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Alexander Langer, 20 anni dopo

In Ponti di vista on febbraio 21, 2015 at 7:22 am

hqdefaultHo letto in questi giorni le notizie riguardo la prossima conclusione del percorso della Fondazione Alexander Langer. Ne approfitto per proporre alcune riflessioni. Alla Fondazione, e alle persone che la animano, mi lega un rapporto di amicizia profonda e un episodio che ha segnato la mia vita. Proprio a Srebrenica, durante un viaggio – all’ombra incrociata di un minareto e del campanile della chiesa ortodossa della città – ho incontrato e conosciuto Beatrice. Da quel giorno non ci siamo più separati e attendiamo oggi la nascita della nostra seconda figlia, anche lei – come sua sorella Petra – in buona parte conseguenza (felice) di quelle nostre divagazioni balcaniche al seguito degli amici di Adopt Srebrenica. E’ partendo da questa base di affetto che analizzo la decisione di interrompere, nel ventennale della scomparsa di Langer, le attività della Fondazione per privilegiare i progetti specifici legati alla costante presenza nei territori di Srebrenica e Tuzla. Esperienze di grande valore, non solo nel campo della cooperazione internazionale ma anche e soprattutto per la capacità (politica e culturale) di costruire ponti e di preservarne – giorno per giorno – l’agibilità. Un lavoro complesso e faticoso – in Bosnia così come in Alto Adige – che è la prosecuzione ideale del pensiero e della pratica langeriana. Ed è proprio attorno alla figura di Alexander Langer che credo si debba concentrare la nostra attenzione, molto più che sulla “proprietà” – privata o pubblica – dell’archivio a lui dedicato.

Il lascito di Langer dal punto di vista dell’elaborazione politica è cospicuo e variegato come pochi altri e stupisce accorgersi che pochi ne abbiano raccolto davvero l’insegnamento, riuscendo a farsi interpreti della sua ultima richiesta: “continuate in ciò che era giusto”. Questa quasi totale assenza di “eredi”, o almeno di attenti e curiosi lettori, è doppiamente incomprensibile nel momento in cui ci si addentra nei testi e subito se ne percepisce l’estrema attualità e la freschezza. Solo scorrere l’indice de “Il viaggiatore leggero” permette di comprendere l’ampiezza del campo d’interesse di un politico atipico e di un uomo amante della complessità e degli sguardi non convenzionali. Forse proprio queste ultime caratteristiche – oggi così rare – ne rendono difficile la rilettura, in un contesto che vive di un’esasperata tensione alla semplificazione e all’omologazione delle idee.
Le radici, la dimensione identitaria e quella sua meravigliosa interpretazione del termine “tradimento”. L’importanza dell’incontro con l’altro e di saperne fare tesoro. La questione regionale, la relazione con l’Italia (osservata da un territorio di confine) e lo sguardo profondo sull’Europa, sul Mediterraneo e sul mondo. L’esperienza ecologista, l’attenzione ai cambiamenti sociali e alle mille contraddizioni dell’esistenza umana. La necessità di abitare i conflitti per fare a meno delle guerre. Un’infinità di spunti e di riferimenti che ancora oggi possono aiutare a orientarsi, a formare pensiero, a suggerire soluzioni ai mille problemi che riempiono il nostro presente e rendono incerto il futuro.

A vent’anni dalla sua morte – in un tempo che ci propone guerre in ogni angolo del pianeta, diseguaglianze sociali come tratto comune delle nostre società, individualismo e incomunicabilità come malattie sempre più diffuse – rileggere la sua “Lettera a San Cristoforo” ci offre i contorni del cambio di paradigma  che oggi – ancor più che allora – ci viene proposto non nella forma di opportunità ma di scelta obbligata. “Bisogna riscoprire e praticare dei limiti: rallentare (i ritmi di crescita e di sviluppo), abbassare (i tassi di inquinamento, di produzione, di consumo), attenuare (la nostra pressione verso la biosfera, ogni forma di violenza). […] Difficile da accettare, difficile da fare, difficile persino a dirsi.” Lentius, profundius, soavius è il monito che Alexander Langer lanciò con largo anticipo senza riuscire a vederne la realizzazione. Siamo ancora in tempo – seppur in grave ritardo – per volgere lo sguardo e l’impegno verso questo obiettivo con rinnovata energia.

f.

*Testo pubblicato dal Corriere del Trentino, 21 febbraio 2015

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