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Meno fatti, più parole…

In Ponti di vista on maggio 15, 2015 at 10:50 pm

camuflageLe coincidenze non esistono. Il vecchio asilo di S.Martino (ribattezzato Assillo) è stato sgomberato. Era un’occupazione che non sentivo particolarmente affine, per differente sensibilità politica, culturale e umana. Credo che tutti – compresi gli occupanti – avessero chiara l’impossibilità di una mediazione (do you remember “l’abolizione del denaro”) e molti si aspettassero la fine di questa esperienza una volta scollinata la scadenza elettorale del 10 maggio. Di giorni dalla conferma del Sindaco Andretta ne sono passati solo un paio, con nel mezzo il titolo di un quotidiano locale dai toni tambureggianti: “Andreatta preme sull’acceleratore”. Varrebbe da chiedersi se sia stata verificata la rotta prima di imboccarla a tutta velocità. Ma attenzione ai particolari, che in questo caso fanno la differenza. Da parte del Questore è arrivata, immediata, la precisazione che la scelta di agire nei confronti dell’Assillo è da ritenersi esclusivamente tecnica e non ascrivibile ad una decisione politica. La Politica abdica quindi di fronte alle esigenze “gestionali” delle Forze dell’Ordine? Mah.

Durante la campagna elettorale appena conclusa ho avuto la sensazione che la Politica fosse la vera assente. Mi spiego. “Meno parole, più fatti” è lo slogan che – con varie declinazioni – meglio rappresenta gli ultimi due mesi del “dibattito” interno alla città di Trento. Era il messaggio forte del candidato Cia (niente sogni, mi raccomando…), dei suoi alleati della Lega Nord (quelli del pugno duro, nei confronti di tutto…) ma a ben vedere lo si poteva rintracciare dentro quasi tutti i programmi delle varie liste in corsa. Lo trovo assurdo e pericoloso. Bisognerebbe avere il coraggio di ribaltarlo, rivendicando il primato del pensiero, del ragionamento, dell’approfondimento. L’agire dovrebbe venire dopo, una volta descritta la visione, la prospettiva, la strategia. Nel momento in cui le cose non vanno così si vengono a creare situazioni spiacevoli. Il caso dell’Assillo ne è un chiaro esempio.

Allo sgombero non sono seguite – come sarebbe stato necessario, e per un certo verso ovvio – parole che definissero nello specifico quali saranno le prossime mosse dell’Amministrazione rispetto al tema della riqualificazione urbana e dell’uso alternativo dei numerosi spazi abbandonati presenti sul territorio cittadino. Non un accenno al Regolamento per l’amministrazione dei Beni Comuni proposto dalla Fondazione Labsus, e adottato dal Comune di Trento. Non un riferimento alla necessità di velocizzare la messa in pratica dell’Odg (presentato dal Consigliere rieletto Paolo Serra) riguardo al riutilizzo degli immobili pubblici in disuso, approvato dal Consiglio Comunale nei mesi scorsi. Non un richiamo al progetto MeetYoungCities, chiamato nei prossimi mesi a implementare la dimensione Smart City sulla città di Trento. L’unico intervento invece – di nuovo – è stato quello del Questore che invita i proprietari di immobili disabitati a metterli in sicurezza (traduzione: murarli o renderli inagibili) per evitare nuove occupazioni.

Il problema sta tutto qui. Al netto dello sgombero dell’Assillo (nel caso specifico temo non potesse finire diversamente, nel rispetto dei più classici clichè di azione/reazione) il vero tema è quello di trovare metodi condivisi di riutilizzo del patrimonio immobiliare presente in città, sia esso pubblico o privato, abitativo o commerciale, nuovo o da ristrutturare. Certo dal basso possono arrivare le giuste sollecitazione e interessanti esperienze autogestite – quelle indispensabili increspature di cui ho già parlato – ma queste poco possono se non trovano la disponibilità delle istituzioni ad essere interlocutori attenti, capaci di garantire spazi e opportunità a tutti coloro le sappiano e le vogliano cogliere. Serve – non è una novità – una Politica presente, competente, curiosa. Certo il primo passo di questa nuova legislatura non sembra andare proprio in questa direzione…

f.

*foto di Michael Nash (da Photographize)

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