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Appunti di lettura | 7.

In Ponti di vista, Uncategorized on dicembre 30, 2015 at 8:45 am

sandy-831605_1920Appunti di fine anno. Letti di fretta – perché gli asili sono chiusi, la parentesi natalizia faticosa e troppi i chilometri al volante – ma condivisi perché interessanti spunti di riflessione su alcuni temi che ritengo importanti. Questa volta provo a raggrupparli sotto dei titoli che ne rappresentino un’ideale cornice.

*Spagna, territori e Europa.
Il voto in Spagna – al netto di tutte le analisi sui vincitori e gli sconfitti, che qui comunque troverete – non ci dice solo che è venuto meno il bipartitismo iberico, ma che (dopo i casi di Grecia, Francia e in parte Italia) il voto su scala nazionale soffre di grande volatilità. Sono in crisi i partiti tradizionali – non da oggi -, ne traggono vantaggio movimenti o forme di rappresentanze spurie che per semplicità (e pigrizia intellettuale) continuano a venir definite “antipolitiche”. E’ se il vero problema fosse la forma Stato e la sua fragilità dentro un contesto dove assumono grande centralità le comunità territoriali e le realtà sovranazionali?

Laura Cervi | Il caso catalano e la crisi politica in Europa | Eutopia

Steven Forti | Una nuova tappa per la Spagna | Micromega

*Politica e cambi di paradigma.
La politica non piace, anzi viene generalmente considerata nociva. Della sua debolezza si discute da tempo eppure – zoppicando – si trascina inseguendo le emergenze e faticando terribilmente a cambiare passo. Non sono sufficienti piccoli aggiustamenti, serve una radicale mutazione delle forme organizzative, dei tempi e dei linguaggi oltre al rifiuto del paradigma economico e culturale che ci ha accompagnato negli ultimi decenni. Un esempio concreto? Una rivoluzione ecologica – a rischio di apparire conservatori – che metta al centro del dibattito politico la definizione dei limiti della crescita, fino ad oggi non presi nemmeno in considerazione.

Remo Bodei | Democrazia. Una politica di contenuti

Marco Belpoliti | Accellerare per competere | DoppioZero

Luca De BiaseLo 0,7% che possiede il 45,2% della ricchezza del mondo |blog.debiase.com

George Manbiot | L’accordo sul clima di Parigi è pieno di promesse che si possono rimandare | The Guardian

Roberto Bonzi |Star Wars: il risveglio della forza o della Corazzata Potemkin? | Gli Stati Generali

*Lavoro?
I dubbi in relazione al lavoro che svolgo e quello che (quale?) vorrei per il mio futuro. La necessità di capire in che direzione si muove il mercato del lavoro e di come le comunità (come somma virtuosa di individui) dovrebbero farsi carico delle trasformazioni che ne condizionano la quotidiana esistenza. Un tema politico. IL tema politico.

Cristina Morini | Coworking e millenials, o delle rivoluzioni addomesticate | DoppioZero

EconopolyConnessi e infelici? L’economia digitale e il lavoro che cambia: da dove ripartire | Sole24Ore

 

 

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  1. Ritengo da tempo che la forma Stato, così come la conosciamo oggi: ovvero ad un livello di comunità “nazionale”, sia profondamente in crisi.
    Ce lo dicono molteplici fattori: la disgregazione di quelle comunità relativamente omogenee che hanno dato origine agli Stati (linguistiche, etniche…); la crisi del welfare; l’arrivo di “stranieri”; la formazione di enti sotto/sovra-nazionali….
    Dunque, personalmente credo che se vogliamo “salvare” la forma-Stato (o come la si voglia definire: una forma istituzionalizzata del vivere comune) sia sempre più essenziale pensare a trasporla su livelli differenti.

    Il tema si apre su tanti fronti: unioni/fusioni dei comuni; macro-aree europee; regioni; UE…. Credo dovremmo trovare il coraggio di immaginare una geografia istituzionale radicalmente diversa da quella cui siamo abituati fino ad ora.

    • Condivido tutto. Si fatica però a scorgere la ricerca radicale di cui giustamente parli…

      • Perché è il genere di ricerca che richiede lungimiranza e, con essa, sacrificio delle certezze presenti. Doti divenute particolaremente rare, specie in un momento storico nel quale (in politica) si è continuamente sottoposti a continui “referendum” o comunque alla ricerca di legittimazioni -in forma democratica, proprio perché le altre son venute meno- che minano i progetti a lungo termine.

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