkloristiche, di poca utilità per raggiungere obiettivi concreti. Aveva sempre espresso le sue perplessità, sottolineando come fosse necessario offrire risposte puntuali alle esigenze delle persone che cercavamo di aiutare.
Anche in questa occasione non si trattenne. “E una volta fatta quest’iniziativa?” – sentenziò -“Non sappiamo nemmeno se funzionerà. Non basterà a fermare chi continua ad ammazzare gente per strada. Ci esporrà maggiormente. Non mancano le incognite.”
Aveva ragione e ne eravamo tutti consapevoli. Sapevamo che dare visibilità alla nostra verità non sarebbe bastato. Chi ci avrebbe creduto? Era però un passaggio necessario. Nessuno avrebbe indagato sulle responsabilità del Governo nelle morti dei senzatetto. Nessuno sarebbe andato alla ricerca degli uomini vestiti di nero che materialmente portavano a termine le esecuzioni. Nessuno avrebbe cercato di chiarire le reti di connivenza che costituivano l’ossatura di quel progetto di morte.

Serviva un segnale per squarciare il velo che copriva i mandanti degli omicidi. Il centro sociale poteva essere il nostro obiettivo? Era giusto utilizzare quella che era stata la nostra casa per tanto tempo, lo spazio per cui tanto avevamo combattuto? Il giorno successivo, a mezzogiorno, sarebbe stato il momento giusto per la nostra prima mossa.
“Domani faremo una sorpresa a Davide. Mi consegnerò a lui, come vuole, ma non sarà una giornata tranquilla come immagina.” – sorrisi e guardai Yasser che sedeva in silenzio all’altro lato del tavolo – “Tu dovrai venire con me, stupiremo Davide e tutti quelli che saranno lì ad aspettarci.”
“Intanto noi faremo ordine nel materiale raccolto in queste settimane.” – disse Irene buttando sul tavolo alcuni faldoni di documenti – “Abbiamo abbastanza  documentazione per farci un’idea di chi è coinvolto e in che ruolo. Io, Barbara e Giulia lavoriamo su questo.”
“Roberto, tu da qui invece dovrai aiutarmi via internet e al telefono.” – ripresi – “Dovrà funzionare tutto alla perfezione…”

_____________________________________________________________

[Tempo: 6 gennaio, notte, ore 00.00 – 7.00]
[Luogo: città italiana, periferia, interno]
[Personaggi: A. (maschio, 30 anni, italiano), Irene (donna, 29 anni, italiana), Roberto (maschio, 35 anni, italiano), Giulia (donna, 32 anni, italiana), Barbara (donna, 35 anni, italiana),Yasser (maschio, 32 anni, marocchino)]

_____________________________________________________________

*Immagine di Pierre Lucas

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: