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The new Periscope…

In Ponti di vista on aprile 6, 2015 at 11:13 pm

laurent chehereSiamo nel bel mezzo – non da oggi – di una fase di profonda trasformazione del mondo dell’informazione. I media tradizionali – che siano giornali o tv generalista – non se la passano bene. Oggi è la Rete (nel bene e nel male) a dettare i tempi del dibattito, o dello scontro, e a rappresentare lo spazio privilegiato dei ogni tipo di comunicazione. Nessuno ne può apparentemente fare a meno. Gli investimenti in ricerca e sviluppo di nuova tecnologia sono cospicui ad ogni latitudine, così come le opportunità che genera questa tempesta di innovazione che ci sta investendo. Non sono da meno i rischi connessi, così come avviene naturalmente ad ogni cambio d’epoca. Siamo certi di possedere la consapevolezza necessaria per affrontare tutto questo?

L’evoluzione degli strumenti a nostra disposizione viaggia a ritmi che rischiano di metterci seriamente in difficoltà. Da semplici fruitori di notizie e dati siamo diventati a tutti gli effetti produttori di contenuti, in ogni istante della nostra giornata. Dapprima come blogger (minoranza sufficientemente qualificata, ma comunque minoranza), poi partecipando a sempre più frequenti esperienze di citizen journalism, infine tramite le piattaforme social, vera e propria “liberalizzazione” dello spazio web. E’ innegabile lo stimolo che le (sempre) nuove tecnologie offrono alla crescita di un contesto privo di confini visibili, geografici e di contenuto. E’ altrettanto evidente che la “potenza” a nostra disposizione è talmente rilevante da poter ambire alla costituzione di un nuovo concetto di democrazia su scala planetaria (nella migliore delle ipotesi) o, al contrario, a contribuire alla distruzione della nostra stessa umanità.

In questi giorni non si fa che parlare della nuova app di broadcasting live per smartphone Periscope, da qualche giorno partner di Twitter. Con essa potremo in qualsiasi momento trasmettere – in diretta – le nostre produzioni video, come dentro un volontario e collettivo Truman Show. Niente di nuovo si dirà rispetto alla quantità di contenuti (foto, video, audio, dati) riguardanti la nostra intimità  che condividiamo quotidianamente, più o meno con il nostro consenso. Eppure un salto di qualità esiste e sta nella rappresentazione del tempo reale, della “vita in diretta”. Ci siamo appena dovuti confrontare – senza capirci troppo – con l’atrocità medioevale delle immagini che lo Stato Islamico ci propone grazie a montaggi video ipermoderni in stile hollywodiano. In queste ore le fotografie di un giudice turco tenuto in ostaggio da un gruppo terroristico e minacciato con una pistola fanno decidere al repressivo governo Erdogan di spegnere temporaneamente la “luce” sui social network, finché quelle immagini non siano state eliminate dalle bacheche. La tecnologia corre e si spinge su terreni sempre più estremi. Noi facciamo fatica a starle dietro. La diretta – chi fa comunicazione lo sa – è piena di insidie e serve molta più attenzione nel maneggiarla. La prima deve essere buona, non la si ripete. Ora, grazie a Periscope, ci possiamo cimentare nel raccontare ciò che vogliamo live, avendo nei nostri followers su Twitter i primi telespettatori, con l’ambizione (of course) di ampliare velocemente la nostra platea di visualizzatori. Potremo farne un uso politico, sociale e culturale rilevante producendo inchieste, documentando avvenimenti che altrimenti non verrebbero raccontati, condividendo conoscenze importanti, valorizzando la presenza sui territori di osservatori attenti, offrendo spazio ad opinioni marginali o perseguitate. Oppure potremo mettere in onda ciò che di più crudele e barbaro la nostra società è capace di produrre, ad esempio un omicidio, un attentato, uno stupro. Entrambe le scelte dipenderanno da un semplice click sulla tastiera di uno smartphone e dalla sensibilità (etica? morale? cos’altro?) di ognuno, da consultare nei pochi istanti che precedono l’accensione della telecamera. Prima dell’inizio della diretta. Un bel casino insomma, che contrappone la libertà agli eventuali confini da porre alla libertà stessa.

Non mi sento in grado di offrire un giudizio definitivo su questo tema dalle mille sfaccettature, ma ritengo importante ragionare attorno alle contraddizioni che mi sembra di scorgere in Periscope. A tutti consiglio comunque la visione della serie tv Black Mirror e in particolare della puntata “White Bear”, molto attinente al tema trattato in questo post. Qui sotto la trovate, ovviamente in streaming.

f.

*Immagine di Laurent Chehere (“McDo”)

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