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Perché non si riduca tutto a una questione di birrette…

In Ponti di vista on dicembre 18, 2015 at 7:32 am

engineering-1064005_1920Partiamo analizzando gli spazi. S.Maria Maggiore – dopo gli interventi di riqualificazione e la liberazione dalle auto – è una piazza bella, spaziosa, accogliente. La sua conformazione è scenografica. Sarà forse (anche) per questo che la chiesa che porta lo stesso nome e la domina su un lato fu scelta per ospitare la terza sessione del Concilio di Trento, tra il 1545 e il 1563. Il richiamo al  suo ruolo conciliare – come spazio di adunanza e confronto – potrebbe aiutare ad affrontare in maniera meno banale e rivendicativa le questioni collegate al tormentato presente del quartiere. Potrebbe farlo offrendo all’intera città, all’Amministrazione in testa, un’occasione per sfuggire all’avvitamento nel quale si sta cadendo. Non è da ieri che i temi della sicurezza e di quella che è definita “lotta al degrado” riempiono le pagine dei giornali e animano assemblee del Consiglio Comunale e chiacchiere da bar. L’ultimo capitolo racconta dell’ordinanza che vieta la vendita di alcolici dopo le 21 nella zona di via Pozzo e dintorni. Lo schema è quello di sempre. Al “coprifuoco” alcolico risponde la birrata di protesta. Ottusità amministrativa da un lato, indignazione senza troppa fantasia dall’altra. Due approcci che non mi convincono. E se provassimo invece a guardare oltre la bionda della discordia e ci concentrassimo davvero sulla città?

Trento ha una difficoltà evidente nell’orientare le politiche per l’uso dello spazio pubblico. Chi governa la città non sembra riuscire a costruire  un’ipotesi complessiva a riguardo, una mancanza che pesa come un macigno. Ad essere sinceri però neppure dal basso – da cittadini e cittadine – sembra arrivare quella che un tempo si sarebbe definita una visione, capace di andare oltre le legittime richieste di maggiore libertà e opportunità per la socializzazione. La questione ha però tratti di complessità che non vanno sottovalutati. Com’è oggi la città con cui dobbiamo fare i conti? Demografi e urbanisti nell’analizzare i contesti cittadini hanno da qualche tempo messo in dubbio la centralità della categoria dei residenti (vero Comitati?) per concentrare la propria attenzione su quelle più sfumate di abitanti, o addirittura utilizzatori, dello spazio pubblico. Due concetti, questi ultimi, che fanno riferimento a una maggiore flessibilità nel vivere un determinato luogo e alla temporaneità nella sua occupazione. Cambiano i tempi di vita, cambiano le forme e le intensità delle relazioni, cambiano le aspettative dei singoli e dei gruppi. Non esiste una sola comunità che riesca a tener dentro tutti. Su una piazza, una via o un parco entrano in contatto comunità spesso molto diverse tra loro. Il dialogo tra esse è ovviamente più difficile, non automatico. I conflitti non sempre vengono gestiti o almeno presi in considerazione, rimanendo spesso aperti e senza risposta.

Ecco perché piazza S.Maria Maggiore dovrebbe riscoprire la sua tradizione conciliare. Cento (o più) sedie a comporre un “parlamento” cittadino, non elettivo ma partecipativo. Tutti gli interessati chiamati a prendere parte alla discussione, mutuando l’esperienza delle adunanze caratteristiche delle Carte di Regola, strumento per la gestione del bene comune utilizzato nei territori montani. Con alcune precisazioni metodologiche, perché non si riproduca – anche per strada – l’insopportabile botta e risposta polemico che leggiamo sui quotidiani o dentro i social network.

Ecco le poche regole d’ingaggio. a) Il solo fatto di parlare (e ascoltare) è un obiettivo raggiunto. b) Bisogna mettere da parte ogni divisione tra “noi” e “loro”, evitare di schierarsi in tifoserie. c) Il gioco non sta nel segnalare di chi è la colpa. d) Il tema è la città, come renderla migliore e come gestire i suoi conflitti. e) Il passato non conta. Sono il presente e il futuro su cui possiamo agire. Vanno disegnati insieme. e) In tre minuti si possono tranquillamente dire tutte le cose interessante che si hanno in testa. f) Si lavora su proposte realizzabili e di cui ci si assume una parte di responsabilità.

*pubblicato su Corriere del Trentino, 18 dicembre 2015

f.

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